Sanità in Molise: sulle barricate il medico che difende il sistema pubblico

Parla Lucio Pastore, Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia, rinviato a giudizio per abbandono di paziente: “È per me un’accusa offensiva”.

ISERNIACornuto e mazziato. Ecco la frase adatta per descrivere la situazione che sta vivendo in questi ultimi giorni l’attuale direttore dell’Unità operativa semplice del pronto soccorso dell’ospedale “Veneziale” di Isernia. Lui si chiama Lucio Pastore, è conosciuto per le sue battaglie in difesa della sanità pubblica. Ma le sue lotte non spuntano all’improvviso, da un giorno all’altro, come quelle di qualche “fungo” che, di tanto in tanto, cavalca l’onda per una piccola e misera passerella personale. L’impegno di Pastore è decennale. Non si è mai tirato indietro, ha sempre difeso le sue idee. Ha sempre combattuto il sistema clientelare della sanità pubblica molisana. Sono passati gli sGovernatori, da Iorio a Frattura fino all’ultimo inconsistente Toma, ma lui ha sempre mostrato, con coerenza, il suo punto di vista. Senza peli sulla lingua.

Era il 2011, nove anni fa. Davanti al pronto soccorso di Isernia i medici protestano, lamentano la drammatica situazione. All’epoca Pastore era il responsabile facente funzioni della struttura pentra. «Abbiamo indetto lo stato di agitazione, non avendo avuto risposte alle nostre richieste, per segnalare anche all’opinione pubblica la problematica del servizio». L’8 febbraio dello stesso anno in una lettera, inviata al Prefetto di Isernia, scrivevano: «il nostro servizio è intasato per la presenza di pazienti da ricoverare che non hanno allocazione possibile per mancanza di posti letto disponibili nel nostro Ospedale ed in quelli vicini. Abbiamo difficoltà a visitare i pazienti che si rivolgono alla nostra struttura per mancanza di spazi disponibili». Dopo nove anni nulla è cambiato. Anzi sì, Pastore è stato rinviato a giudizio per abbandono di paziente. Deceduto a seguito di un collasso cardiocircolatorio. La prima udienza si terrà il prossimo 17 aprile 2020.

«Era prevedibile – spiega il medico -, in quanto da tempo noi andavamo denunciando all’azienda, prima di tutto, la difficoltà di gestire una situazione con carenza di personale e con carenza di posti letto. In pratica, per scelte aziendali, abbiamo avuto una riduzione di personale medico di 4 unità nello spazio degli ultimi anni. Questa riduzione si è avuta per cessione a privati convenzionati dei posti letto. Noi non abbiamo dove poter inserire, dove poter ricoverare i pazienti. Capita che in alcune situazioni c’è un flusso tale di pazienti, per cui questa struttura è completamente intasata».

Una paziente di 77 anni ha perso la vita all’interno dei locali del pronto soccorso. Cosa accadde quel 27 gennaio del 2017?

«Quel giorno c’è stata una “tempesta perfetta”ۚ».

Cosa intende?

«Sono montato verso le 14:00 in ospedale e ho trovato tutto il pronto soccorso strapieno di pazienti, fra cui c’erano due persone, di cui una intubata e un’altra in coma, c’erano ischemie cerebrali,  c’erano pazienti con fratture, c’erano delle situazioni di aritmie pericolose. Una marea di gente e, tra queste, c’era anche questa paziente che aveva questa sua patologia. Il collega della mattina aveva prescritto degli esami. È giusto ricordare che in quel momento eravamo due medici, due infermieri e un solo portantino. Questo portantino che doveva mobilitare completamente tutta questa gente e tutti gli esami del pronto soccorso. Immaginate: trenta, quaranta persone che devono essere spostate da questo portantino. In questa situazione la paziente è deceduta. Il sottoscritto l’aveva pure visitata e aveva prescritto alcune terapie, però è subentrato il decesso».

