’DAL GOVERNO SCELTE IDEOLOGICHE’

Parla Lorenzo Zoppoli, ordinario alla Federico II di Napoli

’DAL GOVERNO SCELTE IDEOLOGICHE’

Sulla riforma del lavoro: “limitarsi a riformare l’articolo 18 rende più facile il licenziamento, ma non a ricollocare i lavoratori”.

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Mi sembra una riforma che il Governo ha messo in agenda perché doveva dare una risposta alle istituzioni finanziarie dell’Europa, quelle che fanno la politica economica dell’Europa, non perché fosse necessario dal punto di vista normativo, costituzionale, legislativo ma perché in qualche modo l’eredità, anche del precedente Governo, lo costringeva ad affrontare questa riforma del mercato del lavoro. Si è presentata con un’impostazione che poteva essere molto ambiziosa, una flexicurity italiana”. Abbiamo affrontato la riforma del mercato del lavoro, presentata dal Governo Monti, con il professore Lorenzo Zoppoli, ordinario di diritto del lavoro della Federico II di Napoli. “La mia impressione – ha tenuto a precisare il docente – è che si tratta di misure di non grande respiro per quanto riguarda gli aspetti degli ammortizzatori sociali, del sostegno al reddito e tipologie contrattuali. Quella parte non contiene grandissime novità, sono piccoli aggiustamenti anche apprezzabili. Però niente che trasformi profondamente il sistema italiano”.

Per il professore Sergio Magrini, docente di diritto del lavoro alla Luiss è una ‘riforma all’acqua di rose’. Lei condivide?

Si, condivido molto. E’ una riforma che introduce degli elementi di razionalizzazione della cassa integrazione guadagni, ma più che altro andando a tamponare delle patologie gravi che erano emerse negli ultimi anni e che si sapeva che dovevano essere bloccate. Per quanto riguarda gli strumenti in sostegno al reddito poca roba: non c’è il reddito di cittadinanza, si da il sostegno ai disoccupati espulsi per un periodo minimo. Sotto i 54 anni si parla addirittura di un anno, sopra i 54 di diciotto mesi. Insomma roba che serve a poco.

In un suo recente intervento ha scritto: “non mi sembra necessario modificare l’articolo 18 Statuto dei Lavoratori per avere un mercato più adatto alla mobilità dei lavoratori o al rapido inserimento degli inoccupati”. Come giudica l’intervento del Governo su questo articolo sempre al centro di polemiche?

Se questa è una riforma grossa è perché si son presi l’enorme responsabilità che è quella di far saltare una norma chiave del diritto del lavoro e sindacale italiano, nell’ipotesi che far saltare questa norma-chiave serva a rendere più dinamico il mercato del lavoro. Io non sono affatto d’accordo.

A cosa serve questo intervento?

Serve a rendere più facile licenziare, non c’è ombra di dubbio. Il mercato del lavoro per essere più dinamico deve essere un mercato tale per cui c’è necessità di snellire un’impresa, con dei percorsi per recuperare i lavoratori ancora in grado di dare la loro attività. Limitarsi a riformare l’articolo 18 rende più facile il licenziamento, ma non serve affatto a ricollocare i lavoratori. Anzi ci saranno più licenziamenti, quindi sarà più difficile gestire le transizioni da un posto di lavoro a un altro con salvaguardia di energie, professionalità e continuità del reddito. Non mi pare un provvedimento che rende migliore il nostro mercato del lavoro.

La riforma sembra simile a quella fatta in Spagna.

Certamente è nella stessa lunghezza d’onda, la logica ispiratrice è quella. Le Istituzioni dell’economia mondiale propinano questa ricetta, che bisogna flessibilizzare in uscita i rapporti di lavoro. La logica è uguale. In Italia siamo passati da un sistema di tutela reale,reintegratorio che non era affatto generalizzato, a un altro puramente indennitario, con un indennizzo neanche troppo alto.

Lei scrive: “la riforma degli ammortizzatori sociali è cruciale”. L’hanno ascoltata? Ci sono i soldi per questa riforma?

