Molise: nominata la nuova commissaria. Ma è già indagata

SANITA’ & NOMINE. Flori Degrassi arriva al posto di Giustini, dimissionario e indagato per omissione di atti d’ufficio e abuso d’ufficio dalla Procura di Campobasso. Abbiamo raccolto i pareri di Italo Testa (Forum Sanità Molise), Lucio Pastore (Uoc Isernia) e di alcuni consiglieri regionali.

di Paolo De Chiara (WordNews.it)

Molise: nominata la nuova commissaria. Ma è già indagata
Flori Degrassi (ph Sanità Informazione)

La nomina è arrivata. Dalla Lega (Giustini) si è passati a Leu (Degrassi). Con le dimissioni dell’ex generale della guardia di finanza è arrivata la sostituta, la dottoressa Flori Degrassi. Già direttrice dell’Asl Roma 2 e con un curriculum di tutto rispetto. Per il suo nuovo incarico avrebbe richiesto i pieni poteri. Una mossa quasi necessaria per difendersi dagli squali della politica molisana. Emerge, però, una questione non di poco conto: la Degrassi risulterebbe indagata per abuso d’ufficio. Uno dei reati contestati proprio all’ex commissario Giustini. Ovviamente sono due storie diverse.

La vicenda della Degrassi è legata all‘inchiesta che ha coinvolto il governatore Zingaretti e il suo assessore alla Sanità D’Amato (insieme ad altri soggetti, tra cui la nuova commissaria molisana). «In merito all’indagine, aperta a seguito di un esposto del consigliere regionale di Fratelli d’Italia Aurigemma – si legge in una nota ufficiale della Regione Lazio dello scorso gennaio -, che riguarda il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, l’assessore alla sanità Alessio D’Amato e dei funzionari regionali sui requisiti di idoneità per le direzioni amministrative, l’amministrazione regionale, convinta di aver operato nel rispetto della normativa vigente, esprime massima fiducia nel lavoro della magistratura certa che chiarirà la vicenda in tutti i suoi aspetti».    

Al posto della sub commissaria Ida Grossi (vicina al Movimento 5Stelle) subentrerà Annamaria Tomasella, direttore amministrativo Azienda ULSS N. 2 “Marca Trevigiana”​.

Non si vogliono mettere in dubbio le capacità professionali della Degrassi.

Ma perchè si continuano a scegliere persone vicine ai partiti politici?

Lo abbiamo chiesto al presidente del Forum in difesa della Sanità pubblica in MoliseItalo Testa: «Adesso quello che sta avvenendo qui è quello che è avvenuto in Sicilia. Da noi ancora non esce, nel filone di indagini c’è anche questo. Ma non credo che uscirà.» Sulla nuova nomina Testa è stato molto chiaro: «Bisogna scegliere chi ubbidisce e chi ubbidisce è sempre chi non ha i titoli o ha scheletri nell’armadio. La Degrassi è di Leu, io non la conosco, ma l’hanno presentata come un soggetto iscritta a Leu, parte integrante di quel partito. Sarà pure una brava persona, ma ha questo vizio di origine. Servono persone lontante dai partiti e professionalmente capaci. Hanno bisogno di certezze questi politici di mezza tacca. Sanno dei limiti che hanno. Le certezze arrivano dalle persone che si mettono accanto, disposte a dire sempre sì, altrimenti fanno ombra. Ma quello che è importante non è tanto la nomina che ha avuto questa signora, quanto l’incarico. Non ci dobbiamo scordare che quando fu mandato qua Giustini fu mandato con l’incarico di applicare il piano Frattura. E fu mandato dalla Grillo, ex ministro 5 stelle. Per rendere esecutivo quel progetto: chiusura della maternità di Termoli, chiusura della mammologia a Isernia. Nel momento in cui Giustini cercò di applicare il piano hanno cominciato a dire che le colpe erano di Giustini. Bisogna capire il mandato che daranno, così capiremo esattamente dove vogliono andare.» 

Per il consigliere regionale Vittorio Nola (Movimento 5Stelle): «Al di là dell’appartenenza politica dobbiamo vedere se il governo Draghi va in discontinuità con tutti i commissariamenti precedenti. Bisogna vedere se questa struttura commissariale ha dei poteri superiori rispetto a tutti gli altri commissariamenti che ci sono stati dal 2009 e se le due nomine sono complementari, senza le stesse funzioni. Non deve ripetersi ciò che è già accaduto in passato, Giustini presentava un piano e la Grassi ne presentava un altro». Ma perchè la politica non sceglie persone che devono risolvere i loro problemi giudiziari? «Noi abbiamo fatto di tutto per far nominare delle persone competenti e molisane. Alla luce di tutto quello che è accaduto abbiamo visto che questi commissari esterni non sono immuni da contaminazioni non corrette, poi non conoscono il territorio. Un merito solo hanno avuto, facendo emergere i debiti che nessuno conosceva. Se noi mettevamo un commissario molisano, affiancato da un subcommissario dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ndr), sarebbe stata una accoppiata vincente. Dobbiamo aspettare quello che accade, se le due figure non sono ben assemblate ricominciamo con le discussioni e questo non depone bene». Voi fate parte della maggioranza di Governo, perchè le vostre richieste non sono state prese in considerazione? «Noi abbiamo messo tutto per iscritto.» 

Abbiamo raccolto anche il parere dell’ex presidente della Regione Molise, Michele Iorio (responsabile politicamente, insieme ad altri, dello sfascio sanitario): «Il commissariamento mi sembra molto punitivo per la regione perchè sottrae molti compiti che prima erano riservati alla regione. Mi sembra esagerato rispetto alla situazione del Molise che può essere composta con piccoli accorgimenti. Non c’è bisogno di stravolgere il sistema sanitario. Il commissariamento è un obbrobbrio legislativo. E’ stato utilizzato dai vari Governi, penalizzando sicuramente le regioni del Sud e le regioni più in difficoltà, come il Molise che da oltre dieci non ha più autonomia nella gestione. Nonostante questo la situazione non si è risolta. I parametri del fondo sanitario vanno rivisti». Ma perchè la politica continua a “lottizzare” le varie nomine? «Credo che la scelta vada fatta sempre da persone estranee e valide. Che ci siano appartenenze è tutto da dimostrare. Sarebbe sbagliato, se fosse così». L’ex commissario Giustini si è dimesso perchè indagato anche per abuso d’ufficio, il nuovo commissario è già indagata per abuso d’ufficio. «Su questo argomento ho le idee chiare. Per me l’indagine è una forma di controllo che va gestita dalla magistratura e non significa colpevolezza». In Molise non esistono figure valide per occupare certi ruoli? «E’ un elemento che andrebbe approfondito. La decisione appartiene a chi le fa le cose, ci saranno dei motivi. Il Molise è pieno di giovani preparati.»     

