Parla Italo Testa: «In Molise esiste una cultura mafiosa»

L’INTERVISTA al Presidente del Forum per la Sanità pubblica in Molise: «Per colpa del debito sanitario stanno morendo i molisani». Il giudizio sulla politica è netto: «Toma è politicamente incapace. È stato messo lì ad arte perché avrebbe dovuto sistemare i bilanci. La responsabilità dei cittadini è altissima perché fanno le scelte elettorali. Però oggi non hanno alternative. Bisogna lavorare sui molisani perché si riprendano in mano il potere, non votino più in questo modo. Si dovranno cercare delle alternative.» Sui furbetti del vaccino: «È una furberia classica italiana che serve per mantenere nel modo più becero una clientela. Il clientelismo che sta nella mentalità degli italiani e dei molisani.»

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

«Non intendiamo partecipare perché non condividiamo l’origine. Noi siamo al fianco delle famiglie di coloro che hanno perso la vita per i quali ci siamo offerti presso gli avvocati di partecipare a qualsiasi azione legale che essi intendano portare avanti». Comincia così la nostra conversazione con il dottor Testa, presidente del Forum per la difesa della sanità pubblica in Molise. Siamo partiti proprio con la protesta in programma domani davanti alla sede del consiglio regionale per raccogliere il punto di vista di un uomo che da tanti anni combatte sul fronte sanitario. «Questo modo di procedere, “andiamo a fare caciara” per cacciare questi consiglieri regionali, è una cosa stupida». Per quale motivo? «Sono stati eletti e il governo non li può rimuovere e loro non si muovono. Tutto quello che stanno facendo sono operazioni interne che riguardano le posizioni di ognuno all’interno del consiglio e i desideri di ognuno di avere visibilità. Lo dimostra il fatto che l’azione che era stata portata avanti di sfiduciare Toma. Nessuno di questi signori vuole andare a casa. Non lo faranno mai».

E lo hanno dimostrato con la crisi della scorsa settimana, subito rientrata. Non si era mai visto che un consigliere, dopo aver firmato la sfiducia al presidente della giunta, accettasse di diventare assessore. Uno stretto collaboratore di quel presidente appena “sfiduciato”. Un’azione fulminea, durata pochi minuti. «Non vogliono perdere due anni di stipendio.»

Quindi fare “caciara” non serve a niente? «Serve a distrarre da quelli che sono i veri problemi che attanagliano la sanità molisana. Il problema che va affrontato oggi è il debito della sanità in Molise».

Sono 14 anni che si parla di debito pubblico. Sono cambiati diversi sGovernatori (Di Stasi, Iorio, Frattura, ora Toma) ma questa spada di Damocle pende da decenni sulla testa dei molisani. I consiglieri no, quelle belle facce sono sempre presenti in quell’aula. Al massimo hanno cambiato il colore della giacca.

Ma cosa comporta questo debito? «A causa del debito sanitario del Molise sta morendo la gente molisana». Perché? «In nome del debito sanitario è stata distrutta la sanità pubblica, privilegiando quella privata accreditata. È stato depauperato di personale tutto quello che è la sanità pubblica. Nel piano Frattura erano previsti due letti di malattie infettive, in tutto il Molise, nell’ospedale di Campobasso. Adesso i letti sono diventati ottanta e il personale è rimasto lo stesso».

E cosa significa? «Che la gente non può essere assistita. Non ci può essere una assistenza adeguata». Ma tutto questo accade per incapacità politica? «A questa condizione di mancanza di personale si è aggiunta una incapacità politica di porre un rimedio a questo fatto costruendo un ospedale Covid unico, con adeguato personale in previsione della seconda pandemia. Cosa che non si è voluto fare perché questo significava andare verso una sanità pubblica.»

Anche i commissari governativi hanno fallito la loro missione? «L’ultimo che è venuto (Giustini, nda), che ha fallito, non è stato messo in condizione di lavorare. Ma è stato l’unico a scoprire che i soldi che noi versavamo, come aumento dell’Irpef a causa del debito che dovevano essere messi sul fondo sanitario, sono stati utilizzati, per anni, per altre cose. E ha capito che se non si esce dal debito sanitario non si torna alla normalità. Il commissario avrà sempre il compito di tagliare. E siccome la politica molisana è gestita in un determinato modo i fondi vanno sempre in quella direzione. E per togliere il debito sanitario serve l’intervento dello Stato, come è stata fatto con la legge per la Calabria. Il governo e tutti i partiti che stanno al governo hanno una tendenza verso il liberismo, anche in medicina. Tutto quello che sta succedendo è legato al fatto che è stata smantellata la sanità pubblica».

In che modo? «Prima riducendo i finanziamenti poi smantellando il pubblico per avvantaggiare il privato. E oggi ci troviamo in questa situazione». Un dato impressionante, in questa situazione drammatica, accomuna il Molise con la Lombardia. «In percentuale nelle due regioni, la più grande e la più piccola, ci sono state le maggiori privatizzazioni. E abbiamo la maggiore mortalità.»

Il quadro non è affatto dei migliori: la politica è gestita in un determinato modo, la dirigenza sanitaria è legata alla politica fallimentare, il governo ha una tendenza verso la privatizzazione e i commissari, rappresentanti del governo, hanno fallito. Come se ne esce da questa situazione? «Innanzitutto abolendo il debito sanitario, così il Molise può progettare la sua sanità non con il commissario ma con tutto il consiglio regionale. Tutti i molisani dovrebbero chiedere al governo con forza di fare una legge ad hoc per abolire il debito sanitario.»

