#Convegno Gioia del Colle

Convegno ‘Coscienza Civica e Valori Legalmente Riconosciuti’

Convegno ‘Coscienza Civica E Valori Legalmente Riconosciuti’ organizzato dal Progetto di Vita in collaborazione con Tribunaliitaliani.it con il patrocinio della Città Metropolitana di Bari, del comune di Gioia del Colle (capofila), di Casamassima, di Sammichele di Bari e Romanzi Italiani.

Gioia del Colle, 18:30 in via Paolo Cassano,7 – EX Lum.

All’incontro sono intervenuti:

– GIOVANNI MASTRANGELO
Sindaco di Gioia del Colle (Ba)

– ADRIANA COLACICCO
Co – Fondatrice del Progetto di Vita – Encomiato dal Presidente della Repubblica Italiana e dal Presidente della Repubblica Francese – Collaborazione con Tribunaliitaliani.it

– GERARDO GATTI
Co – Fondatore del Progetto di Vita – Encomiato dal Presidente della Repubblica Italiana e dal Presidente della Repubblica Francese – Collaborazione con Tribunaliitaliani.it

– PAOLO DE CHIARA
Giornalista e scrittore – Premio Legalità 2019

– MARIA TERESA NOTARIANNI
Giornalista e Storyteller – Moderatrice dell’evento



Un convegno per intraprendere in tutte le regioni d’Italia un viaggio nella educazione alla legalità e alla responsabilità civile nata soprattutto nel periodo storico in cui si vive.

La lotta alle mafie riguarda ognuno di noi, riguarda la collettività, le istituzioni.

IL CORAGGIO DI DIRE NO a Martina Franca e Cisternino, Puglia

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Martina Franca, 9 marzo 2019
Con i favolosi ragazzi dell’Istituto Comprensivo ‘Chiarelli’.

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#leagarofalo#ragazzi#scuola#giovani

IL CORAGGIO DI DIRE NO… a Cisternino, 9 marzo 2019
Con i cittadini e con i ragazzi dell’Ist. Comprensivo di Cisternino.


#leagarofalo#ilcoraggiodidireno#ndranghetamontagnadimerda

“Per la Sacra Corona Unita sono un morto che cammina” #Lottallemafie (restoalsud.it)

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di Paolo De Chiara

“Sei un morto che cammina”, “Nessuna protezione ti salverà insieme a te e per quelle puttane di Brindisi Oggi per quella merda del tuo avvocato e per tuo padre per primo”. Queste sono alcune minacce indirizzate a Paride Margheriti, un ex assicuratore di Erchie (Brindisi), oggi presidente dell’Associazione Antiracket-Antimafia che dal 2013 opera attivamente nel brindisino, in Puglia. Dove è presente la Sacra Corona Unita, una delle mafie più sanguinarie e sottovalutate dell’intero panorama nazionale. Paride è, a tutti gli effetti, un testimone di giustizia, ma non sulla carta. Per la sua scelta di denunciare riceve continue minacce: proiettili, macchine incendiate, lettere anonime. Nel 2012 inizia la sua triste storia. Si presenta dai carabinieri per denunciare, per togliersi un grosso peso dalla coscienza. È vittima di racket e di usura da parte di appartenenti della criminalità organizzata di Mesagne e Manduria, in provincia di Brindisi. Le indagini delle forze dell’ordine portano all’arresto di due soggetti, oggi in stato di libertà. Ma non si dà per vinto. Mette insieme un gruppo di persone e comincia a diffondere sul territorio la sua Associazione antimafia: a Erchie, a Torre Santa Susanna, a Oria, a Villa Castelli, a Brindisi, a San Pancrazio Salentino (dove risiede stabilmente la figlia di Totò Riina, il capo dei capi di Cosa Nostra). Organizza eventi pubblici nei luoghi infestati dalla criminalità organizzata pugliese, invita persone impegnate a diffondere la cultura della legalità come Rita Borsellino e Marisa Garofalo, la sorella di Lea, presenta libri sul tema, incontra i ragazzi nelle scuole. Denuncia pubblicamente la mafia pugliese, i suoi affari e gli schifosi criminali. Risponde, insieme al legale dell’associazione Pasquale Fistetti e ai suoi compagni d’avventura, colpo su colpo alle continue intimidazioni. Sono vittima di minacce da parte di due clan appartenenti alla Sacra Corona Unita. La mia unica tutela è parlarne. La denuncia è stata la mia rinascita, dopo due anni in cui la mia dignità è stata calpestata dalla SCU”. Il 18 aprile scorso un nuovo ‘attestato’ di stima da parte dei criminali. “Erano le tre di notte – si legge nella denuncia rilasciata ai carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana -, mi trovavo nella camera da letto della mia abitazione, in una fase di dormiveglia, quando ad un tratto ho sentito un forte odore di bruciato. Accanto al portone del mio garage ignoti avevano appiccato il fuoco ad un contenitore di plastica della raccolta differenziata dei rifiuti”. Per Margheriti sono nuove minacce, riconducibili alla sua attività sul territorio. “Questa è l’ultima di una lunga serie – precisa –, che si va ad inserire nelle attività che stiamo conducendo. Sono due anni che ricevo continue attenzioni”.