Il Ministro ha parlato di ’paccate’ di miliardi, in maniera un po’ rozza, ma comunque anche lei sa che ci vogliono vari miliardi. Mi pare che sul tappeto ne siano stati messi molto meno di quello che sarebbe necessario. Siccome non si possono alzare le tasse, soprattutto ungoverno liberista non può alzare le tasse, i soldi alla fine li devono cacciare le imprese, che hanno molto mugugnato. E non è facile tirar soldi da quelle parti.

Il ministro Fornero ha dato lo stop alla cattiva flessibilità. Con questa riforma si riduce davvero?

Ci saranno anche ottime intenzioni, non voglio sostenere che il Ministro non si renda conto di cosa stanno facendo. Però le modifiche che fanno ai rapporti di lavoro flessibili sono modifiche limitate. Certamente costeranno un po’ di più i contratti a termine, i lavori a progetto, esporrà di più a rischio di un’azione legale il riconoscimento di una vera e propria subordinazione, le partite iva diventano più complicate. Certamente queste cose qui le fanno, però io non credo che questo tenga lontano le imprese che hanno bisogno di rapporti flessibili. Sulle statistiche mondiali risulterà che il nostro mercato del lavoro è meno precario, perché vengono stipulati meno contratti a termine o meno co.co.pro.. Però, in realtà, i rapporti a tempo indeterminato senza tutela in uscita sono rapporti in cui il lavoratore è alla mercé dell’impresa, che se ne può liberare con estrema facilità .

Come giudica lo sciopero generale indetto dalla Cgil?

Mi pare consequenziale alla valutazione complessiva che ha fatto alla fine la Cgil. Il ‘vulnus’all’articolo 18 è molto grave nel sistema di diritto italiano sindacale e del lavoro. E’ chiaro che un sindacato farà di tutto per cercare di tornare in gioco. Lo strumento che ha in un Paese ancora democratico, libero e pluralista è lo sciopero. Capisco la decisione della Cgil, ma non credo che sia determinante. E’ importante capire questo Parlamento che tipo di rappresentanza riconoscerà al mondo del lavoro.

Per il suo collega Magrini, riferendosi al Governo dei tecnici: “l’impressione è che abbiano imparato benissimo a fare politica e quindi a fare tanto fumo”. Lei condivide?

Fino all’altro ieri, forse, potevo anche condividerla, mi pare che questo che stanno facendo con l’articolo 18 non è fumo. Un po’ di arrosto c’è.

Come giudica, nel complesso, l’operato del Governo presieduto da Monti?

Le ultime decisioni, mi pare, non siano tanto riconducibili ad un approccio tecnico. Mi pare che siano espressione della visione ideologica, politica realizzata con una determinazione che altri Governi non avrebbero adottato. Questo rimane un Governo tecnico, nel senso che si sente più svincolato da obblighi di consenso popolare, di equilibrio elettorale. In questo è tecnico, ma le scelte che sta facendo mi sembrano scelte di carattere molto politico ed ideologico.

da L’Indro.it di giovedì 22 Marzo 2012, ore 17:19

http://www.lindro.it/Dal-governo-scelte-ideologiche,7471#.T3XmO2FmLwk

Lavoro, “una riforma all’acqua di rose”

In questi giorni il tavolo tra Ministro e parti sociali

Lavoro, “una riforma all’acqua di rose”

Parla Sergio Magrini, docente di diritto del lavoro alla Luiss: “la montagna partorirà un mezzo topolino”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

La riforma del lavoro: è il tema caldo del Governo Monti. Entro fine mese il Ministro Elsa Fornero vuole approdare all’approvazione del pacchetto. Ma quali sono le proposte messe sul tavolo dal Governo?

Il riordino dei contratti.

Con la riforma i contratti a termine costeranno di più (aliquota dell’1.4%) e le imprese, per convenienza, potrebbero ricorrere all’apprendistato. Una forma contrattuale che verrà potenziata e incentivata. Su questi contratti le aziende per i primi tre anni pagheranno minimi contributi, non sempre previsti. Il lavoratore riceverà una formazione e non potrà essere licenziato se non per giustificato motivo. Al termine dei tre anni l’azienda deciderà se convertire il contratto (rendendolo a tempo indeterminato) o se concludere il rapporto.