I familiari ritengono che sia stata abbandonata…

«Noi chiediamo, invece, di comprendere perché le denunce sempre fatte all’azienda di carenza di personale, del rischio connesso a questa situazione. La stessa cosa l’abbiamo fatta alla Prefettura, siamo andati dal prefetto e abbiamo denunciato una situazione che poteva diventare rischiosa. Poi con il procuratore Albano, andammo a presentare la gravità della situazione in cui ci trovavamo ad operare. Improvvisamente succede questo e chi ha denunziato sempre un problema strutturale, organizzativo di carenza viene accusato di abbandono. Per me è un’accusa offensiva. L’ultimo dei miei pensieri è abbandonare un paziente, essere accusato di aver abbandonato un paziente sembra quasi che sia una macchia, che mi dà molto fastidio. Non credo che potrò mai mantenere una simile accusa e sono disposto ad arrivare sino in fondo, anche alla Corte Europea, se dovesse essere necessario».

Chi ha risposto alle vostre denunce?

«Nessuno. Non c’è stata alcuna risposta. Il Prefetto interessò l’azienda dopo che noi passammo, però solo chiacchiere. È diminuito il personale, i posti letto mancavano e non è successo niente. Il Procuratore Albano ci disse che lui, in assenza di un reato, non poteva intervenire come Procura…»

Adesso c’è il reato…

«Il reato l’ho fatto io, possono perseguire me. Ora andiamo a vedere cosa ha determinato questo mio eventuale reato. Dobbiamo capire cosa sta succedendo. Mi sento tranquillo, non ho commesso questo reato. Non ho mai abbandonato nessuno, mi sembra un a vicenda abbastanza kafkiana. Voglio vedere, arrivati a questo punto, chi risponderà di queste carenze strutturali».

Le vostre segnalazioni sono decennali. Da tantissimi anni protestate sulle criticità, mai risolte.

«Sono tantissimi anni e c’è una documentazione infinita. Le ho fatte io queste segnalazioni, ma le hanno fatto anche i precedenti primari. Ognuno di noi ha sempre messo in evidenza la problematica strutturale. Accanto a questa problematica, legata al personale e alla mancanza dei posti letto, ci sta una problematica strutturale interna. Noi abbiamo un pronto soccorso diviso in tanti loculi, quindi con una difficoltà di gestione. Una cosa è tenere una camera unica, con pareti mobili in cui è più facile gestire anche con poco personale e una cosa è avere tanti locali separati in muratura in cui gli infermieri devono correre da un luogo all’altro. Poi c’è un altro problema.»

Sarebbe?

«L’informatizzazione. Noi perdiamo più del 50% del nostro tempo, che dovremmo dedicare all’assistenza, a digitare i dati sul computer. Questa è un’altra cosa drammatica che si vive. E in questo contesto io avrei abbandonato qualcuno».

Le vostre segnalazioni sono state accompagnate dalle numerose proteste pubbliche. Molti cittadini molisani sono scesi in piazza in difesa della sanità pubblica. La protesta popolare è rientrata?

«C’è stato un completo disinteresse».

Dovuto a cosa?

«Perché gli interessi verso la privatizzazione del sistema erano talmente forti, per cui nessuna forza politica ha mai voluto impegnarsi a raccogliere le istanze della gente. A Isernia, negli ultimi anni, abbiamo fatto due grandi manifestazioni. Poi c’è stata la manifestazione enorme di Campobasso e il rifiuto da parte dei politici di voler dare una qualsiasi risposta».

Perché?

«Perché gli interessi economici verso la privatizzazione sono talmente predominanti per cui deve diventare secondario qualsiasi aspirazione della gente».

E i Comitati che fine hanno fatto?

«La problematica dei Comitati va ad impattare contro una politica che non recepisce. E non recependo, la politica, quello che è il passaggio a livello istituzionale, a livello della struttura decisionale di quelle che sono le istanze viene annullato. Quindi è un’assenza di politica, in senso trasversale, nella capacità di recepire una volontà di fermare il degrado di sistema».

Il nodo, quindi, è politico?

«Sicuramente è politico. Il problema è di una volontà politica che vuole spostare verso la privatizzazione. Vuole privatizzare…».

Vuole o ha già iniziato questa privatizzazione?