Ma in tutta questa situazione che tipo di responsabilità hanno i molisani? Anche perché questa scadente classe dirigente è stata scelta dai cittadini attraverso il voto. «La responsabilità dei cittadini è altissima perché fanno le scelte elettorali che poi ci portano a questo. Però oggi non hanno alternative. Bisogna lavorare sui molisani perché si riprendano in mano il potere, non votino più in questo modo. Si dovranno cercare delle alternative. Due sono i punti su cui lavorare.»

Iniziamo dal primo. «Togliere il debito sanitario. E su questa linea, noi come Forum, eravamo riusciti ad organizzare una convergenza di tutti quei comitati che erano sorti in difesa del proprio ospedale senza porsi il problema di quale fosse il vero danno. Questo fronte, che parla del debito sanitario, non è stato ripreso da nessuno dei partiti e dei movimenti che sta facendo la battaglia.»

E il secondo punto? «Una volta che i molisani sono tornati titolari della loro sanità è doveroso convincerli che la soluzione del liberismo è fallimentare. Come è fallimentare la presenza dei poteri forti.»

I fronti impegnati sul problema della sanità sono diversi. Comitati, associazioni, presidi, capipopolo non rendono unitaria la lotta per raggiungere gli obiettivi. Ognuno va per la sua strada. È possibile vincere una battaglia se i fronti sono divisi? «La battaglia diventa difficile se non si ha la chiarezza di quali sono i problemi. Se non si va all’origine del problema è tutto inutile. Mentre eravamo riusciti a coagulare tutti i comitati c’è stata la rottura del fronte». Perché è stato rotto il fronte? «Sta venendo fuori che il fronte è stato rotto perché sono entrate forze conservatrici che non volevano il cambiamento.»

Una rottura voluta? «È stata voluta». Quale sarà il vostro impegno? «Far comprendere il problema reale alla gente. Con la rabbia si toglie quel senso di frustrazione ma con quale risultato? Si perdono le forze. Questo modo di procedere viene stimolato dalla classe dirigente che non vuole cambiare.»

Cosa ne pensa del ministro della Sanità? Serve un medico per questo ruolo? «Il fatto che non sia un medico non è un fatto importante. L’importante è che il politico abbia dei tecnici adeguati. Vediamo il Molise: tra i tecnici non ci sono medici. Solo uno, la Scarfato, che non sappiamo se ha i titoli per fare quel lavoro. Il presidente è un commercialista, ma sta dimostrando di essere un politico incapace. Non ha neanche l’astuzia del politico».

Non l’ha dimostrata con la Calenda, il giorno della mozione di sfiducia? «Quella è furberia. Non è astuzia. È stato messo lì ad arte perché, essendo un ottimo commercialista, avrebbe dovuto sistemare i bilanci. Ma da chi è stato scelto?»

Da chi è stato scelto l’attuale sGovernatore del Molise? «Quando a Bojano le elezioni le vinse l’uomo di Frattura chi intervenne per indicare l’assessore esterno al bilancio?» Frattura? «Ecco. Quando Toma è diventato governatore ha messo tutti i collaboratori di Frattura nel suo entourage. Perché non c’è stato un cambio? Tutte persone che stanno lì senza titoli per starci.»

Non esiste più una differenza tra centro-sinistra e centro-destra? «Non è mai esistita, da quando c’è stata la caduta del muro di Berlino con la trasformazione del Pci. Si è passati da uno statalismo eccessivo a un iper liberismo. In periferia si è ripetuto quello che accadeva al centro. Renzi aveva fatto il patto con Berlusconi, aveva governato con i berlusconiani. E chi erano? Alfano e Lorenzin, ex ministro della Sanità. Dai giornali è venuto fuori che questi signori erano finanziati dall’AIOP, l’associazione delle case di cura private accreditate che hanno un peso economico notevole. Alfano è diventato il presidente della più grossa associazione di sanità privata. La Lorenzin è diventata la responsabile sanitaria del Pd».

Cosa significa tutto questo? «La linea politica è quella della privatizzazione. L’attuale ministro cosa può fare con il suo 1% di voti, ammesso che abbia capito l’importanza di tornare alla sanità pubblica.»

Nelle ultime settimane è scoppiata una vicenda vergognosa. Diversi personaggi, senza alcun diritto, sono stati vaccinati. Anche una trasmissione nazionale di inchiesta giornalistica ha approfondito la questione, facendo emergere le disparità di trattamento. Nelle scorse ore il gruppo dei 5 stelle in consiglio regionale ha inoltrato un esposto in Procura proprio su questa vicenda. Chiudiamo, allora, con i furbetti dei vaccini per comprendere il punto di vista di Italo Testa. «È una furberia classica italiana che serve per mantenere nel modo più becero una clientela. Il clientelismo che sta nella mentalità degli italiani e dei molisani. Una cultura mafiosa, nel senso che io faccio il piacere a te e tu poi dai il voto a me. È come per il precariato che tiene vincolate le persone al carro del padrone. Questo fatto di avere gente che non ha i titoli, soggetti che possono cacciare, è caratteristico di una cultura di mafia. Non dico che c’è la mafia, non dico che i molisani sono mafiosi ma è una cultura che va cambiata. Al posto giusto va messa la persona giusta. Chi è stato messo lì per grazia ricevuta ha bisogno di altre persone per governare.»       