«Il problema è quale mandato viene dato dalla politica – afferma Lucio Pastore, direttore unità operativa semplice del pronto soccorso di Isernia -. Giustini ha avuto il mandato dalla Grilli (ex ministro della Salute, ndr) per attuare due punti fondamentali. Doveva attuare quello che era scritto nel piano sanitario di Frattura, quindi fare la sintesi fra Cardarelli…». Ma politicamente cosa significa? «Ha un senso molto profondo, ci troviamo di fronte ad un pensiero unico e le schermaglie sono soltanto per vedere chi deve gestire il potere e non per cambiare linee. Questa è la cosa drammatica che esce fuori da questa esperienza. Una dipendenza da interessi di altri. I partiti sono degli inservienti degli interessi economici, finanziari di altri. Non abbiamo linee politiche differenti, abbiamo delle cose che si equivalgono. Una mancanza di alternativa, di pensiero che si può espletare in una linea che sia completamente diversa dalla realizzazione di alcune cose, tipo la sanità. Tutti ci sono stati e tutti hanno fatto le stesse politiche». Uno schema fisso che non si può rompere? «È un problema che riguarda tutti gli aspetti della realtà. Il pensiero unico è dominante in tutte le espressioni politiche. Non ci sono dei cambiamenti chiari e netti di rotta. Cominciava a intravedersi qualcosa, in maniera molto sfumata, nel secondo Governo Conte». Che hanno sostituito con l’attuale governo Draghi. «Infatti è stato sostituito. Quando hanno capito che ci poteva essere il minimo sospetto che da lì potesse nascere una esperienza di rottura con un certo mondo è stato fatto fuori. Spero di essere smentito, ma una speranza che io mi sbagli. Fino adesso non l’ho visto il cambiamento di rotta». In Molise da oltre dieci la sanità è commissariata. Questo è l’unico strumento per risolvere i problemi? «Il debito è il grimaldello per poter procedere a determinate scelte strutturali. Il debito si forma dalla spesa che la politica determinata, in quanto le scelte non sono volte ai bisogni reali della popolazione ma in rapporto alle clientele. Tutto questo determina uno sforamento delle spese. Lo Stato ripianava tutti i debiti. Dopo un certo momento questo non è stato più possibile. Quel debito è generato dalla volontà della gestione clientelare essenzialmente.

Questo debito viene utilizzato come scusa per rientrare dal debito e per fare determinate scelte, quindi chiudi gli ospedali, fa il blocco del turn over, rendi inefficienti le strutture pubbliche. E, contemporaneamente, sposti sul privato un insieme di fondi che sono i posti letto, i servizi. Anche se questo spostamento non è finalizzato ai bisogni reali. Alla fine si viene a creare la situazione drammatica che si è manifestata con la pandemia. E si va incontro ai 450 morti che abbiamo avuto e al caos che stiamo vivendo. Il debito è stato ed è usato come un grimaldello per privatizzare. Per fare questo hai dovuto distruggere un insieme di servizi. Non è un caso che le Regioni a più alto tasso di privatizzazione, la Lombardia e il Molise, hanno avuto un alto indice di mortalità. Il meccanismo del debito è qualcosa voluto per privatizzare la sanità. È assurdo che uno Stato faccia permanere nel commissariamento per dodici anni una Regione per rientrare dal debito. Un fatto cronico che ha altre finalità. Questo debito continua ad essere presente nonostante la distruzione del pubblico.»

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«Scelte sconsiderate da parte della politica molisana»

SANITA’ in Molise. L’INTERVISTA al segretario regionale dell’Anaao Assomed Molise. Parla Massimo Peccianti: «L’ospedale specifico per il Covid è una scelta che hanno fatto tutte le regioni d’Italia, cominciando dal vicino Abruzzo, dove ogni Asl ha realizzato il suo ospedale Covid. Noi, unici in Italia, non abbiamo fatto questa scelta. O noi siamo i più intelligenti del mondo oppure gli altri sono i più cretini. O viceversa.»

«Scelte sconsiderate da parte della politica molisana»
Massimo Peccianti, segretario regionale Anaao (ph TgR Molise)

di Paolo De Chiara, WordNews.it

«La situazione generale è quella che deriva da tutti gli anni di commissariamento. È chiaro che dopo tanti anni c’è stato un depauperamento degli organici, delle strutture e la riduzione solo ai fini economici, che poi economici non sono stati».

Continua il nostro viaggio nei mali della sanità regionale. Un settore messo in ginocchio da anni di malagestione politica, impegnata a distruggere il settore pubblico.

Questa volta abbiamo incontrato e ascoltato il segretario regionale dell’Anaao Assomed (il sindacato dei medici e dirigenti ospedalieri), Massimo Peccianti.

«Il nostro deficit non mi pare che sia molto migliorato, nonostante i tagli lineari a tutta la sanità regionale. Alcune cose sono state devolute alla sanità convenzionale che, ovviamente, non è un mostro. Serve anche quella, per carità. Non è una cosa cattiva, però sono i ruoli che non vanno bene. Dovrebbe essere il privato a integrare per alcune cose quello che si considera il sistema pubblico. Cosa che in Molise non accade.»

Facciamo un esempio?

«Un po’ di anni fa avevamo una neurochirurgia al Cardarelli (ospedale pubblico di Campobasso, ndr) che funzionava benissimo, che faceva di tutto con gente in gamba. Di punto in bianco, per i vari piani regionali, è stata chiusa e mandata, esternalizzata, alla Neuromed di Pozzilli. Anche la cardiochirurgia è stata esternalizzata, come la radioterapia. Mandata alla ex Cattolica, ora diventata Gemelli spa. Lo trovo incredibile. Un sistema che funzionava bene è diventato un sistema che funziona male.»

Ed oggi cosa sta succedendo?

«Arrivando velocemente ad oggi abbiamo avuto l’emergenza Covid che, naturalmente, ci ha trovati già in una situazione di emergenza per gli altri motivi. Tutti i problemi, ovviamente, si sono acuiti. Anche tanto, perché all’inizio della pandemia eravamo tutti, in tutta Italia, impreparatissimi. Alcune cose potevano essere recepite in un certo modo.»

Come l’ospedale misto?

«Questa logica poteva andare bene quando, rispetto all’Italia, avevamo poco e niente. Eravamo la regione fortunata, l’isola felice. Nessuno però ha fatto quella previsione che invece tutti hanno fatto. E quando il peggioramento è arrivato ci ha trovati con le strutture poco adatte per una pandemia. Una recettività modesta che poteva anche essere adatta ad un ospedale misto. Le cose sono andate avanti, sono peggiorate. Ci vorrà una recettività maggiore per tutte le specialità.»

Tutto questo cosa comporta?