«Già lo ha fatto in gran parte. Il 43% dei fondi e il 40% dei posti letto sono stati spostati verso i privati convenzionati. Parecchi di questi posti vengono utilizzati per un’utenza extraregionale, per cui i nostri pazienti sono qui buttati nel pronto soccorso sulle barelle, anche per giorni. Noi non sappiamo dove poterli ricoverare. Mentre con quei posti letto si accetta un’utenza extraregionale, da cui si ricava un profitto».

E dove finisce questo profitto?

«Questo profitto non va alla Regione, ma va a quelle strutture private che hanno avuto la cessione da parte della Regione di quei posti letto.

Si perde due volte. Giusto?  

«Perdiamo posti letto per i nostri pazienti e perdiamo un guadagno, perché questo va essenzialmente a quelle strutture private».

Quale potrebbe essere una soluzione per invertire la tendenza?

«Come il disastro è politico, la soluzione può essere solo politica. Ci vuole una inversione di tendenza politica, una volontà nel riequilibrare il rapporto pubblico-privato. Bisogna arrivare a non dare più del 15% del fondo sanitario regionale ai privati e non più del 20% dei posti letto ai privati, in maniera tale da recuperare mezzi e fondi per poter gestire una sanità decente. Se non si parte da qui, anche il secondo problema tremendo che noi abbiamo, ovvero la gestione clientelare della sanità, non si riesce ad affrontare».

Quali problematiche comporta questo tipo di gestione?

«Anche questa gestione clientelare comporta delle disfunzioni, ma in questo momento le disfunzioni sono aggravate dalla mancanza di mezzi e di risorse per far funzionare il pubblico».

Abbiamo detto che il problema è politico. Ma le classi dirigenti che si sono susseguite nel corso degli anni sono state scelte dai cittadini elettori. La gente ha compreso nel profondo la gravità di questa situazione? O, nella cabina elettorale, continua a scegliere alla cieca?

«Esiste un corto circuito nella dimensione politica, specialmente nel sud, in genere, e nel Molise, in particolare. Questo corto circuito nasce dal fatto che l’economia qui ha cominciato a svilupparsi nel dopoguerra con un patto. In pratica arrivavano soldi da Roma, tramite la politica. E la politica distribuiva secondo esigenze clientelari e questo creava una certa ricchezza, una certa circolazione, una certa economia. Nel momento in cui questo flusso di soldi si è notevolmente ridotto, quella che era la capacità di gestione clientelare del territorio non ha retto più. Però la mentalità della gente è rimasta sempre legata alla necessità di avere un referente per le proprie esigenze. Un referente clientelare. Non si riesce a cogliere che questa situazione è cambiata e dovrebbe cambiare anche l’atteggiamento. In assenza di questi fondi non c’è più alcuna risposta, il territorio sta morendo. Sta morendo in sanità, sta morendo sul lavoro, sta morendo come ambiente. La gente va via perché non ha più niente da fare qui e, quindi, la politica che è assente è legata anche a questa incapacità di una popolazione di passare da un modello strettamente clientelare a un modello in cui bisogna cominciare ad avere una progettualità reale sul territorio».         

Qual è il futuro della sanità pubblica in Molise?

«Se le cose continuano così noi avremo che tutto sarà riassorbito a livello delle strutture private di riferimento. I 600 milioni di euro che arrivano nella nostra Regione saranno appannaggio solo dei soggetti privati che interferiranno con il privato convenzionato. Questo processo di privatizzazione avviene in tutta Italia, ma in Molise esiste proprio una sperimentazione di come passare da un sistema pubblico ad un sistema privato. La fine di questo sistema sarà l’introduzione della seconda gamba, rappresentata dalle assicurazioni. Una medicina differenziata in rapporto al reddito».

È il sistema sanitario americano?

«Un sistema americano graduale, ma ci stiamo arrivando».    