Gli ammortizzatori sociali.

Nei giorni scorsi si erano registrate le prese di posizione dei sindacati. Per la leader della Cgil, Susanna Camusso “è un passo indietro, perché si traduce nel breve periodo, durante la crisi, in una riduzione della copertura”. Sulle risorse è intervenuta la Fornero: “non sono in grado di dirvi dove le troveremo, il Governo si impegna a cercarle al di fuori dei capitoli di spesa sociale”. Ma qual è il nuovo modello? Resta la cassa integrazione ordinaria nella forma attuale. La stessa cosa vale per la cassa integrazione straordinaria, che non potrà più essere concessa in caso di chiusura dell’azienda ma solo in caso di ristrutturazioni aziendali.

L’assicurazione sociale.

Andrà a sostituire, secondo il Ministro del Lavoro, tutte le indennità. Si applica a tutti i dipendenti (privati e pubblici) con contratto a tempo determinato. L’anno di partenza è il 2015 e sarà concessa a chi avrà due anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane lavorative. La durata oscilla tra gli 8 e i 12 mesi per tutti i lavoratori e potrà arrivare ai 18 mesi per i lavoratori disoccupati oltre i 58 anni di età. L’importo massimo dovrebbe essere di circa 1.119 euro al mese, con un taglio del 15% dopo sei mesi e di un altro 15% dopo il secondo semestre. L’aliquota contributiva sarà dell’1,3%, salirà al 2,7% per i lavoratori precari. Potrà ritornare all’1.3% se il lavoratore viene stabilizzato.

Articolo 18, Statuto dei Lavoratori.

Dovrebbe restare solo per i licenziamenti discriminatori. Nei casi di licenziamenti per motivi economici e disciplinari è previsto un indennizzo economico. E qui dovrebbe subentrare il modello tedesco, dove è previsto un tetto pari a 18 mesi di retribuzione. Per la Cgil l’articolo 18 non deve subire modifiche di nessun genere, mentre la Cisl pensa di eliminare la tutela per “motivi disciplinari”.

Il Parere: secondo Sergio Magrini, professore di diritto del Lavoro alla Luiss “è una riforma molto, molto all’acqua di rose. La montagna partorirà un mezzo topolino e speriamo non sia deforme. Il professore è partito dall’articolo 18: “è molto difficile dare un giudizio perché non si capisce bene neanche il testo quale sarà. L’impressione è che possa, eventualmente, essere parzialmente sostituito solo per alcuni rapporti, solo per alcuni licenziamenti”.

Che ci dice del riordino dei contratti?

Da quello che si capisce sarà fatto pochissimo.Ci sarà, a quanto pare, l’eliminazione dell’associazione in partecipazione che la giurisprudenza spesso riteneva di lavoro subordinato mascherato. Era già una forma ad alto rischio e non è che cambi molto. Per il contratto a termine c’è questo appesantimento economico del quale, secondo me, non si sentiva il bisogno. Già il contratto a termine è un istituto che in Italia è sconsigliabile, salvo che per le sostituzioni dei lavoratori assenti con diritto alla conservazione del posto come le donne in gravidanza, malati, eccetera. Ma se in questi casi c’è una qualche certezza di stabilità del rapporto, negli altri casi è ad altissimo rischio. C’è una clausola generale, la cosiddetta ‘clausolona’, che per ragioni tecnico-organizzative-produttive dà luogo a incertezze giurisprudenziali e dà larghissimo spazio ai giudici per dichiarare nulli i contratti a termine. Non si sentiva proprio il bisogno di questa ulteriore stretta. Vogliono davvero che si assuma a termine indeterminato quando bisogna sostituire una lavoratrice in gravidanza? Siamo alla follia.

Invece sugli ammortizzatori sociali?

L’idea è quella di sostituire, se non ho capito male e sarebbe un’idea saggia: far scomparire la cassa integrazione guadagni straordinaria che era diventata una forma di assistenza a pioggia, invece che una forma di previdenza.