«Che ci siamo trovati impreparati, che abbiamo avuto poca possibilità di accontentare l’utenza. Siamo arrivati in una situazione in cui, avendo rifiutato il discorso di Larino ospedale Covid a priori già dall’inizio di luglio, quando era molto più semplice trovare le attrezzature e il personale, poco è stato fatto. Ci si è basati sul solito ospedale misto. In realtà qualcosa si capiva che non andava bene. Da un ospedale misto siamo arrivati a tre.»

Lei questa scelta come la definisce?

«Se vogliamo essere buoni possiamo dire che è una scelta miope.»

Da parte di chi? Della politica, del commissario o della dirigenza?

«La scelta miope, ovviamente, è quella della politica.»

E il commissario Giustini?

«Bisogna riconoscere che nella sua ristretta visione di una prospettiva lunga della sanità, comunque, aveva pensato a Larino. Nel giugno aveva mandato avanti il primo progetto su Larino. Questo progetto poi, a sua insaputa, è stato sostituito prima dell’approvazione con il progetto ospedale misto. Evito alcune considerazioni che potrebbero ledere l’onorabilità di molte persone.»

Volendo essere cattivi?

«Scelte assolutamente sconsiderate. Mi fermo qui, ma capiamo bene che ci sono altre cose sotto. Non possiamo dimostrare nulla quindi non possiamo dire nulla. L’ospedale specifico per il Covid è una scelta che hanno fatto tutte le regioni d’Italia, cominciando dal vicino Abruzzo, dove ogni Asl ha realizzato il suo ospedale Covid. Noi, unici in Italia, non abbiamo fatto questa scelta. O noi siamo i più intelligenti del mondo oppure gli altri sono i più cretini. O viceversa.»

Ma chi ha cambiato il piano di Giustini?

«Il sottocommissario, la politica, altri poteri forti che noi abbiamo.»

Questo cambiamento cosa ha portato?

«Ha portato che anche Giustini si è adeguato e, quindi, anche lui ha la sua parte o il suo merito. Ma facciamo una considerazione…»

Prego…

«La scusa ufficiale è che riadattare Larino costa di più che non costruire la torre Covid. Soldi pubblici che richiederebbero una pubblicazione di queste scelte.»

Lei condivide questa “scusa ufficiale”?

«I conti veri non li conosco, come non li conosce nessuno. Se devo costruire una casa ad uso ufficio devo arredarla, metterci delle attrezzature e il personale. Sono tre cose. Se costruisco una torre Covid devo affrontare le spese per queste tre cose. Ma se uso l’ospedale di Larino la casa è già costruita e non possono dire che è inadatta perché è nata come ospedale. Le attrezzature sono obsolete? Può essere. Le attrezzature mancanti si comprano. Ma certo non dobbiamo comprare i letti, gli arredi. Non serve nemmeno comprare gli impianti perché già c’è tutto. Quindi bisogna metterci le attrezzature e il personale. Quindi come è possibile che è più economico costruire la torre Covid al Cardarelli, attrezzarla e metterci il personale piuttosto che attrezzare una costruzione già realizzata? All’uomo della strada questo sembra un discorso impossibile.»

Non c’è la volontà di aprire la struttura di Larino?

«Non c’è la volontà. Voglio anche dare una possibilità e dico che forse ci potrebbero essere dei conteggi validi, però non li conosciamo. Se fosse stata trattata con trasparenza questa situazione, come dovrebbe essere quando si utilizzano i soldi pubblici, oggi non ci sarebbero tutte queste polemiche. A noi sindacati non ci dicono molto, diverse cose le conosciamo attraverso i mezzi di informazione.»

È molto grave.

«Infatti. Lo abbiamo fatto presente e il direttore generale ci ha risposto in una videoconferenza che potevamo anche vederci il sito. La correttezza dei rapporti sindacali dice che ogni delibera deve essere mandata per conoscenza. Un modo per coinvolgere le persone e renderle consenzienti, più volenterose nel lavoro. Queste sono regole elementari che da noi non ci sono.»

Come si esce da questa situazione?

«Nell’emergenza bisogna fare le cose in maniera più veloce. Se ne esce in base alle necessità. Si programmano le cose a lungo tempo, ma tutto questo non si sta facendo.»                        

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Farabutti!!!

#finiràpresto

#saretegiudicatipercriminicontrolumanità

«Siamo nel caos più assoluto»

L’INTERVISTA. Parla Lucio Pastore, Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia: «In questo momento ci vorrebbe un intervento esterno perché la gestione è ancora con una mentalità di tipo clientelistico, con la spinta verso la privatizzazione». L’analisi della Fondazione Gimbe ha messo in evidenza che nella settimana dal 17 al 23 febbraio il Molise ha registrato un incremento del 6,8%.

In Molise aumentano i casi Covid: «Siamo nel caos più assoluto»
Lucio Pastore, direttore UOS pronto soccorso di Isernia (ph Paolo De Chiara)

di Paolo De Chiara, WordNews.it

Una Regione abbandonata a se stessa. La vergognosa questione della sanità pubblica si trascina da anni. Solo il maledetto virus ha scoperto definitivamente le carte. La gestione politica nel piccolo Molise ha distrutto il sistema pubblico. Questa operazione è iniziata tanti anni fa, con altri sGovernatori (Michele Iorio, che oggi invia inutili comunicati stampa per attaccare politicamente l’attuale gestione politica, e Frattura, l’imprenditore prelevato dal centro-destra grazie alla “geniale” intuizione dei vertici di un “centro-sinistra” arrappato solo di potere).

Negli anni passati, quindi, è stata fatta una scelta mirata. Depotenziare il pubblico per “rafforzare” il privato. Ed oggi si vedono i risultati. Gli ospedali (quelli che restano) sono in affanno, gli operatori sono stremati, i cittadini sono terrorizzati.

La politica (rappresentata da personaggetti inutili), che dovrebbe risolvere i problemi della collettività, ha dimostrato tutta la sua incapacità.

Il Molise è gestito da dilettanti. Pericolosi e senza una visione. Anzi, con la loro visione. In tutto questo, è doveroso, aggiungere, che nessuna reazione si è mai registrata. “Ogni parola che non imparate oggi – diceva don Lorenzo Milani – è un calcio nel culo che prenderete domani”. I molisani sembrano felici di continuare a prendere i calci nel culo da questi esseri indegni.

E, come sempre accade, i nodi vengono sempre al pettine. Con il Covid i molisani ci stanno sbattendo la testa. Il servizio sanitario pubblico fa schifo. Non risponde più alle esigenze della collettività ma solo alle logiche affaristiche. Tutto è stato studiato a tavolino. La gestione clientelare, come ha spiegato Lucio Pastore, è l’unica strategia utilizzata in questi anni.

«Siamo nel caos più totale» ha affermato il direttore della dell’Unità operativa semplice del pronto soccorso di Isernia. Da quanti anni Pastore sta gridando ai quattro venti che la sanità era ed è nelle mani sbagliate? Quante denunce sono state fatte? (nella foto in basso la locandina di una manifestazione pubblica di quindici anni fa).