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/sanita-in-molise-sulle-barricate-il-medico-che-difende-la-sanita-pubblica

“Gli ospedali molisani stanno chiudendo”/ L’INTERVISTA a Lucio Pastore

Pronto Soccorso Is

“La situazione dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia è quella che si può tranquillamente evidenziare dalle scelte della politica regionale. Ma non solo, perché abbiamo proprio una tendenza nazionale”. Abbiamo avvicinato il medico Lucio Pastore, già direttore del pronto soccorso di Isernia. Estromesso da questo incarico per il suo attivo impegno nella tutela della sanità pubblica. “Dopo tanti anni e avendo molti più titoli professionali, il fatto che sia stato destituito non risponde alle regole attuali, però vedremo cosa dirà il Tribunale”. Lo stesso Pastore nei mesi scorsi ha subìto una sospensione di tre giorni e anche su questo provvedimento pende un ricorso. “Sia perché venga abolito e sia per il risarcimento dei danni, che chiederò. Una sospensione perché ho semplicemente fatto un appunto su un articolo e in un mio post, ripreso dai giornali, spiegavo cosa stava succedendo nella sanità molisana. Ed invitavo, se proprio si voleva privatizzare, a dare la gestione di questa struttura privata ad Emergency, perché pure essendo una struttura privata comunque il suo fine è realmente sociale e non di lucro. E questo ha provocato la sospensione”.