Di fronte alle richieste delle parti sociali si è registrato un ripensamento del Ministro Fornero. Il ricorso alla cassa integrazione straordinaria è limitato alle aziende che si devono ristrutturare e che non sono destinate alla chiusura.

Infatti, perché l’idea è quella di ricondurla sui binari fisiologici, di una forma di previdenza per una temporanea difficoltà dell’impresa, non di assistenza. Questa è un’idea saggia. Sull’altro piatto della bilancia c’è un’indennità di disoccupazione seria, che dovrebbe essere generalizzata. Ma su questo punto sento che i sindacati strillano…

Lei si sta riferendo all’assicurazione sociale?

Si, ma c’è un piccolo problema di come trovano i soldi. Quel modello va bene in Danimarca. Mi sembra strano che in un periodo come questo improvvisamente escano fuori i soldi.

Ma nel complesso, come vede le proposte messe sul tavolo dal Governo?

La mia impressione è che la montagna partorirà un mezzo topolino e speriamo non sia deforme. Come spesso è già successo con il precedente Governo. Questi ora dovrebbero essere tecnici, però si va sempre più peggiorando quanto a tecnica normativa, chiarezza, semplicità. L’impressione è che abbiano imparato benissimo a fare politica, e quindi a fare tanto fumo.

da L’Indro.it di martedì 13 Marzo 2012, ore 19:55

http://lindro.it/RIFORMA-DEL-LAVORO-ALL-ACQUA-DI,7244#.T2hljXmMi70

’SANTI’ PATRONATI

La riforma 152 che ne ampliava le funzioni compie dieci anni

’SANTI’ PATRONATI

Un corpo intermedio di servizio e un punto di riferimento per il welfare

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I Patronati hanno contribuito in questi anni ad avvicinare milioni di cittadini, lavoratori e pensionati, alle istituzioni preposte alla gestione dello stato sociale, e quindi alla democrazia. E il loro ruolo sarà sempre più determinante in futuro, soprattutto alla luce dei bisogni sociali emergenti dall’acutizzarsi della crisi economica, che aumenta disagi e domande di tutela”. In questo modo il vicepresidente del patronato Acli, FabrizioBenvignati, è intervenuto in occasione del decennale della legge di riforma 152 del 2001.

La norma che ha permesso di ampliare le funzioni, confermando i compiti e affidandone di nuovi. Una legge che ha ‘rivoluzionato’ l’attività dei patronati. L’anniversario è stato celebrato questa mattina dalle quattro sigle (Cepa, Cipas, Cipla, Copas) con una manifestazione organizzata al Cnel. Per una riflessione sulle sfide future. Per il presidente del raggruppamento Cipla, Leo Fiorito: “sono stati dieci anni che hanno modificato la nostra vita, hanno cambiato le persone, le famiglie, i lavoratori. Tutti, in questi anni, sono impegnati nella ricerca di nuovi equilibri. Questo decennale è di fondamentale importanza e i patronati, come corpo intermedio di servizio, devono offrirsi alla riflessione. Il sistema dei patronati sarà all’altezza del suo compito se guarderà per tempo e interverrà rispetto alle modificazioni in campo, se riuscirà a guardare alla rete di orientamento sociale e a definire e posizionare al centro beni e servizi di pubblica utilità, per dei bisogni che continuano ad investire salute, famiglia, immigrazione, nuove forme di società”.

All’incontro, che ha visto per la prima volta insieme i quattro raggruppamenti sindacali, ha preso parte anche il consigliere del Cnel Bosco: “il patronato costituisce dal 1947 un punto di riferimento e un partner sociale per tutti coloro che hanno diritto a prestazioni del nostro welfare e bisogno di una assistenza a misura di persona”. Per il presidente dell’Inca-Cgil,Morena Piccinini: “abbiamo bisogno di allargare il nostro ambito di azione verso grandi terreni, come quello della previdenza complementare e dei rapporti con la pubblica amministrazione a livello locale. La funzione nuova del patronato è proprio questa: rivolgersi alla persona per l’insieme dei diritti di cittadinanza, da quelli previdenziali alla tutela della salute sul luogo di lavoro, alla gestione del rapporto verso i lavoratori immigrati”.