«Quello che avviene, quello che si vede è tutto il danno creato da una gestione clientelare negli anni nella scelta delle persone, delle responsabilità, nelle scelte strutturali. Sono state guidate dalle clientele». Comincia così la nostra conversazione con il medico di Isernia. «Fino a quando non è scoppiato il Covid si poteva anche nascondere. Adesso, con il Covid, il sistema si sta sbracando, perdendo pezzi uno dietro l’altro». Il chirurgo, in estrema sintesi, ha illustrato la situazione molisana. Pastore lavora da anni presso la struttura ospedaliera di Isernia. In diverse occasioni, dopo le sue prese di posizione, è stato “colpito” dalla feroce reazione dei dirigenti Asrem. Perché gli operatori non possono, in teoria, parlare. Ma questa forma di censura non ha mai chiuso la bocca alle persone libere.

Il doppio tampone che “blocca il sistema”

«Abbiamo ricevuto delle ordinanze assurde. Come l’ultima sul doppio tampone per il ricovero». Ogni paziente da ricoverare presso la struttura pubblica deve sottoporsi a un doppio passaggio. Una lungaggine che serve a creare nuovi disagi. «Il paziente deve aspettare almeno tre giorni prima di poter entrare in un reparto. Una disposizione che non esiste in nessuna altra parte d’Italia».

E allora perché è stata fatta? «Come un fatto di prudenza. Ma perché due e non tre? Più fai tamponi e più stai tranquillo? È una scelta che blocca il sistema. Infatti ha portato al caos e proprio quel caos ha permesso di fare gli accreditamenti presso i privati. È un caso? Non lo so. Si è creata, però, una situazione di difficoltà di gestione del servizio che poi si è risolta, secondo loro, con questo accreditamento. Ma non si è ancora risolta perché le difficoltà ci stanno ancora, siamo in attesa di questa terza ondata che sembra avvicinarsi. È una situazione caotica, manca il personale, ci troviamo a doverla affrontare in uno stato di stanchezza eccessiva da parte di tutti. Una pessima organizzazione territoriale, una pessima organizzazione per quanto riguarda gli ammalati di Covid».

I vaccini

«Bisogna vedere quale effetto avranno, tenendo conto anche delle varianti. Dai dati che vengono da Israele sembrerebbe esserci un vantaggio con il vaccino, una diminuzione della trasmissione della malattia. Ancora non si conosce bene l’effetto finale».

Le mani nei capelli

L’analisi della Fondazione Gimbe ha messo in evidenza che nella settimana dal 17 al 23 febbraio il Molise ha registrato un incremento del 6,8% dei casi totali di contagio. Numeri che fanno tremare i polsi: 403 casi positivi per 100.000 abitanti. (nella foto in basso la tabella dei nuovi casi).

«La gente sta morendo negli ospedali – ha affermato Italo Testa del Forum molisano per la difesa della sanità pubblica di qualità – . La parte economica, in Molise, è più importante della salute».

Del Forum fa parte anche Lucio Pastore. «In questo momento ci vorrebbe un intervento esterno perché la gestione è ancora con una mentalità di tipo clientelistico, con la spinta verso la privatizzazione. Le scelte si fanno secondo le esigenze delle diverse clientele e della privatizzazione». Un intervento del Ministero? «Un decreto Calabria, ma serve la volontà politica che non si vede e penso che con il governo Draghi è difficile che si possa vedere. Questo governo non può rappresentare l’intervento pubblico. La vedo dura per come sono le cose in questo momento.»

Il caso Molise

La piccola regione di 300 mila abitanti con 346 morti e «un indice di contagio che fa paura. E non si capisce il perché – dice Pastore -. Un giorno qualcuno ci dovrà spiegare tutto questo».

In Molise, però, esiste un commissario di nomina governativa. Si chiama Giustini e da tempo è ai ferri corti con i vertici della politica regionale. Ma la sua azione come può essere giudicata? «Qualche cosa ha evidenziato. Ad esempio il debito e l’origine del debito. Cosa sempre nascosta dai precedenti commissari. Ha fatto un insieme di proposte. L’indirizzo politico non è chiaro, non è un ripristino di una struttura pubblica efficiente ed efficace. Si parla semplicemente, e in senso generico, di ripianare la dimensione debitoria. Questo debito viene dal clientelismo e dalle privatizzazioni. Se non si agisce su questi due fattori si porta avanti solo un’operazione di facciata. Anzi, in questo modo, si favorisce la distruzione del sistema pubblico.»    

Larino: una struttura “abbandonata”

«Rientra sempre in quel concetto. Cosa ci dice il buon senso? Ho una struttura potenzialmente funzionale, la apro e faccio un ospedale Covid». Per farci cosa? «Raccogliere tutti i soggetti Covid, per permettere a tutti gli altri ospedali di funzionare per tutte le altre patologie. Una cosa intuitiva e semplice.»

Invece no. Non sembra tanto semplice. Non bisogna mai sottovalutare l’aspetto economico in Molise. «Fare una cosa del genere significa investire soldi pubblici nel pubblico e non a fini privati. Pure in quelle che sono le indicazioni ministeriali non vogliono che venga il pubblico a gestire. L’assurdo è che comunque i soldi dell’emergenza devono arrivare ai privati. Capitale umano non ne abbiamo più, tra poco dobbiamo chiudere. Ora che ci sta la possibilità di investire perché non si investe nel capitale umano?»                            

Un post, di qualche ora fa, pubblicato su Facebook da Pastore 

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Sanità in Molise. «Il presidente della Regione deve dimettersi e chiedere scusa»

L’INTERVISTA. Parla l’avvocato Enzo Iacovino, da sempre impegnato sul fronte dei diritti e delle battaglie civili. Lo abbiamo contattato per affrontare l’annoso problema della sanità molisana e la relativa situazione emergenziale: «La Regione Molise ha fallito, così come ha fallito la sanità molisana nella gestione dell’emergenza. La politica regionale non racconta la verità dei fatti». E sul centro Covid di Larino: «Il commissario Giustini ha subìto pressioni.»

Sanità in Molise. «Il presidente della Regione deve dimettersi e chiedere scusa»
L’avvocato Enzo Iacovino

di Paolo De Chiara, WordNews.it

«Sto preparando un modello per l’accesso alle cartelle cliniche, perché l’Asrem ha eccepito che vorrebbe le firme di tutti gli eredi. Noi sosteniamo che basta un singolo erede per poter accedere alle cartelle cliniche. Stiamo preparando l’accesso agli atti per avere tutti i documenti da parte del ministero e da parte della Asrem, tutti i dati trasmessi al ministero, lavorati secondo gli indici espressi nella circolare dell’aprile di quest’anno, in virtù della quale è stato stabilito il colore della Regione. Vogliamo capire se i dati sono reali oppure no. Noi abbiamo dei dati disponibili informalmente e vogliamo verificare i dati che hanno inviato.»    