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Farabutti!!!

#finiràpresto

#saretegiudicatipercriminicontrolumanità

Dopo la nostra intervista è arrivato il provvedimento disciplinare per il dott. Rispoli

SANITA’ MOLISANA. Nonostante l’episodio precedente, che aveva già coinvolto il dott. Lucio Pastore, Rispoli non si è tirato indietro. Ma il suo coraggio non è stato apprezzato dai vertici aziendali ed è scattato l’ennesimo provvedimento disciplinare. Muti bisogna stare in questa Regione. Abbiamo risentito il dott. Rispoli per raccogliere una sua dichiarazione: «Ringrazio tutti per la solidarietà. Io credo nella libertà di parola, sancita dall’articolo 21 della Carta Costituzionale e mi sono sempre ispirato agli ideali di Giordano Bruno, un personaggio che si studia male durante la scuola. Non ha mai rinnegato le sue idee, al costo della vita». 

Dopo la nostra intervista è arrivato il provvedimento disciplinare per il dott. Rispoli

di Paolo De Chiara

E’ scattata nuovamente la “norma bavaglio”. Questa volta è stato colpito il dott. Ettore RispoliLo avevamo intervistato il 2 aprile scorso. In piena emergenza aveva rilasciato a WordNews.it i suoi pensieri sulla gestione politica e sanitaria molisana. Il medico, molto conosciuto per il suo impegno nella sanità pubblica regionale, aveva semplicemente esposto il suo convincimento etico-morale di politica sanitaria, per meglio far comprendere, ai nostri lettori, il rischio che si stava correndo in quella fase storica travagliata. 

Nonostante l’episodio precedente, che aveva già coinvolto il dott. Lucio Pastore, Rispoli non si è tirato indietro. Ma il suo coraggio non è stato apprezzato dai vertici aziendali ed è scattato l’ennesimo provvedimento disciplinare. Muti bisogna stare in questa Regione. Ma l’articolo 21 della Costituzione che fine ha fatto? 

Il 29 maggio, due mesi dopo l’intervista, si è registrato un episodio strano, particolare. Pericoloso. Un incendio, probabilmente di origine dolosa, ha interessato il reparto di senologia del “Veneziale” di Isernia. Proprio il reparto gestito dal dott. Rispoli. Perchè? Qualcuno ha voluto intimidire il medico? Esiste una azione mirata dietro questo gesto?

«Contro tale provvedimento – scrive in una nota il partito comunista dei lavoratori, sezione di Isernia – opponiamo e rivendichiamo non solo la libertà di espressione, ma anche il diritto democratico della popolazione molisana di conoscere le opinioni e le informazioni di una persona qualificata, per la tutela del diritto alla salute che va sopra ogni altra cosa».

Ecco l’affondo nei confronti della politica regionale e aziendale: «Diffidiamo pubblicamente la Giunta regionale fascio leghista di Toma e il vertice burocratico della ASREM: ad annullare immediatamente il procedimento disciplinare volto a censurare le opinioni e informazioni qualificate utili alla collettività legittimamente espresse dal dott. Rispoli ed anzi a favorire la diffusione delle idee e dei dibattiti sulla tutela del diritto alla salute sul territorio; a cancellare la norma bavaglio dal regolamento della ASREM, di matrice fascista, che si utilizza per censurare la legittima e qualificata libertà di espressione».

Nei giorni scorsi si è registrata anche la solidarietà del Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia, Lucio Pastore: «Ho espresso solidarietà a Rispoli, perché è assurdo che si debba censurare una persona che esprime un proprio pensiero. Ci troviamo di fronte alla violazione dell’articolo 21 della Costituzione e, questo modo di fare, è un elemento che chiaramente va nella direzione della destrutturazione della democrazia. Io mi sono opposto per quello che riguardava la posizione mia e continuerò ad oppormi anche per quella che riguarderà altre posizioni, fra cui quella del collega Rispoli».

Abbiamo risentito il dott. Rispoli per raccogliere una sua dichiarazione: «Ringrazio tutti per la solidarietà. Io credo nella libertà di parola, sancita dall’articolo 21 della Carta Costituzionale e mi sono sempre ispirato agli ideali di Giordano Bruno, un personaggio che si studia male durante la scuola. Non ha mai rinnegato le sue idee, al costo della vita». 