Lucio Pastore
Lucio Pastore

Con Pastore, che non ha disdegnano di ipotizzare un suo diretto impegno in politica, (“Cercheremo anche un impegno se sarà possibile”), abbiamo voluto affrontare le problematiche del sistema sanitario regionale. E siamo partiti dall’Ospedale di Isernia, “una struttura in decadenza”. Ma è la Sanità pubblica che non funziona? C’è un disegno per non farla funzionare? Meglio la sanità privata? Chi cura e chi pensa ai malati? “Abbiamo visto che il sistema sta depotenziando le strutture pubbliche per spostare fondi e posti letto alle strutture private. In questa ottica succede che la potenzialità degli ospedali tende sempre di più a diminuire, noi stiamo vivendo esattamente questo; la gente continua ad arrivare qui perché le strutture private non hanno pronto soccorso e, quindi, si possono scegliere i pazienti. Noi dobbiamo dare risposte a tutti i pazienti, però le dobbiamo dare con una quantità di personale che è nettamente inferiore rispetto a quella di alcuni mesi o alcuni anni fa, con un aumento dei flussi”.
A cosa è dovuto questo aumento?
“Avendo chiuso due strutture come Venafro e Larino, e la stessa Agnone è in dismissione, automaticamente tende ad aumentare il flusso. Aumenta il flusso e diminuisce il personale, diminuiscono i posti letto, perché sono stati ceduti ai privati e noi ci troviamo, nello specifico con il pronto soccorso intasato”.
Il problema riguarda solo il pronto soccorso?
Gli altri reparti hanno una sofferenza, non soltanto in posti letto, ma anche con il personale, quindi con una tendenza a una decadenza generale della struttura”.
Cosa significa ‘decadenza generale della struttura’?
Significa che la capacità di risposta che io ho per i pazienti è nettamente inferiore e, infatti, abbiamo pazienti che stazionano in pronto soccorso sulle barelle anche per cinque, sei, sette giorni. Ma non perché noi abbiamo una degenza ma perché non abbiamo alcuna possibilità di sistemarli. Abbiamo che i servizi sono del tutto rallentati, perché essendo scarsi i mezzi che hanno a disposizione ed essendo scarso il personale, si rallenta quello che è la capacità di risposta. Abbiamo i tempi d’attesa che si allungano all’infinito per quanto riguarda la possibilità di ricoveri ordinari o per quanto riguarda le prestazioni che dobbiamo dare ai pazienti. Non è un caso che tende ad aumentare la spesa privata”.
Tutto ciò cosa comporta?
“Oltre a cedere ai privati gli spazi che ne utilizzano per fare profitto, perchè questi spazi ceduti sono utilizzati da alcune strutture per far venire utenti da fuori Regione, quindi con una mobilità attiva, il cui vantaggio non è della Regione, ma di quei soggetti che utilizzano quei posti letto, per fare questo si sottraggono spazi a quei pazienti che hanno bisogno di altro e che si trovano nella nostra Regione. Di conseguenza le disfunzioni si possono vedere tranquillamente, osservando i pronto soccorsi, andando a vedere quali sono i tempi delle liste d’attesa e qual è la spesa media dei pazienti che tende, a livello privato, ad aumentare per cercare di avere delle risposte. A tutto questo bisogna aggiungere che alcuni pazienti non si curano più perché non hanno le possibilità economiche per farlo”.
Queste disfunzioni e queste problematiche sono attuali? 
“Si stanno evidenziando ora, ma la scelta politica è una scelta antica. La volontà di spostare quello che è il flusso di denaro che dal fondo sanitario nazionale va al fondo regionale e che dal regionale dovrebbe essere diviso sul territorio è sempre più spostato sulle strutture private. Ci sta un disegno preordinato di privatizzazione del sistema che deve portare da una parte al defunzionamento delle strutture pubbliche, i cui effetti si stanno vedendo adesso, dall’altra ad aumentare quella che è la spesa anche per i privati, che oltre a lucrare su questo fondo, creano delle condizioni di bisogno indotto e questo bisogno indotto tenderà a fare aumentare la spesa dei singoli pazienti”.
È ciò che sta avvenendo?
Non è un caso, abbiamo il dato macro italiano, la spesa attualmente privata in Italia è di 36 miliardi di euro, dodici milioni di cittadini rinunziano alle cure perché non sono in condizione di seguire quelle che sono le indicazioni terapeutiche, di conseguenza questo è l’effetto della privatizzazione che si sta avendo su tutto il territorio nazionale e che in Molise viviamo come una Regione sperimentale. È tutta la Regione che viene in maniera chiara privatizzata, si tende alla privatizzazione”.
Una scelta chiara caduta sul Molise? È una scelta chiara. Da noi si è determinato nel tempo un privato che è stato sempre più forte per scelte politiche, sia un privato convenzionale che non convenzionale, e la politica ha cercato di deviare sempre di più su questi i flussi di denari regionali. Di conseguenza le strutture pubbliche funzionano sempre peggio”.
Di queste disfunzioni i dirigenti della sanità pubblica ne sono a conoscenza?
Queste sono scelte regionali, scelte politiche. Non c’è una differenza, l’espressione amministrativa e l’espressione politica non ha un’indipendenza, quindi, devono rispondere al potere politico di quelle che sono le scelte che fanno”.
Che fine farà l’Ospedale di Isernia?
“Se continua così la storia, probabilmente, ci sarà una dismissione completa delle strutture pubbliche molisane”.
Una dismissione completa?
Si, nello spazio di sei o sette anni ci sarà la completa dismissione o residuale per delle situazioni marginali e sociali, ma nella sostanza il tutto sarà bloccato per i privati. Questa è la via italiana alla privatizzazione della sanità”.