Comincia così la nostra conversazione con l’avvocato Enzo Iacovino, da sempre impegnato sul fronte dei diritti civili. In questi ultimi mesi è diventato anche un punto di riferimento sulle tematiche legate alla malasanità e all’emergenza Covid. Proprio la settimana scorsa ha presentato in videoconferenza, insieme agli altri fondatori e iscritti, il Comitato «Dignità e Verità» per le vittime del Covid.

«Un gruppo di persone, parenti di vittime Covid, che hanno condiviso le proprie storie» – come ha specificato il presidente del Comitato Francesco Mancini -. «La verità deve venir fuori affinchè si possa mettere fine una volta e per tutte a questo strazio, perchè è proprio di questo che si tratta se pensiamo come sono morte quelle povere persone in quei reparti isolati, emarginati, abbandonati e privati di dignità. Dalle diverse storie che abbiamo raccolto e documentato si evince chiaramente che i nostri ammalati hanno chiesto aiuto in tutti i modi e con tutti i mezzi in loro possesso

«È chiaro che chi aderisce al Comitato – ha spiegato l’avvocato Iacovino – vi aderisce perché c’è stato un decesso e ha subito una grande sofferenza. Adesso bisogna capire è successo dal ricovero al decesso di tante persone. Quello che posso dire è che se, normalmente, in un reparto c’era un numero di infermieri e di medici, questo numero stabilito dalla legge è assolutamente saltato al reparto di malattie infettive del Cardarelli.»

Facciamo un esempio…

«Nel reparto di malattie infettive ci sono cinque sanitari, tra medici e infermieri e queste persone fanno dei turni e orari massacranti per garantire assistenza a circa sessanta ricoverati. Sono tantissimi e vanno ben oltre ogni limite consentito dalla legge. Un conto è accudire dieci persone altro è accudire cinquanta ricoverati.»

Per quanto riguarda questi malati, ad oggi, qual è la situazione?

«Se viene accertata la positività della persona, questa su rivolge al medico di famiglia e viene invitata a fare una quarantena, che può essere fiduciaria, laddove il soggetto è stato a contatto con un positivo oppure obbligatoria se ritenuto positivo. In quarantena si seguono delle profilassi non sempre omogenee. Ed invero ci risulta che sono diversi i protocolli terapeutici, già questo è pericoloso.»

Perché?

«Perchè non c’è un protocollo uniforme in tutto il territorio per la cura del Covid. Se la situazione dovesse aggravarsi e diventare critica, sempre dopo aver consultato un medico di famiglia, si contatta il 118 che ti porta al pronto soccorso più vicino. Quindi Termoli, Isernia o Campobasso…»

E dopo cosa succede?

«Bisogna mettersi in contatto con malattie infettive per capire se c’è posto. E qui già si crea il primo ingorgo. Dopodiché questi pazienti vengono portati a malattie infettive.

Stessa trafila per i positivi che si trovano nelle diverse strutture sanitarie.»

Dove ci sono pochi posti letto…

«Pochi posti letto disponibili rispetto ai pazienti che hanno necessità di cure.»

Quanti sono i posti di terapia intensiva disponibili in Molise?

«Per quanto mi è dato di sapere pochi rispetto ai 30, più 14. Loro sostengono che ci sono dei posti occupati che risulterebbero inferiori ai posti disponibili ma in realtà danno semplicemente dei numeri…»

Chi sono “loro”? A chi si riferisce?

«A chi va spesso in televisione a dare dei numeri. Mi esimo anche dal dire chi da i numeri. Noi abbiamo altri numeri e mi risulta che i NAS (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma, nda) sono andati a fare visita proprio per verificare questo aspetto. Quindi noi, a questo punto, attenderemo anche l’esito ispettivo per avere conferma di quelli che sono i nostri dubbi.»

Quindi non esiste una ufficialità sul numero dei posti di terapia intensiva?

«Sappiamo che terapia intensiva è satura e i posti sono inferiori a quelli che avrebbero dovuto attivare. Peraltro ci risulta che alcune sale operatorie siano state utilizzate per la terapia intensiva rendendone cosi inutilizzabili per gli interventi ordinari. Secondo le nostre fonti i dati sono diversi e siamo estremamente preoccupati su quella che è la mancanza di ufficialità rispetto alla colorazione della Regione in termini di gravità della pandemia. Tanto è vero che, se la Regione dovesse risultare diversamente colorata, in peggio, ci troveremo di fronte a delle condotte non restrittive che avrebbero agevolato l’espandersi della pandemia, con gravissime responsabilità.»

Perché il progetto del centro Covid, individuato inizialmente nella struttura sanitaria di Larino, è stato messo da parte?

«C’è stata una istanza da parte del 90% dei sindaci molisani (118, nda) che avevano caldeggiano la soluzione di Larino centro Covid, ma non per un fatto di campanile. Si conveniva su questa struttura chiusa per la sua modernità e oggettiva utilizzabilità per lo scopo. Ovviamente ha preso posizione anche il consiglio regionale, tanto è vero che la mozione votata in consiglio ha ricevuto la maggioranza dei voti. Non solo dalle opposizioni ma anche di quella parte di maggioranza che, in qualche modo, ha ritenuto di staccarsi per un motivo obiettivo e serio. Forte di questa posizione politica e amministrativa espressa dagli organi elettivi, sindaci e consiglieri, il commissario del Governo, Giustini, ha coerentemente predisposto un piano Covid individuandolo nell’ospedale di Larino.»

dalla trasmissione Titolo V, RaiTre

Cosa prevedeva questo piano Covid?

«Non solo la cura dei pazienti, ma anche la riabilitazione dei soggetti negativizzati e un loro sostegno psicologico. Sarebbe dovuto diventare, e non escludo che possa ancora diventarlo, un centro di eccellenza. Mi auguro che questi signori ci ripensino rimendiando in parte allo scempio che hanno fatto.»

E dove finisce il progetto di Giustini?

«Il giorno dopo ne è stato presentato un altro a firma del dirigente della sanità molisana, del direttore generale dell’Asrem e del sub commissario. Di fronte a questi due progetti Urbani, soggetto noto nel mondo della sanità che si occupa addirittura dei Lea (Livelli essenziali di assistenza, nda) e, pertanto, della sanità privata, ha chiamato il commissario.»

Per quale motivo Urbani ha chiamato il commissario?

«A noi risulta, perché c’è una lettera, che dopo aver osservato il progetto del commissario gli fa capire, senza mezzi termini – e questo è stato pubblicato in un articolo di un giornale -, che il progetto che avrebbe trovato concretezza sarebbe stato quello depositato dagli altri e non il suo.»