La Solidarietà del FORUM MOLISANO PER LA DIFESA DELLA SANITA’ PUBBLICA DI QUALITA’

«Il Forum Molisano esprime, a nome di tutti i suoi aderenti, profonda solidarietà al dott. Ettore Rispoli, ultimo in ordine di tempo ad essere sottoposto a censura, con il rinvio alla Commissione disciplinare, istituita presso tutte le ASL, mediante Regolamenti incostituzionali che hanno lo scopo di mettere il bavaglio al personale sanitario tutto. Questi regolamenti, basati sul principio di “fedeltà aziendale” sono stati mutuati dal Privato e trasferiti nel pubblico, da quando le USL sono state trasformate in ASL, cioè in Aziende sanitarie Locali. Questa trasformazione non solo ha escluso la rappresentanza popolare dal controllo sul funzionamento dei Servizi sanitari, ma ha messo al primo posto, anche nella Sanità Pubblica, non i bisogni del paziente bensì i meccanismi economici che garantiscono il profitto delle aziende private. Di recente il Forum, all’interno del Coordinamento Nazionale Sanità, ha realizzato un incontro nazionale sul Bavaglio imposto agli operatori sanitari, mettendo insieme le esperienze e le mobilitazioni sul tema che sono in atto in tutto il territorio italiano. Sull’argomento ha consultato anche il noto costituzionalista Paolo Maddalena, che insieme ad altri legali, che si sono occupati di diversi casi del genere, ha studiato e analizzato proprio il Regolamento adottato dall’ASREM Molise, non dissimile dagli altri, sottolineandone le maggiori criticità e le ripetute violazioni di articoli della Costituzione Italiana. A breve il Coordinamento Nazionale Sanita’ pubblicherà questo studio, che sarà seguito da una intervista sull’argomento rilasciata da Paolo Maddalena. Il Forum garantisce il suo impegno a seguire da vicino la vicenda del Dott. Ettore Rispoli, che non sarà da solo ad affrontare la Commissione Disciplinare. Il Forum si è battuto negli anni per tutelare il Diritto alla salute, ma anche per tutelare la libera espressione del pensiero, come nella analoga vicenda che ha colpito il Dott.Lucio Pastore, e per difendere incondizionatamente i diritti sanciti dalla Costituzione Italiana, nata dalla Resistenza».

Il Presidente Italo Testa

PER APPROFONDIMENTI:

– Coronavirus: «È una carneficina»

Lunedì 29 giugno pubblicheremo, in esclusiva, l’intervista al dott. Italo Testa, presidente del Forum in difesa della Sanità Pubblica

da WordNews.it

Sanità in Molise: sulle barricate il medico che difende il sistema pubblico

Parla Lucio Pastore, Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia, rinviato a giudizio per abbandono di paziente: “È per me un’accusa offensiva”.

ISERNIACornuto e mazziato. Ecco la frase adatta per descrivere la situazione che sta vivendo in questi ultimi giorni l’attuale direttore dell’Unità operativa semplice del pronto soccorso dell’ospedale “Veneziale” di Isernia. Lui si chiama Lucio Pastore, è conosciuto per le sue battaglie in difesa della sanità pubblica. Ma le sue lotte non spuntano all’improvviso, da un giorno all’altro, come quelle di qualche “fungo” che, di tanto in tanto, cavalca l’onda per una piccola e misera passerella personale. L’impegno di Pastore è decennale. Non si è mai tirato indietro, ha sempre difeso le sue idee. Ha sempre combattuto il sistema clientelare della sanità pubblica molisana. Sono passati gli sGovernatori, da Iorio a Frattura fino all’ultimo inconsistente Toma, ma lui ha sempre mostrato, con coerenza, il suo punto di vista. Senza peli sulla lingua.

Era il 2011, nove anni fa. Davanti al pronto soccorso di Isernia i medici protestano, lamentano la drammatica situazione. All’epoca Pastore era il responsabile facente funzioni della struttura pentra. «Abbiamo indetto lo stato di agitazione, non avendo avuto risposte alle nostre richieste, per segnalare anche all’opinione pubblica la problematica del servizio». L’8 febbraio dello stesso anno in una lettera, inviata al Prefetto di Isernia, scrivevano: «il nostro servizio è intasato per la presenza di pazienti da ricoverare che non hanno allocazione possibile per mancanza di posti letto disponibili nel nostro Ospedale ed in quelli vicini. Abbiamo difficoltà a visitare i pazienti che si rivolgono alla nostra struttura per mancanza di spazi disponibili». Dopo nove anni nulla è cambiato. Anzi sì, Pastore è stato rinviato a giudizio per abbandono di paziente. Deceduto a seguito di un collasso cardiocircolatorio. La prima udienza si terrà il prossimo 17 aprile 2020.

«Era prevedibile – spiega il medico -, in quanto da tempo noi andavamo denunciando all’azienda, prima di tutto, la difficoltà di gestire una situazione con carenza di personale e con carenza di posti letto. In pratica, per scelte aziendali, abbiamo avuto una riduzione di personale medico di 4 unità nello spazio degli ultimi anni. Questa riduzione si è avuta per cessione a privati convenzionati dei posti letto. Noi non abbiamo dove poter inserire, dove poter ricoverare i pazienti. Capita che in alcune situazioni c’è un flusso tale di pazienti, per cui questa struttura è completamente intasata».

Una paziente di 77 anni ha perso la vita all’interno dei locali del pronto soccorso. Cosa accadde quel 27 gennaio del 2017?

«Quel giorno c’è stata una “tempesta perfetta”ۚ».

Cosa intende?