Partiamo dal 2012, dalla prima denuncia.

“Avevo un’agenzia assicurativa, sono stato vittima di usura e di racket per due anni. Il 28 agosto del 2012 decido di denunciare i miei aguzzini”.

Perché dopo due anni?

“Inizialmente mi rivolgo ad una potenziale conoscenza per un prestito. Questo soggetto mi porta dritto dagli usurai, che non avevo mai conosciuto. Da un lato la vergogna, dall’altro la paura. Queste angherie sono diventate sempre più pressanti. Sono stato anche aggredito, in un agguato mi hanno rotto due costole”.

A quando risale l’aggressione?

“A fine giugno 2012. Due sono i soggetti che mi hanno lasciato a terra: Gianfranco Mezzola, l’usuraio, e Angelo Librato, un appartenente alla Sacra Corona Unita, cognato di Francesco Campana. Stiamo parlando di uno dei capi indiscussi della SCU mesagnese”.

Qual è l’episodio che fa scoccare la scintilla, che porterà alla denuncia?

Grazie ad uno sfogo con mio fratello, è lui che mi dice di andare immediatamente dalle forze dell’ordine per sporgere la denuncia. Con i carabinieri della compagnia di Francavilla Fontana parlo della mia esperienza e dei miei errori”.

Quali errori?

“Ho denunciato anche me stesso. Ho creato diversi ammanchi nelle casse della compagnia assicurativa e ho giostrato, sbagliando, i soldi dei miei clienti. Per cercare di risolvere la situazione. In merito a questi episodi ho già avuto tre assoluzioni”.

Che succede dopo la denuncia?

“Dobbiamo fare una precisazione: sono vittima di usura e di estorsione. Un giorno, armati di martelli e tirapugni, sono venuti a prendere la mia auto, ritrovata qualche tempo dopo dai carabinieri, che hanno accertato la validità delle mie dichiarazioni. Per accertare il reato di usura, invece, bisognava mettersi in gioco. Ho collaborato con i militari e ho incontrato i miei aguzzini munito di microfoni e microcamere. Devo ringraziare anche Tiziana Di Gaetani, all’epoca mia compagna, protagonista e testimone di questi incontri. Anche lei ha incontrato questi delinquenti, sventando una rapina nell’ufficio postale dove lavorava (a San Pancrazio Salentino, ndr), un’azione studiata a tavolino dai criminali per decurtare il debito che avevano calcolato. Invece della sua complicità hanno trovato i carabinieri ad attenderli. Grazie al materiale raccolto, il 1° ottobre del 2012, sono scattati gli arresti per i due soggetti (Gianfranco Mezzola e Angelo Librato, ndr)”.

Che vengono scarcerati dopo quindici giorni.

“La prima volta per un vizio di forma vengono liberati dal Riesame. Essendo stata contestata l’associazione mafiosa il caso viene trasferito alla DDA di Lecce. Vengono  nuovamente arrestati all’inizio di novembre dello stesso anno, ma liberati nuovamente dopo quindici giorni per un errore procedurale. Oggi questi soggetti sono a piede libero e continuano a fare il loro business”.

Quando iniziano le minacce?

