FOSSE ARDEATINE #roma

24 marzo 1944, l’eccidio delle Fosse Ardeatine, 335 civili e militari italiani, furono trucidati a Roma dalle truppe nazifasciste

 #eccidio #fosseardeatine #roma #viarasella #schifosinazifascisti

VIA TASSO #pernondimenticare

schifosi #nazifascisti #roma
Il carcere di Via Tasso
Brano tratto e adattato dal volume “Via Tasso. Museo storico della liberazione di Roma” di Arrigo Paladini, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1994.

«Quando i romani che hanno vissuto i giorni dell’occupazione nazista sentono pronunciare il nome di «Via Tasso» non possono non ritornare con la mente e con il cuore a quel passato, ormai remoto, e non provare ancora una volta un senso di disagio e talvolta di paura.

Tutti, anche coloro che hanno trascorso quel buio periodo magari ai margini di ogni attività di lotta, nascosti o prudentemente isolati. «Via Tasso», era per tutti essenzialmente un simbolo, senza altre aggiunte che specificassero che cosa fosse, quale drammatico luogo di tortura e di morte rappresentasse. Il simbolo della più inaudita sofferenza, della più spietata sopraffazione; il luogo dove veniva calpestata ogni dignità umana, in nome della feroce violenza che solo la barbarie di un oppressore ormai vinto può esercitare.»
http://www.16ottobre1943.it/it/il-carcere-di-via-tasso.aspx

IL CORAGGIO DI DIRE NO a CHIUSA SCLAFANI, Palermo, 16 maggio 2017

chiusa sclafani manifesto metà.jpg

La storia di Lea Garofalo, la fimmina che sfidò la Schifosa ‘ndrangheta

CHIUSA SCLAFANI, Palermo

… con i favolosi ragazzi dell’Ist. ‘Reina’, Chiusa Sclafani, Palermo, 16 maggio 2017
#leagarofalo #ilcoraggiodidireNo #ndranghetamontagnadimerda

 

SIAMO TUTTI NINO DI MATTEO, Roma 14 novembre 2015

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RESISTENZA!!!

FUORI LE MAFIE DALLO STATO!

#‎conDiMatteo‬ ‪#‎rompiamoilsilenzio‬ ‪#‎agenderosse‬‪#‎agendaRossa‬ ‪#‎PaoloBorsellino‬ ‪#‎SalvatoreBorsellino‬ ‪#‎mettercilafaccia‬‪#‎mafieMontagnadiMerda‬ ‪#‎insiemesipuò‬

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#25aprile RESISTENZA A ROMA: da via Rasella alle Fosse Ardeatine

 
 Lo avrai

camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.

Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.

Ma soltanto col silenzio del torturati
più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.

Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA

Piero Calamandrei 

 
   

  

da PANORAMA.IT, ‘Testimoni di giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie’

Il giornalista Paolo De Chiara racconta nel suo saggio le vite esemplari e difficili di quei cittadini che hanno deciso di denunciare

tdg perrone

 

       

di Andrea Bressa

Lea Garofalo, Maria Concetta Cacciola, Rocco Mangiardi, Luigi Coppola, Valeria Grasso, Carmelina Prisco. Sono solo alcuni nomi di semplici cittadini che a un certo punto della loro vita hanno voluto testimoniare contro la mafia o la ‘ndangheta o la camorra. Non sono pentiti, o meglio, non sono collaboratori di giustizia. Sono testimoni di giustizia. Individui che hanno sentito il dovere civico e morale di rivendicare la propria onestà e combattere le prevaricazioni criminali con la sola arma a disposizione: la denuncia.

Con il saggio Testimoni di giustizia. Uomini e donne che hanno sfidato le mafie (Giulio Perrone Editore), il giornalista Paolo De Chiara prova a far conoscere meglio queste figure e le loro scelte, i motivi che li hanno spinti a fare un passo così semplice quanto pericoloso, e lo stato dell’arte nella legislazione che li riguarda, ancora da perfezionare. Molti sono infatti ancora gli ostacoli che i testimoni di giustizia sono costretti ad affrontare, buona parte dei quali arrivano proprio dalle istituzioni, da uno Stato che è apparso e appare talvolta poco attento.

Legalmente la figura di “testimone di giustizia” è stata introdotta nel 2001, sia per consentire una più precisa giurisdizione, sia per realizzare una distinzione rispetto al pentito di mafia. I primi sono cittadini liberi che scelgono in piena autonomia di denunciare. I secondi invece sono ex appartenenti ad associazioni criminali, colpevoli di reati anche molto gravi, che hanno stipulato una sorta di “contratto” con lo Stato: informazioni in cambio di benefici, come riduzioni di pena, protezione e sostegno economico.

De Chiara ci racconta alcune storie di testimoni di giustizia attraverso gli atti processuali, intercettazioni e interviste, restituendo in modo efficace la difficile situazione di queste persone e del ruolo fondamentale che rivestono sia come armi contro la criminalità, sia come esempio di comportamento per la società civile.

L’autore classe ’79, originario di Isernia, collabora con il quotidiano online nazionale Resto al Sud ed è impegnato, tra le altre cose, nella diffusione della cultura della legalità nelle scuole. Ha all’attivo un altro libro, Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta, pubblicato nel 2012 da Falco Editore.

                 © Riproduzione Riservata
                da Panorama.it, 27 novembre 2014

 

 

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da Panorama.it

TDG Panorama.it, 27nov2014