«Sono montato verso le 14:00 in ospedale e ho trovato tutto il pronto soccorso strapieno di pazienti, fra cui c’erano due persone, di cui una intubata e un’altra in coma, c’erano ischemie cerebrali,  c’erano pazienti con fratture, c’erano delle situazioni di aritmie pericolose. Una marea di gente e, tra queste, c’era anche questa paziente che aveva questa sua patologia. Il collega della mattina aveva prescritto degli esami. È giusto ricordare che in quel momento eravamo due medici, due infermieri e un solo portantino. Questo portantino che doveva mobilitare completamente tutta questa gente e tutti gli esami del pronto soccorso. Immaginate: trenta, quaranta persone che devono essere spostate da questo portantino. In questa situazione la paziente è deceduta. Il sottoscritto l’aveva pure visitata e aveva prescritto alcune terapie, però è subentrato il decesso».

I familiari ritengono che sia stata abbandonata…

«Noi chiediamo, invece, di comprendere perché le denunce sempre fatte all’azienda di carenza di personale, del rischio connesso a questa situazione. La stessa cosa l’abbiamo fatta alla Prefettura, siamo andati dal prefetto e abbiamo denunciato una situazione che poteva diventare rischiosa. Poi con il procuratore Albano, andammo a presentare la gravità della situazione in cui ci trovavamo ad operare. Improvvisamente succede questo e chi ha denunziato sempre un problema strutturale, organizzativo di carenza viene accusato di abbandono. Per me è un’accusa offensiva. L’ultimo dei miei pensieri è abbandonare un paziente, essere accusato di aver abbandonato un paziente sembra quasi che sia una macchia, che mi dà molto fastidio. Non credo che potrò mai mantenere una simile accusa e sono disposto ad arrivare sino in fondo, anche alla Corte Europea, se dovesse essere necessario».

Chi ha risposto alle vostre denunce?

«Nessuno. Non c’è stata alcuna risposta. Il Prefetto interessò l’azienda dopo che noi passammo, però solo chiacchiere. È diminuito il personale, i posti letto mancavano e non è successo niente. Il Procuratore Albano ci disse che lui, in assenza di un reato, non poteva intervenire come Procura…»

Adesso c’è il reato…

«Il reato l’ho fatto io, possono perseguire me. Ora andiamo a vedere cosa ha determinato questo mio eventuale reato. Dobbiamo capire cosa sta succedendo. Mi sento tranquillo, non ho commesso questo reato. Non ho mai abbandonato nessuno, mi sembra un a vicenda abbastanza kafkiana. Voglio vedere, arrivati a questo punto, chi risponderà di queste carenze strutturali».

Le vostre segnalazioni sono decennali. Da tantissimi anni protestate sulle criticità, mai risolte.

«Sono tantissimi anni e c’è una documentazione infinita. Le ho fatte io queste segnalazioni, ma le hanno fatto anche i precedenti primari. Ognuno di noi ha sempre messo in evidenza la problematica strutturale. Accanto a questa problematica, legata al personale e alla mancanza dei posti letto, ci sta una problematica strutturale interna. Noi abbiamo un pronto soccorso diviso in tanti loculi, quindi con una difficoltà di gestione. Una cosa è tenere una camera unica, con pareti mobili in cui è più facile gestire anche con poco personale e una cosa è avere tanti locali separati in muratura in cui gli infermieri devono correre da un luogo all’altro. Poi c’è un altro problema.»

Sarebbe?

«L’informatizzazione. Noi perdiamo più del 50% del nostro tempo, che dovremmo dedicare all’assistenza, a digitare i dati sul computer. Questa è un’altra cosa drammatica che si vive. E in questo contesto io avrei abbandonato qualcuno».

Le vostre segnalazioni sono state accompagnate dalle numerose proteste pubbliche. Molti cittadini molisani sono scesi in piazza in difesa della sanità pubblica. La protesta popolare è rientrata?

«C’è stato un completo disinteresse».

Dovuto a cosa?

«Perché gli interessi verso la privatizzazione del sistema erano talmente forti, per cui nessuna forza politica ha mai voluto impegnarsi a raccogliere le istanze della gente. A Isernia, negli ultimi anni, abbiamo fatto due grandi manifestazioni. Poi c’è stata la manifestazione enorme di Campobasso e il rifiuto da parte dei politici di voler dare una qualsiasi risposta».

Perché?

«Perché gli interessi economici verso la privatizzazione sono talmente predominanti per cui deve diventare secondario qualsiasi aspirazione della gente».

E i Comitati che fine hanno fatto?

«La problematica dei Comitati va ad impattare contro una politica che non recepisce. E non recependo, la politica, quello che è il passaggio a livello istituzionale, a livello della struttura decisionale di quelle che sono le istanze viene annullato. Quindi è un’assenza di politica, in senso trasversale, nella capacità di recepire una volontà di fermare il degrado di sistema».

Il nodo, quindi, è politico?

«Sicuramente è politico. Il problema è di una volontà politica che vuole spostare verso la privatizzazione. Vuole privatizzare…».

Vuole o ha già iniziato questa privatizzazione?

«Già lo ha fatto in gran parte. Il 43% dei fondi e il 40% dei posti letto sono stati spostati verso i privati convenzionati. Parecchi di questi posti vengono utilizzati per un’utenza extraregionale, per cui i nostri pazienti sono qui buttati nel pronto soccorso sulle barelle, anche per giorni. Noi non sappiamo dove poterli ricoverare. Mentre con quei posti letto si accetta un’utenza extraregionale, da cui si ricava un profitto».

E dove finisce questo profitto?

«Questo profitto non va alla Regione, ma va a quelle strutture private che hanno avuto la cessione da parte della Regione di quei posti letto.