Ma il commissario alla fine ha firmato.

«Il commissario ha inspiegabilmente sottoscritto questo secondo progetto.»

Perché il commissario Giustini firma questo secondo progetto?

«A me risulta che lui sia stato quasi costretto a firmare questo progetto. La pressione che ha preceduto la sottoscrizione non mi risulta e sarebbe utile capire se e chi l’ha esercitata, rispetto a un commissario – un pubblico ufficiale –, al punto da indurlo a firmare un progetto che diversamente non avrebbe firmato.»

Lei come fa a dire questo?

«La prova che lui non avrebbe firmato, se non avesse ricevuto questa pressione, e sarebbe il caso che la Procura indagasse, la fornisce il commissario in un articolo, dove afferma che aver pregiudicato il progetto di Larino è stato un peccato, perché sarebbe stata l’unica struttura che avrebbe potuto garantire la cura e la riabilitazione dei soggetti malati.»

Stiamo parlando della famosa lettera sbandierata, in una trasmissione televisiva, dal presidente della regione Molise?

«Quel foglio non era altro che la lettera che aveva scritto Urbani a Giustini dove lo invitava, sostanzialmente, ad apportare delle modifiche. Però è improprio definire quella lettera una bocciatura. Quindi chi ha detto che il progetto è stato bocciato ha detto una bugia clamorosa.

Il progetto di Giustini non è stato mai bocciato.

Il commissario è stato costretto a firmare un altro progetto. Se io non fossi stato costretto a firmare qualcosa non mi lamenterei della scelta fatta. Questa è la mia deduzione.»

Lei, in un’intervista rilasciata qualche giorno fa a Radio Radicale, ha affermato che “gli ospedali molisani sono dei lazzaretti e nessuno parla”. A cosa si riferisce?

«Inopportunamente hanno introdotto la regola del silenzio ai medici impefendogli di comunicare e di esprimere la loro opinione e il loro diritto di critica. Diritti questi garantiti, compreso i dipendenti, dalla Costituzione e dallo Statuto dei Lavoratori. In questo caso ci troviamo di fronte ad un’azienda pubblica, che garantisce il diritto e la tutela della salute e a maggior ragione i medici dovrebbero parlare.

Noi cittadini abbiamo il diritto di sapere cosa accade in queste strutture, per sapere come stanno le cose. Nel rispetto del principio della libera scelta della struttura a cui rivolgerci. Se voglio, posso andare in qualsiasi ospedale della Repubblica italiana, perché è un mio diritto. E se mi viene detto che, ad esempio, a Campobasso non ci sono le precauzioni e la sicurezza giusta per potermi garantire da una infezione da Covid, devo essere libero di non andare. Ma devo essere, assolutamente, informato. La parola e la comunicazione tecnico/scientifica deve essere lasciata ai medici, non ai tecnici ne tanto meno ai politici manipolatori.»

La politica regionale racconta bugie ai cittadini?

«La politica regionale non racconta la verità dei fatti.»

La politica regionale è in grado di gestire questa emergenza?

«Ad oggi ha dimostrato di non essere in grado. Abbiamo delle certezze. La Regione Molise ha fallito, così come ha fallito la sanità molisana nella gestione dell’emergenza. Noi non godevamo di ottima salute in tema di sanità, vuoi per i grossi debiti pregressi, vuoi per il depauperamento a vantaggio di quella privata. Però il colpo di grazia lo hanno dato, in questa fase, coloro che avrebbero dovuto prendere delle iniziative a tutela dei cittadini. Non solo non hanno preso iniziative, ma hanno affossato gli ospedali molisani e, pertanto, oggi non abbiamo più gli ospedali che ci possono garantire la sicurezza in caso di ricovero per patologie diverse dal virus.»

Angelo Giustini

Il commissario Giustini è stato all’altezza del compito?

«A Giustini hanno dato un bellissimo cavallo, ma senza sella e senza stalla dove poterlo ricoverare. È un cavallo che corre da solo. Mi sono permesso di suggerire di utilizzare la guardia di finanza per lo svolgimento dei suoi compiti e prendere provvedimenti rispetto a chi non ha osservato compiutamente le leggi nella gestione della sanità. Ho anche suggerito di rimuovere il direttore generale della Asrem e comunque di dichiararlo decaduto. Come stabilisce il decreto legge Calabria, poi convertito in legge, che gli consente di poter gestire questa fase e di nominare un commissario, in sostituzione del direttore generale. La legge permette di nominare un direttore generale d’intesa con il presidente della giunta regionale…»

Esiste questa intesa?

«Se questa intesa non c’è la nomina spetta al ministro con un decreto, su proposta del commissario. Questo doveva già accadere. A me risulta che il direttore generale sia stato nominato direttamente dal presidente della giunta regionale, in violazione di questa legge.»

E perché Giustini non interviene?

«Bisogna chiederlo a lui. Ma c’è bisogno di decisionismo.»

Lei su Radio Radicale ha dichiarato: “stanno tenendo ben addomesticata l’informazione”. A chi si riferisce? Sta puntando il dito contro l’informazione nazionale o regionale?

«Mi riferisco a tutta l’informazione. A livello nazionale, ad esempio, non abbiamo un’informazione sul Molise, se non per piccole situazioni.»

“Abbiamo il fondato dubbio che questa Regione non abbia mandato i dati, quelli veri, al ministero”. Lei conferma questa sua affermazione?

«Assolutamente sì.»

È molto grave, se dovesse corrispondere alla realtà. Non crede?

«Qualcuno, se vuole, mi può querelare. Così, finalmente, facciamo i processi nel Molise.»

Ma per quale motivo: per una questione di attribuzione del colore o per nascondere qualcosa?

«Mi auguro che non sia solo un gioco.»

Cosa intende?

«Al momento lo potremo considerare un gioco di potere, quello di dire “io sono il più bello di tutti”. Nel Molise assistiamo ad un teatro dell’assurdo di soggetti che auto proclamano la loro efficienza ma in realtà non sono all’altezza della situazione. Soggetti che hanno provocato danni irreparabili e irreversibili. A mio avviso, il presidente della giunta, solo per come ha gestito l’emergenza dovrebbe semplicemente dimettersi e chiedere scusa ai cittadini molisani.»

AVVERTENZA: Poche ore fa abbiamo tentato di metterci in contatto con il commissario ad acta Angelo Giustini.

Non siamo stati fortunati.

Continueremo a farlo, per poter riportare anche il suo punto di vista.  