I patronati nascono con l’esperienza del mutuo soccorso, sino ad arrivare al sostegno per i soggetti più in difficoltà. La legge del 2001, che “detta i principi e le norme per la costituzione, il riconoscimento e la valorizzazione degli istituti di patronato e di assistenza sociale quali persone giuridiche di diritto privato che svolgono un servizio di pubblica utilità”, ha permesso ai patronati di attivare le convenzioni con i soggetti istituzionali.

Per collaborare con strutture pubbliche e private e per coprire le richieste e i bisogni sociali. Ma quali sono le funzioni dei patronati? Basta sfogliare la legge del 2001: “Gli istituti dipatronato e di assistenza sociale esercitano l’attività di informazione, di assistenza e di tutela, anche con poteri di rappresentanza, a favore dei lavoratori dipendenti e autonomi, dei pensionati, dei singoli cittadini italiani, stranieri e apolidi presenti nel territorio dello Stato, per il conseguimento in Italia e all’estero delle prestazioni di qualsiasi genere in materia di sicurezza sociale, di immigrazione e emigrazione”.

L’attività del patronato è sottoposta al controllo del Ministero del Lavoro che rileva, annualmente, la quantità e la qualità dell’operato di ciascuno. 11 milioni e 400mila pratiche lavorate nel 2010, 22mila uffici e recapiti aperti al pubblico sei giorni a settimana, 6 milioni e 900mila ore di servizio offerte ai cittadini in un anno. Questi i numeri dei patronati in Italia, resi noti questa mattina nel corso dell’appuntamento a Roma. Secondo l’Istituto Ispo di Milano tra la popolazione italiana il servizio più conosciuto tra i cittadini è quello riferito alle pensioni (78%), per gli assegni familiari (74%) e per l’indennità di disoccupazione (71%).

Per la ricerca, realizzata tramite interviste telefoniche, con il sistema CATI, (su un campione di 1007 individui) nove italiani su dieci (il 93%) affermano di averne sentito parlare. Il 47% afferma di saper indicare ed indica una sigla di patronato (mentre il 46% dice di non essere in grado di citare alcun nome specifico di patronato). Il 39% manifesta un’ottima o discreta conoscenza dei patronati. Il 44% degli intervistati sostiene di essersi rivolti ad un patronato, mentre il 28% dichiara che potrebbe farlo in futuro. Un’esperienza di oltre sessant’anni di attività di assistenza e di tutela per i cittadini e i migranti che “dalla pubblica amministrazione esigono i loro diritti previdenziali e assistenziali, secondo la legislazione vigente”.

Quali sfide attendono il patronato? Che peso ha in questo particolare momento? Lo abbiamo chiesto al professor Mario Napoli, docente di diritto del lavoro e direttore del Dipartimento di Diritto privato e pubblico dell’economia dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Milano. “E’ una norma molto positiva, innovativa e interessante. Lo Stato pensa alla protezione dei cittadini. Una grande occasione di presenza sociale per le persone. L’impianto è esatto. Ne parlo positivamente, anche se è costosa per le tasche dello Stato. Ma è necessaria”. Il vicedirettore della Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza Sociale non ha dubbi: “non si mettono in discussione i diritti acquisiti nel corso del tempo. In questa drammatica situazione, almeno, si lasciano le forme di tutela. Quando c’è incertezza e instabilità tra i cittadini meglio non mettere in discussione certi diritti fondamentali”. Ma qual è la situazione del mercato del lavoro in Italia? Secondo lo studio Cgil-Ires e i dati che verranno presentati domani dalla Cgil nel corso di una conferenza stampa, in tre anni di governo sono stati bruciati quasi un milione di posti di lavoro. Il mercato del lavoro italiano è stato caratterizzato da profondi mutamenti economici e sociali. Le debolezze dell’economia italiana si sono rivelate grazie alla crisi economica mondiale. La crisi ha peggiorato la situazione e ha inciso anche sull’andamento dei contratti interinali e atipici.

da lindro.it di martedì 15 Novembre 2011

http://www.lindro.it/Santi-Patronati,4452#.TuY_grKXvq4