Si perde due volte. Giusto?  

«Perdiamo posti letto per i nostri pazienti e perdiamo un guadagno, perché questo va essenzialmente a quelle strutture private».

Quale potrebbe essere una soluzione per invertire la tendenza?

«Come il disastro è politico, la soluzione può essere solo politica. Ci vuole una inversione di tendenza politica, una volontà nel riequilibrare il rapporto pubblico-privato. Bisogna arrivare a non dare più del 15% del fondo sanitario regionale ai privati e non più del 20% dei posti letto ai privati, in maniera tale da recuperare mezzi e fondi per poter gestire una sanità decente. Se non si parte da qui, anche il secondo problema tremendo che noi abbiamo, ovvero la gestione clientelare della sanità, non si riesce ad affrontare».

Quali problematiche comporta questo tipo di gestione?

«Anche questa gestione clientelare comporta delle disfunzioni, ma in questo momento le disfunzioni sono aggravate dalla mancanza di mezzi e di risorse per far funzionare il pubblico».

Abbiamo detto che il problema è politico. Ma le classi dirigenti che si sono susseguite nel corso degli anni sono state scelte dai cittadini elettori. La gente ha compreso nel profondo la gravità di questa situazione? O, nella cabina elettorale, continua a scegliere alla cieca?

«Esiste un corto circuito nella dimensione politica, specialmente nel sud, in genere, e nel Molise, in particolare. Questo corto circuito nasce dal fatto che l’economia qui ha cominciato a svilupparsi nel dopoguerra con un patto. In pratica arrivavano soldi da Roma, tramite la politica. E la politica distribuiva secondo esigenze clientelari e questo creava una certa ricchezza, una certa circolazione, una certa economia. Nel momento in cui questo flusso di soldi si è notevolmente ridotto, quella che era la capacità di gestione clientelare del territorio non ha retto più. Però la mentalità della gente è rimasta sempre legata alla necessità di avere un referente per le proprie esigenze. Un referente clientelare. Non si riesce a cogliere che questa situazione è cambiata e dovrebbe cambiare anche l’atteggiamento. In assenza di questi fondi non c’è più alcuna risposta, il territorio sta morendo. Sta morendo in sanità, sta morendo sul lavoro, sta morendo come ambiente. La gente va via perché non ha più niente da fare qui e, quindi, la politica che è assente è legata anche a questa incapacità di una popolazione di passare da un modello strettamente clientelare a un modello in cui bisogna cominciare ad avere una progettualità reale sul territorio».         

Qual è il futuro della sanità pubblica in Molise?

«Se le cose continuano così noi avremo che tutto sarà riassorbito a livello delle strutture private di riferimento. I 600 milioni di euro che arrivano nella nostra Regione saranno appannaggio solo dei soggetti privati che interferiranno con il privato convenzionato. Questo processo di privatizzazione avviene in tutta Italia, ma in Molise esiste proprio una sperimentazione di come passare da un sistema pubblico ad un sistema privato. La fine di questo sistema sarà l’introduzione della seconda gamba, rappresentata dalle assicurazioni. Una medicina differenziata in rapporto al reddito».

È il sistema sanitario americano?

«Un sistema americano graduale, ma ci stiamo arrivando».    

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/sanita-in-molise-sulle-barricate-il-medico-che-difende-la-sanita-pubblica

“Gli ospedali molisani stanno chiudendo”/ L’INTERVISTA a Lucio Pastore

Pronto Soccorso Is

“La situazione dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia è quella che si può tranquillamente evidenziare dalle scelte della politica regionale. Ma non solo, perché abbiamo proprio una tendenza nazionale”. Abbiamo avvicinato il medico Lucio Pastore, già direttore del pronto soccorso di Isernia. Estromesso da questo incarico per il suo attivo impegno nella tutela della sanità pubblica. “Dopo tanti anni e avendo molti più titoli professionali, il fatto che sia stato destituito non risponde alle regole attuali, però vedremo cosa dirà il Tribunale”. Lo stesso Pastore nei mesi scorsi ha subìto una sospensione di tre giorni e anche su questo provvedimento pende un ricorso. “Sia perché venga abolito e sia per il risarcimento dei danni, che chiederò. Una sospensione perché ho semplicemente fatto un appunto su un articolo e in un mio post, ripreso dai giornali, spiegavo cosa stava succedendo nella sanità molisana. Ed invitavo, se proprio si voleva privatizzare, a dare la gestione di questa struttura privata ad Emergency, perché pure essendo una struttura privata comunque il suo fine è realmente sociale e non di lucro. E questo ha provocato la sospensione”.