“Nel luglio del 2013, dopo la morte di mia madre. Il 24 settembre bruciano, sotto la mia abitazione, prima la mia macchina e poi quella di Tiziana”.

Nello stesso anno nasce l’Associazione.

“Nasce dalla mia volontà e grazie alla presenza di amici, per creare un’antimafia sociale in questo territorio. Per troppo tempo il silenzio ha regnato, portando alla normalità certi atteggiamenti, portando la gente a staccarsi dal problema reale. Ci siamo messi insieme per smuovere le coscienze, per troppi anni, assopite. Oggi siamo più di cento associati, tutti insieme portiamo avanti questi temi sul territorio. Ci stiamo allargando anche nel tarantino e nel leccese”.

Paride Margheriti non è un testimone di giustizia?

“La giustizia ordinaria è andata avanti nei miei confronti e la sto affrontando. Paradossalmente, però, non c’è stato nemmeno un rinvio a giudizio nei confronti di questi criminali che ho denunciato, nonostante il materiale raccolto e le minacce ricevute. In diverse intercettazioni telefoniche i due soggetti arrestati parlano degli interessi pagati e di quelli ancora da pagare. Mi hanno anche chiesto di spacciare le sostanze stupefacenti nelle discoteche per il debito che pretendevano. Però siamo fiduciosi e in attesa dei rinvii a giudizio. Mi sento un testimone di giustizia, ho fatto il mio dovere fino in fondo. Tutti siamo dei testimoni di giustizia. Spero che ci sia anche una giusta tutela. Mettendo da parte il rapporto umano con i carabinieri e con il capitano Maggio, il grado di protezione è blando. Una macchina che passa fino a un certo orario sotto la mia abitazione”.

Nessun rinvio a giudizio, nessun programma di protezione e una blanda tutela da parte delle forze dell’ordine. Lei come spiega questa situazione?

Considerando gli interventi pubblici del Procuratore Capo della DDA di Lecce, Cataldo Motta, in cui mette spesso in evidenza l’assenza di denunce in questo territorio, specie di reati legati all’usura e al racket, che sono quasi pari a zero, spero che si tratti di un sovraccarico di lavoro. Ma voglio essere fiducioso. Credo nello Stato e nelle Istituzioni. È vero, esistono delle falle, ma voglio essere propositivo. Spero che si risolvano con l’ascolto e con lo stare accanto alle persone che hanno la forza e il coraggio di denunciare. È chiaro che la burocrazia è eccessiva e crea danni, ma non bisogna perdere la speranza”.

Cosa si aspetta dallo Stato?

Una risposta reale, noi lo stiamo dimostrando con i fatti. Ma dobbiamo essere costantemente supportati dagli uomini che rappresentano lo Stato. Personalmente ancora non ho fatto i conti con la mia situazione dal punto di vista psicologico. L’impegno mi porta ad andare avanti, probabilmente quando mi fermerò mi accorgerò di tutto quello che mi sta accadendo. Le difficoltà sono enormi, sul territorio è impossibile ripartire lavorativamente”.

Qual è stata la risposta del territorio?

“Non è un territorio facile, ma devo dire che con la presenza dell’Associazione qualcosa si sta muovendo. Una risposta che inizia a diventare positiva e questo mi fa ben sperare”.

da RESTOALSUD.IT

Paride Margheriti con Rita Borsellino
Paride Margheriti con Rita Borsellino

CULTURA DELLA LEGALITÀ…in Puglia, 6 e 7 marzo 2015

INSIEME SI PUÒ!!! Due giorni intensi, due giorni dedicati alla Cultura della Legalità, due giorni per raccontare Storie importanti, due giorni per urlare pubblicamente che le Schifose mafie sono una Montagna di Merda. GRAZIE DI CUORE… all’Associazione Antiracket e Antiusura, al presidente Paride Margheriti e a tutte le persone che ‘lavorano’ con passione intorno a questa necessaria realtà, all’avvocato Franco Fistetti, ai tantissimi studenti, ai docenti, ai presidi, ai rappresentanti della comunità, alle forze dell’ordine, alle colleghe di BrindisiOggi Lucia Portolano …A TUTTI!!! 