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Per il presidente della commissione antimafia regionale: «La politica molisana ha dato il cattivo esempio»

L’INTERVISTA. Dopo l’approvazione del Rapporto sul fenomeno della criminalità organizzata in Molise abbiamo incontrato il consigliere regionale Vittorio Nola (M5Stelle): «Il Molise non è un’isola felice.» Sui rifiuti e sulle discariche: «Rischiamo di diventare la pattumiera d’Italia. Da tempo stiamo chiedendo che le discariche del Molise devono essere in funzione dei consumi e dei rifiuti molisani. Le bonifiche dei siti inquinati non sono mai state fatte e mancano i controlli». Sul Registro dei Tumori e sull’emergenza sanitaria: «Finalmente, adesso, è stato reso operativo. Visto come stanno andando le cose nella nostra Asrem non sono ottimista sui tempi. Mi riferisco alle indecisioni sul piano Covid, alle indecisioni sul piano della sanità territoriale.»

Per il presidente della commissione antimafia regionale: «La politica molisana ha dato il cattivo esempio»
Vittorio Nola, presidente della commissione antimafia del Molise

di Paolo De Chiara, WordNews.it

«I lavori della Commissione antimafia sono originati da una legge approvata a fine 2018 all’unanimità del consiglio regionale del Molise. La commissione ha iniziato i lavori nel 2019, chiudendoli nel periodo post pandemico, alla fine di giugno 2020. Elaborando un rapporto, diventato pubblico, che è stato approvato all’unanimità in commissione e in consiglio regionale». Abbiamo incontrato il consigliere regionale del M5Stelle Vittorio Nola, presidente della commissione antimafia del Molise e siamo partiti dallo Studio sul fenomeno della criminalità organizzata in Molise. Con Nola non ci siamo soffermati solo sul Rapporto, ma abbiamo allargato il ragionamento anche ad altri temi di fondamentale importanza. «In un anno abbiamo chiuso un documento molto importante, che riepiloga a trecentosessanta gradi le problematiche che noi abbiamo.»

Cosa è emerso?

«C’è stata, fino ad oggi, una grande attivazione, soprattutto, sul contrasto del fenomeno dell’usura e della droga. Non avevamo notizia, in Regione, di avere undici beni confiscati alle mafie, che erano in custodia alla ANSBC (Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, nda), con cui adesso la nostra Regione deve rapportarsi per poter valorizzare questi beni.»

Dove si trovano questi beni confiscati alle mafie?

«Sono dislocati tra Venafro e Campomarino.»

Cosa significa aver confiscato dei beni alla criminalità organizzata?

«Significa che il nostro territorio, in passato, è stato già infiltrato. Nella ricostruzione storica che abbiamo fatto ci siamo resi conto che abbiamo avuto ospiti – decine di anni fa – a Rotello Ciancimino (l’assessore di Palermo, famoso per il “sacco di Palermo”, parte integrante della mafia dei Corleonesi e punto di contatto con le Istituzioni per l’avvio della Trattativa Stato-Mafia, nda), Michele Zagaria (uomo di vertice del clan dei Casalesi, nda) a Macchia di Isernia ed altri esponenti. Questa operazione ha consentito di ospitare nelle nostre terre altre persone o agli arresti domiciliari oppure confinati e non ha fatto altro che aumentare questa rete di infiltrazione che si è dedicata molto al discorso della droga.»

A che punto siamo, oggi, con le infiltrazioni?

«Quando abbiamo pubblicato e reso pubblico il Rapporto, anche con grande soddisfazione nostra, c’è stata una attivazione sia della Procura che delle forze dell’ordine.»

La DDA di Campobasso?

«Sì, ci sono state operazioni importanti fatte al contrasto di questo fenomeno. L’altra cosa che sta accadendo è che la cabina di regia, che noi abbiamo suggerito, tra Inail, Inps e Procura di Campobasso, per l’evasione fiscale e il contrasto al lavoro nero, avrà luce a breve termine.»

Le mafie hanno investito in Molise?

«Attualmente chiediamo di avere un’attenzione particolare sui reati ambientali, i reati connessi alle agromafie e al discorso del traffico dei rifiuti. Su questi temi qualche evidenza in più è emersa, soprattutto nel basso Molise ci sono state delle operazioni che hanno interessato dei terreni agricoli. Sempre nel basso Molise è emerso il fenomeno dei “cavalli di ritorno”. Nelle province a noi contingue, di Foggia e di Caserta, dobbiamo alzare un po’ le barriere della prevenzione, proprio per evitare che queste cose peggiorino.»

In passato, in provincia di Isernia, due fratelli acquistarono due aziende nel nucleo industriale di Pozzilli Venafro. I legami erano molto forti con la camorra. Il pericolo degli investimenti dei soldi sporchi è ancora attuale?

«Queste problematiche sono state affrontate e, al momento, non risulterebbero ulteriori… quantomeno questa vicenda qui si è spostata di territorio, nel senso che non riguarda più il Molise. Adesso, che ci siano ulteriori avvicinamenti che riguardano il discorso del riciclaggio delle plastiche e, quindi, dei rifiuti è quello che noi abbiamo chiesto di monitorare con attenzione. Il rischio che diventiamo la pattumiera d’Italia l’ho più volte suggerito.»

Cosa bisogna fare per evitare questo pericolo?

«La nostra Regione deve assolutamente rivedere il piano rifiuti del 2016, che è scaduto. Da marzo del 2019, siamo in ritardo di oltre un anno, si poteva rivedere.»

Perché questo ritardo?

«Gli assessori sono cambiati e ogni volta ripartiamo sempre da capo.»

Perché è importante rivedere il piano rifiuti regionale?

«Bisogna collegarlo al piano delle discariche che non c’è.»

Ma le discariche ci sono.

«Da tempo stiamo chiedendo che le discariche del Molise devono essere in funzione dei consumi e dei rifiuti molisani.»

Però quando viene chiesto l’allargamento delle discariche le autorizzazioni arrivano…

«Esattamente.»

Senza un piano rifiuti?

«Le autorizzazioni passate sono arrivate con il piano rifiuti. Ma non c’è il piano delle discariche. Quindi non so quella discarica per quanti anni potrà vivere e per quanti anni sarà sufficiente. Ecco perché bisogna stare molto attenti a questo piano rifiuti.»

Perché?

«Rinnovarlo significa dover tagliare i rifiuti extraregionali.»

I rifiuti in Molise da quali Regioni arrivano?

«Prevalentemente dall’Abruzzo, ci sono dei contratti, e dalla Campania. La Regione Molise deve fare assolutamente questo piano discariche. Ma si devono anche bonificare i siti inquinati, a cominciare dall’area SIN di Guglionesi e le altre, dove sono stati anche stanziati dei soldi ma le bonifiche non partono.»

Perché?

«Ci sta sempre la discussione su chi è il responsabile dell’attività…»

Soldi bloccati o soldi buttati?

«In parte non spesi e in parte, oggi, insufficienti rispetto agli stanziamenti iniziali. Ma se non c’è nessuno che ci lavora e presenta dei progetti per fare questo rimarremo così nei prossimi dieci anni. Il piano di discarica deve essere affidato a un dipartimento della Regione. E da lì che bisogna pianificare il tutto.»