Lucio Pastore
Lucio Pastore

Con Pastore, che non ha disdegnano di ipotizzare un suo diretto impegno in politica, (“Cercheremo anche un impegno se sarà possibile”), abbiamo voluto affrontare le problematiche del sistema sanitario regionale. E siamo partiti dall’Ospedale di Isernia, “una struttura in decadenza”. Ma è la Sanità pubblica che non funziona? C’è un disegno per non farla funzionare? Meglio la sanità privata? Chi cura e chi pensa ai malati? “Abbiamo visto che il sistema sta depotenziando le strutture pubbliche per spostare fondi e posti letto alle strutture private. In questa ottica succede che la potenzialità degli ospedali tende sempre di più a diminuire, noi stiamo vivendo esattamente questo; la gente continua ad arrivare qui perché le strutture private non hanno pronto soccorso e, quindi, si possono scegliere i pazienti. Noi dobbiamo dare risposte a tutti i pazienti, però le dobbiamo dare con una quantità di personale che è nettamente inferiore rispetto a quella di alcuni mesi o alcuni anni fa, con un aumento dei flussi”.
A cosa è dovuto questo aumento?
“Avendo chiuso due strutture come Venafro e Larino, e la stessa Agnone è in dismissione, automaticamente tende ad aumentare il flusso. Aumenta il flusso e diminuisce il personale, diminuiscono i posti letto, perché sono stati ceduti ai privati e noi ci troviamo, nello specifico con il pronto soccorso intasato”.
Il problema riguarda solo il pronto soccorso?
Gli altri reparti hanno una sofferenza, non soltanto in posti letto, ma anche con il personale, quindi con una tendenza a una decadenza generale della struttura”.
Cosa significa ‘decadenza generale della struttura’?
Significa che la capacità di risposta che io ho per i pazienti è nettamente inferiore e, infatti, abbiamo pazienti che stazionano in pronto soccorso sulle barelle anche per cinque, sei, sette giorni. Ma non perché noi abbiamo una degenza ma perché non abbiamo alcuna possibilità di sistemarli. Abbiamo che i servizi sono del tutto rallentati, perché essendo scarsi i mezzi che hanno a disposizione ed essendo scarso il personale, si rallenta quello che è la capacità di risposta. Abbiamo i tempi d’attesa che si allungano all’infinito per quanto riguarda la possibilità di ricoveri ordinari o per quanto riguarda le prestazioni che dobbiamo dare ai pazienti. Non è un caso che tende ad aumentare la spesa privata”.
Tutto ciò cosa comporta?
“Oltre a cedere ai privati gli spazi che ne utilizzano per fare profitto, perchè questi spazi ceduti sono utilizzati da alcune strutture per far venire utenti da fuori Regione, quindi con una mobilità attiva, il cui vantaggio non è della Regione, ma di quei soggetti che utilizzano quei posti letto, per fare questo si sottraggono spazi a quei pazienti che hanno bisogno di altro e che si trovano nella nostra Regione. Di conseguenza le disfunzioni si possono vedere tranquillamente, osservando i pronto soccorsi, andando a vedere quali sono i tempi delle liste d’attesa e qual è la spesa media dei pazienti che tende, a livello privato, ad aumentare per cercare di avere delle risposte. A tutto questo bisogna aggiungere che alcuni pazienti non si curano più perché non hanno le possibilità economiche per farlo”.
Queste disfunzioni e queste problematiche sono attuali? 
“Si stanno evidenziando ora, ma la scelta politica è una scelta antica. La volontà di spostare quello che è il flusso di denaro che dal fondo sanitario nazionale va al fondo regionale e che dal regionale dovrebbe essere diviso sul territorio è sempre più spostato sulle strutture private. Ci sta un disegno preordinato di privatizzazione del sistema che deve portare da una parte al defunzionamento delle strutture pubbliche, i cui effetti si stanno vedendo adesso, dall’altra ad aumentare quella che è la spesa anche per i privati, che oltre a lucrare su questo fondo, creano delle condizioni di bisogno indotto e questo bisogno indotto tenderà a fare aumentare la spesa dei singoli pazienti”.
È ciò che sta avvenendo?
Non è un caso, abbiamo il dato macro italiano, la spesa attualmente privata in Italia è di 36 miliardi di euro, dodici milioni di cittadini rinunziano alle cure perché non sono in condizione di seguire quelle che sono le indicazioni terapeutiche, di conseguenza questo è l’effetto della privatizzazione che si sta avendo su tutto il territorio nazionale e che in Molise viviamo come una Regione sperimentale. È tutta la Regione che viene in maniera chiara privatizzata, si tende alla privatizzazione”.
Una scelta chiara caduta sul Molise? È una scelta chiara. Da noi si è determinato nel tempo un privato che è stato sempre più forte per scelte politiche, sia un privato convenzionale che non convenzionale, e la politica ha cercato di deviare sempre di più su questi i flussi di denari regionali. Di conseguenza le strutture pubbliche funzionano sempre peggio”.
Di queste disfunzioni i dirigenti della sanità pubblica ne sono a conoscenza?
Queste sono scelte regionali, scelte politiche. Non c’è una differenza, l’espressione amministrativa e l’espressione politica non ha un’indipendenza, quindi, devono rispondere al potere politico di quelle che sono le scelte che fanno”.
Che fine farà l’Ospedale di Isernia?
“Se continua così la storia, probabilmente, ci sarà una dismissione completa delle strutture pubbliche molisane”.
Una dismissione completa?
Si, nello spazio di sei o sette anni ci sarà la completa dismissione o residuale per delle situazioni marginali e sociali, ma nella sostanza il tutto sarà bloccato per i privati. Questa è la via italiana alla privatizzazione della sanità”.