Cosa accade presso l’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia?
“In questo ospedale vediamo gli effetti di tutto questo, mancanza di personale, difficoltà nel poter allocare i pazienti, che stazionano per parecchio tempo nei pronto soccorsi, sono tutti pazienti che mediamente hanno un’attesa di cinque, sei, sette giorni perché noi non sappiamo dove poterli allocare, i tempi di risposte che sono ritardati perché non c’è nessun ausiliario…”.
Meglio chiuderlo?
Questa è la volontà. Prima di tutto dovremmo fare le elezioni e quindi ci sarà un po’ di tam tam per i voti e non si chiuderà per questo, ma se queste elezioni vanno nella direzione che dicono gruppi di potere che hanno interessi economici rivolti alla gestione della regione Molise, se questi gruppi antichi di potere si riapproprieranno della Regione le politiche non cambieranno, cambierà soltanto qualche figura come maquillage. Se ci dovesse essere una risposta di tipo diverso, complessiva, quindi un’offerta diversa o qualcosa di diverso questo andrà in una direzione diversa”.
È possibile ancora invertire la rotta?
“In questa fase siamo in una politica liquida, di balcanizzazione. La vecchia struttura di potere si divide in tante piccole aree per occupare tutti gli spazi e per poi riunirsi nella fase post elettorale. Ecco l’operazione che stanno facendo. I fermenti di rottura ci sono, ma non c’è un contenitore capace di creare il substrato per una risposta di tipo diverso. Se questo dovesse uscire fuori allora ci sarebbe la speranza per questo territorio, in assenza di questo contenitore nuovo che dia effettivamente un taglio completamente diverso dalle linee politiche e programmatiche questa Regione è destinata a …”.
Perché lei parla di fase liquida?
“Non c’è niente di definitivo, l’unica cosa che manca è la capacità di fare sintesi di tutte queste forze che sono enormi. Dopo le elezioni si potrebbe avere un’accelerazione dei processi. Ci sono 600 milioni di euro legati alla sanità, su questi 600 milioni di euro agiscono le strutture pubbliche e le private convenzionate. C’è un sistema di vasi comunicanti, i soldi o vanno alle strutture pubbliche o vanno ai privati convenzionati. Di conseguenza, questi privati convenzionati per funzionare devono fare in modo che il pubblico non funzioni. Meno funziona il pubblico e più soldi arrivano lì”.
A cosa hanno portato i Comitati, le manifestazioni, le proteste in difesa della sanità pubblica?
“Innanzitutto ci troviamo in una fase molto avanzata di conoscenza del problema, del fenomeno e di presa di coscienza. Abbiamo inquadrato il problema”.
Qual è il problema?
“Il rapporto pubblico privato e la privatizzazione, questa stessa analisi fatta da noi si sta diffondendo in tutta Italia, perché il fenomeno si espande in tutta Italia. La stessa regione Toscana o Emilia, che rappresentavano il top nella dimensione del funzionamento delle strutture pubbliche, anche loro vanno incontro alla privatizzazione”.
E molti altri Comitati continuano la loro battaglia nelle varie regioni d’Italia. 
“Noi abbiamo contatti con tutti questi Comitati, con cui si sta cercando di fare un coordinamento nazionale, in quanto è una scelta di politica nazionale di privatizzare il sistema. Dagli ultimi trattati che stanno facendo a livello internazionale, i cosiddetti trattati per il libero mercato, uno di questi riguarda proprio i servizi. Si è calcolato che dalla privatizzazione dei sistemi sanitari a livello mondiale si dovrebbe ricavare un giro di affari di 6mila miliardi di dollari. Noi ci troviamo su questa scia. Cioè si sta realizzando un progetto neo liberista di privatizzazione di uno dei migliori sistemi pubblici al mondo. Lo si sta distruggendo perché da questa situazione bisogna ricavarne un profitto e le merci di questo profitto sono i malati e le malattie. Questa è l’ottica con cui in Italia si è fatta la via per la privatizzazione del sistema sanitario, utilizzando come cavallo di troia le strutture private convenzionate. Non sappiamo effettivamente se la direzione sarà verso l’autodistruzione, legata al capitalismo oppure si prenderà un’altra strada”.
Gramsci diceva: “La mia intelligenza è pessimista, la mia volontà è ottimista”. La sua intelligenza e la sua volontà come sono?
“La mia intelligenza tendenzialmente è pessimista, però vedo che sta succedendo a livello globale un tentativo di modificare quello che era un assetto culturale che fino a poco tempo era dominante, fino a poco tempo fa ‘precario è bello’, ‘bisogna essere artefici di se stessi per quanto riguarda il destino’, adesso comincia a cambiare. I primi segnali importanti in Europa si sono avuti in Inghilterra. Forse, sempre per rifarci a Gramsci, probabilmente sta per diventare egemone un’altra idea e questa può essere foriera di altre strade, quindi da un punto di vista della intelligenza, della razionalità bisogna essere moderatamente ottimisti.
Nella risposta manca la volontà, anche se si comincia ad intravedere qualcosa. Magari un prossimo impegno diretto, Lei che dice?
“La volontà è ottimista. Le forme di protesta continueranno fino a quando ci sarà la possibilità o lo spazio per vedere di cambiare direzione. Cercheremo anche un impegno se sarà possibile, se ci saranno le condizioni…
Che condizioni?
Se ci sarà un progetto ed un contenitore alternativo si potrà prendere in considerazione anche un impegno diretto, perché è lì che bisogna andare ad agire per cambiare la realtà”.

Pronto Soccorso,2 Is

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