“A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca”, don Lorenzo Milani

 


DONNE & Mafia… a Brindisi, 7 marzo 2015



DONNE E MAFIA… per non dimenticare Lea GAROFALO, la fimmina ribelle che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta, Brindisi (7 marzo 2015)

























TESTIMONI DI GIUSTIZIA… a VILLA CASTELLI, Brindisi (6 marzo 2015)



VILLA CASTELLI, Brindisi (6 marzo 2015)… per non dimenticare Lea GAROFALO, la fimmina ribelle che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta













CULTURA DELLA LEGALITÀ… a ORIA (Brindisi), 6 marzo 2015



GRAZIE di CUORE ai Ragazzi, ai Docenti, alla Preside Giancarla Spagnolo, alla vice-preside Stefania Ignazzi del Liceo Scientifico ‘V. Lilla’ di Orio (Brindisi) e all’Associazione Antiracket e Antimafia ‘Paolo Borsellino’ di Oria per la bellissima iniziativa di questa mattina. Tra poche ore a Oria e Villa Castelli.

LA SCU È UNA MONTAGNA DI MERDA!!!



TESTIMONI DI GIUSTIZIA… in PUGLIA (Brindisi e Torre Santa Susanna), 12 dicembre 2014

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TESTIMONI di GIUSTIZIA

con i ragazzi favolosi dell’ITIS ‘Giorgi’ di Brindisi

Aula Magna Borsellino,

12 dicembre 2014

— presso ITT “Giorgi” – Brindisi.

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TDG… a Torre Santa Susanna (Brindisi)

12 dicembre 2014

— pressoTeatro Comunale T.S Susanna.

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manifesto completo

GRAZIE DI CUORE…

Siete Straordinari e Necessari. INSIEME SI PUÒ!!!

Le mafie sono una Montagna di Merda!

BRINDISI, TORRE SANTA SUSANNA (BR)

12 dicembre 2014

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“Ho paura, vogliono la mia morte”. Nuove minacce per il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto

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“Ho paura, vogliono la mia morte”