Cosa accade presso l’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia?
“In questo ospedale vediamo gli effetti di tutto questo, mancanza di personale, difficoltà nel poter allocare i pazienti, che stazionano per parecchio tempo nei pronto soccorsi, sono tutti pazienti che mediamente hanno un’attesa di cinque, sei, sette giorni perché noi non sappiamo dove poterli allocare, i tempi di risposte che sono ritardati perché non c’è nessun ausiliario…”.
Meglio chiuderlo?
Questa è la volontà. Prima di tutto dovremmo fare le elezioni e quindi ci sarà un po’ di tam tam per i voti e non si chiuderà per questo, ma se queste elezioni vanno nella direzione che dicono gruppi di potere che hanno interessi economici rivolti alla gestione della regione Molise, se questi gruppi antichi di potere si riapproprieranno della Regione le politiche non cambieranno, cambierà soltanto qualche figura come maquillage. Se ci dovesse essere una risposta di tipo diverso, complessiva, quindi un’offerta diversa o qualcosa di diverso questo andrà in una direzione diversa”.
È possibile ancora invertire la rotta?
“In questa fase siamo in una politica liquida, di balcanizzazione. La vecchia struttura di potere si divide in tante piccole aree per occupare tutti gli spazi e per poi riunirsi nella fase post elettorale. Ecco l’operazione che stanno facendo. I fermenti di rottura ci sono, ma non c’è un contenitore capace di creare il substrato per una risposta di tipo diverso. Se questo dovesse uscire fuori allora ci sarebbe la speranza per questo territorio, in assenza di questo contenitore nuovo che dia effettivamente un taglio completamente diverso dalle linee politiche e programmatiche questa Regione è destinata a …”.
Perché lei parla di fase liquida?
“Non c’è niente di definitivo, l’unica cosa che manca è la capacità di fare sintesi di tutte queste forze che sono enormi. Dopo le elezioni si potrebbe avere un’accelerazione dei processi. Ci sono 600 milioni di euro legati alla sanità, su questi 600 milioni di euro agiscono le strutture pubbliche e le private convenzionate. C’è un sistema di vasi comunicanti, i soldi o vanno alle strutture pubbliche o vanno ai privati convenzionati. Di conseguenza, questi privati convenzionati per funzionare devono fare in modo che il pubblico non funzioni. Meno funziona il pubblico e più soldi arrivano lì”.
A cosa hanno portato i Comitati, le manifestazioni, le proteste in difesa della sanità pubblica?
“Innanzitutto ci troviamo in una fase molto avanzata di conoscenza del problema, del fenomeno e di presa di coscienza. Abbiamo inquadrato il problema”.
Qual è il problema?
“Il rapporto pubblico privato e la privatizzazione, questa stessa analisi fatta da noi si sta diffondendo in tutta Italia, perché il fenomeno si espande in tutta Italia. La stessa regione Toscana o Emilia, che rappresentavano il top nella dimensione del funzionamento delle strutture pubbliche, anche loro vanno incontro alla privatizzazione”.
E molti altri Comitati continuano la loro battaglia nelle varie regioni d’Italia. 
“Noi abbiamo contatti con tutti questi Comitati, con cui si sta cercando di fare un coordinamento nazionale, in quanto è una scelta di politica nazionale di privatizzare il sistema. Dagli ultimi trattati che stanno facendo a livello internazionale, i cosiddetti trattati per il libero mercato, uno di questi riguarda proprio i servizi. Si è calcolato che dalla privatizzazione dei sistemi sanitari a livello mondiale si dovrebbe ricavare un giro di affari di 6mila miliardi di dollari. Noi ci troviamo su questa scia. Cioè si sta realizzando un progetto neo liberista di privatizzazione di uno dei migliori sistemi pubblici al mondo. Lo si sta distruggendo perché da questa situazione bisogna ricavarne un profitto e le merci di questo profitto sono i malati e le malattie. Questa è l’ottica con cui in Italia si è fatta la via per la privatizzazione del sistema sanitario, utilizzando come cavallo di troia le strutture private convenzionate. Non sappiamo effettivamente se la direzione sarà verso l’autodistruzione, legata al capitalismo oppure si prenderà un’altra strada”.
Gramsci diceva: “La mia intelligenza è pessimista, la mia volontà è ottimista”. La sua intelligenza e la sua volontà come sono?
“La mia intelligenza tendenzialmente è pessimista, però vedo che sta succedendo a livello globale un tentativo di modificare quello che era un assetto culturale che fino a poco tempo era dominante, fino a poco tempo fa ‘precario è bello’, ‘bisogna essere artefici di se stessi per quanto riguarda il destino’, adesso comincia a cambiare. I primi segnali importanti in Europa si sono avuti in Inghilterra. Forse, sempre per rifarci a Gramsci, probabilmente sta per diventare egemone un’altra idea e questa può essere foriera di altre strade, quindi da un punto di vista della intelligenza, della razionalità bisogna essere moderatamente ottimisti.
Nella risposta manca la volontà, anche se si comincia ad intravedere qualcosa. Magari un prossimo impegno diretto, Lei che dice?
“La volontà è ottimista. Le forme di protesta continueranno fino a quando ci sarà la possibilità o lo spazio per vedere di cambiare direzione. Cercheremo anche un impegno se sarà possibile, se ci saranno le condizioni…
Che condizioni?
Se ci sarà un progetto ed un contenitore alternativo si potrà prendere in considerazione anche un impegno diretto, perché è lì che bisogna andare ad agire per cambiare la realtà”.

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