Nuove minacce per il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto   

di  | 29 agosto 2013 – da restoalsud.it 

“Aiutatemi, mi sento solo. La mia condanna è stata scritta, non riesco più a vivere a Bitonto. Mi seguono, mi minacciano, diversi esponenti delle forze dell’ordine mi hanno detto di lasciare questo posto. Ma dove vado?”. Si sente accerchiato e terribilmente solo il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto, il referente dell’Associazione “I cittadini contro le mafie e la corruzione” di Bitonto. Qualche giorno fa hanno danneggiato, in pieno giorno, la macchina che utilizzava, prestata da un amico. Ha ricevuto il conforto e il sostegno delle forze dell’ordine, del primo cittadino di Bitonto, Michele Abbaticchio, e del presidente nazionale dell’associazione Antonio Turri. Ma la situazione, per Gennaro, è peggiorata. “Mi seguono, mi hanno giurato vendetta. Mi trovo in una situazione delicatissima: da una parte il clan Vuolo di Castellamare, che cerca vendetta per le denunce precise e riscontrate sui lavori autostradali, dall’altra parte i ‘delinquenti’ di Bitonto”. Lo scorso 13 agosto avevamo raccolto le parole di Gennaro (“Io, testimone di giustizia, sono carne da macello…”): “Bitonto è terra di nessuno, abbandonata da tutti. Ne ho viste di situazioni particolari, ma qui è fuori dal normale. Continue sparatorie, droga, motociclette che viaggiano senza targa”. Era stato chiaro: “Sono carne da macello, sono un uomo morto. La mia sentenza è stata scritta. Ora iniziano i processi, sono l’unico testimone oculare”. Gennaro Ciliberto ha denunciato i lavori sulle autostrade, i pericoli causati da gente senza scrupoli, impegnata solo a fare soldi illegalmente. Mettendo in pericolo tante vite umane. “Sono anni che dico ai magistrati che bisogna controllare. Si fanno i lavori con delle compiacenze e non si fanno i collaudi. Un lavoro fatto male e preso in tempo può essere riparato”. Ma dopo le sue denunce non è successo niente. “Questi continuano a costruire, io continuo a denunciare. Fino a quando non avvengono i crolli e le Procure mi cercano. Loro cambiano ditte e continuano a costruire. Hanno una potenza impressionante, non è quella camorra di strada che spara. E’ una potente mafia che è entrata nel tessuto imprenditoriale, fatta di connivenze con alti ufficiali, politici, dirigenti”. Gennaro è tenace, dopo l’esperienza a Novara ritorna al Sud e si trasferisce a Bitonto (“terra di nessuno, abbandonata da tutti”). Continua la sua battaglia per la legalità. In Puglia è impegnato ‘nell’antimafia di strada’, collabora con le forze dell’ordine per cercare di contrastare questa gentaglia. “Mi hanno minacciato di morte, ho presentato regolare denuncia ai carabinieri della locale stazione. Mi stanno creando il deserto intorno, nessuno vuole salire più sulla mia macchina. Nemmeno i camerieri vogliono venire a lavorare da me”. Gennaro Ciliberto, a Bitonto, gestisce un’attività di ristorazione, “ma sta diventando tutto molto complicato. Mi sento solo. Ho paura”. Lo stesso concetto che ha spiegato ai carabinieri: “dopo il danneggiamento della macchina e dopo la manifestazione di sostegno denominata ‘Incapaci’ ho ricevuto forti pressioni da parte di diversi malavitosi. Mi bloccano per le strade in gruppi e la stessa cosa fanno quando sono in auto, mi seguono con le motociclette. Non ho mai forzato, ho sempre evitato lo scontro. L’altro giorno, un gruppo di giovani, mentre percorrevo a piedi le strade della città, ha urlato: ‘bravo, adesso ti daranno un’altra medaglia’. Uno di loro mi ha anche avvisato che verrà nel mio ristorante per mangiare gratis, perché a Bitonto lui non paga”. Gennaro fa nomi e cognomi: “L’altra mattina un noto personaggio del posto mi ha fermato e in terza persona mi ha detto: ‘dite al napoletano che io sono stato a Secondigliano e lui sa bene come funziona’. Le intimidazioni sembrano non finire mai. Il noto pregiudicato Gaetano Cozzella, dopo avermi fissato lungamente con lo sguardo, si è avvicinato e mi ha chiesto se avessi problemi. Non contento mi ha intimato di lasciare il più presto possibile Bitonto, perché gli ‘sbirri’ a loro non piacciono”. ‘Sbirro’, questo è il termine utilizzato per Gennaro, una persona onesta che ha deciso di mettere in pericolo la sua vita (e quella della sua famiglia) per compiere il proprio dovere. Oggi, Gennaro, ha paura per la sua incolumità: “mi hanno avvisato, la situazione sta diventando sempre più delicata, pericolosa. Cosa devo fare? Molti mi hanno consigliato di lasciare Bitonto. Perché devo scappare? Quel proverbio che recita “uomo avvisato mezzo salvato” oggi, purtroppo, mi torna in mente come un ritornello che non è certo sinonimo di tranquillità”. Ecco l’invito “a tutti gli uomini onesti” da parte de ‘I Cittadini contro le mafie e la corruzione – Circolo di Bitonto’: “Io non farò un solo passo indietro, non mi sento di abbandonare né di mollare, perché sarebbe una sconfitta di una intera comunità che in varie occasioni ha dovuto fermarsi, subire, e a volte anche pagando a caro prezzo questa ‘politica’ del terrore. Ormai gli schemi sono ben delineati e nulla più c’è da capire: i ‘nemici’ hanno un volto, dei nomi e dei cognomi, ed hanno palesemente esternato il loro netto contrasto affinché questa cultura della legalità possa affermarsi e positivamente contaminare più persone. Quando sei sul campo a lottare per i diritti e la cultura della legalità, quando non fai nulla di più che vedere e capire come e perché tutto questo possa accadere, quando cerchi di risvegliare le coscienze degli onesti dormienti, quando scrivi le verità e racconti la storia quotidiana, è proprio quando lo stai iniziando a fare che vogliono fermarti, e lo fanno nei modi che ben sanno fare, nel modo che hanno sempre usato e che meglio esprime la loro natura criminale. Si potrebbe semplicemente non vedere, non sentire e non parlare, ma questi atteggiamenti conniventi e omertosi certo non fanno parte di noi cittadini contro le mafie”.

da restoalsud.it

da ANTIMAFIA2000.COM 

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