Chi controlla i rifiuti che arrivano da fuori regione?

«La nostra statale, ormai, è piena di camion che gestiscono i rifiuti. Certo, ogni tanto ci sono dei controlli, ma non sono costanti. Vengono fatti in maniera sporadica, non sono organici.»

Quindi potrebbe entrare di tutto?

«Potrebbe succedere, assolutamente. I camion sono tantissimi e non mi sembra che vengano controllati tutti e a tutte le ore.»

E cosa bisognerebbe fare?

«Nelle aree di discarica e nelle aree dove ci sono gli impianti che gestiscono rifiuti devono esserci dei controlli molto più importanti. Ecco perché stiamo chiedendo da tempo un potenziamento dell’Arpa…

Ma se l’Arpa non ha nemmeno i macchinari idonei per controllare…

«Esattamente. Non a caso ho chiesto l’affiancamento con l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nda).»

Soffermiamoci sulla situazione dell’Arpa. Cosa controllano senza macchinari?

«La questione ambientale non è solo l’aria, non sono solo le polveri sottili…»

Aria, acqua e terreno. Ma senza macchinari cosa controllano?

«La Regione ha stanziato dei soldi…»

Ma quando scoppia un incendio in un nucleo industriale come fanno a dire che sta “tutto a posto”?

«Sono stati stanziati milioni di euro a favore dell’Arpa, già nel 2019. Non abbiamo notizia dall’Arpa se questi finanziamenti che ha ricevuto sono stati tradotti in acquisto di macchinari idonei ed ecco perché stiamo insistendo da sempre con il ministro Costa affinché affianchi da subito l’Ispra.»

Perché?

«L’Ispra ha già tutti gli strumenti. È fondamentale questa attività di collaborazione.»

A che punto siamo con il Registro dei Tumori?

«Subito dopo l’uscita del Rapporto l’Asrem ha dato notizia che ha reso operativo il Registro Tumori.»

Cosa significa che lo ha reso operativo?

«Ha fatto tutti i regolamenti necessari per poter far affluire gli input da tutte le Asrem.»

Sono 16 anni che si parla di Registro dei Tumori in Molise. La prima delibera risale al 2004 (delibera di giunta 1782).

«Finalmente, adesso, è stato reso operativo. Quindi noi ci attendiamo che per fine anno ci sia, quantomeno, la prima release. Per capire qual è la situazione.»

Lei è ottimista?

«Visto come stanno andando le cose nella nostra Asrem non sono ottimista sui tempi.»

Che significa “come stanno andando le cose”, a cosa si riferisce?

«Mi riferisco alle indecisioni sul piano Covid, alle indecisioni sul piano della sanità territoriale.»

Perché parla di “indecisioni”?

«Non si prendono le decisioni giuste nei tempi giusti come il territorio chiede per organizzare, ad esempio, una sanità territoriale tra Isernia e Venafro, oppure tra Larino e Termoli. Lo stesso ragionamento vale per l’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove tutti hanno paura a ricoverarsi, infatti c’è un problema, perché in quella struttura si è creata ancora una volta la confusione tra Covid e non Covid.»

E di chi sono le responsabilità?

«Ci sono dei decreti attuativi che i commissari di Governo hanno elaborato a partire dal mese di febbraio del 2020 ma che risultano ancora non attuati. Le responsabilità sono di chi non le attua.»

E quindi di chi sono?

«Esiste un direttore generale dell’Asrem, esiste il direttore generale della salute che dipendono tutti, come struttura gerarchica, dal capo della Regione. Lui nomina i dirigenti.»

La responsabilità è della politica?

«Delle persone che hanno la responsabilità. In sintesi, gli stipendi di Florenzano (direttore generale dell’Azienda sanitaria regionale del Molise), della Gallo (direttore generale per la Salute) e della Scafarto (direttore sanitario) glieli paghiamo noi cittadini molisani e, quindi, noi vorremmo semplicemente che questi signori facessero le cose che gli vengono chieste di fare. Se non le fanno, il loro capo, cioè quello che li ha nominati, cioè Toma (governatore del Molise, nda), dovrebbe richiamarli e dire: “perché non fate questo, questo e quest’altro?”. Questo è quello che manca, il controllo e il monitoraggio. Abbiamo fatto l’esempio dell’Arpa, ma sulla sanità è la stessa cosa. Mancano i controlli.»

Ma perché succede questo?

«Perché, secondo me, non c’è esperienza nella gestione delle cose. Bisogna essere competenti, nell’ottica del benessere pubblico.»

Come è stata gestita l’emergenza Covid in Molise?

«L’emergenza Covid ci vede ancora in difficoltà. Invece di risolvere il problema stiamo ancora rincorrendo il virus. È chiaro che sono stati fatti degli errori.»

Per ritornare al Rapporto realizzato dalla commissione antimafia regionale, possiamo ancora affermare che il Molise è un’isola felice?

«Adesso tutte le Istituzioni, anche in Molise, hanno la percezione vera, reale che non siamo un’isola felice.»

Perché parte della classe dirigente continua a dire che il Molise è un’isola felice?

«È la parte della classe dirigente che non ha letto il Rapporto.»

Mi scusi, ma non bisognava leggere il Rapporto per accorgersi delle infiltrazioni e delle presenze trentennali delle organizzazioni criminali.

«Questa è la sottovalutazione. E non posso essere io a dire il perché hanno sottovalutato il tema. Ora dobbiamo alzare le difese, dobbiamo migliorare la prevenzione in tutti i settori. Dobbiamo fare una grande operazione di educazione e formazione, ma non solo degli studenti.»        

A chi si riferisce?

«Agli amministratori pubblici, che non hanno compreso un piccolo particolare.»

Quale?

«La mafia o le infiltrazioni non sono un fenomeno, ma è una mentalità. Se tutti gli amministratori si adeguano a questi comportamenti, a questa mentalità non fanno altro che agevolare le infiltrazioni. Dobbiamo agire sulla cultura.»

Lei sta affermando che, in questi anni, in Molise la classe dirigente, la politica ha dato il cattivo esempio?

«Assolutamente, sì.»

Può spiegare meglio?

«Altrimenti non avremmo potuto avere tutte le evidenze che abbiamo avuto. Nelle audizioni è emerso un grido d’allarme da parte di tutti: dai sindacati agli amministratori, dalle Istituzioni alle forze dell’ordine. Tutti ci hanno raccontato un pezzo.»      

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Sanità molisana, parla Italo Testa: «È in uno stato di abbandono»

INTERVISTA al presidente del Forum molisano per la difesa della Sanità pubblica: «Il diritto alla salute è sparito. I commissari sono stati creati per distruggere la sanità pubblica». Sul Covid: «Bisogna prepararsi per una ripresa della patologia virale». Sui parlamentari 5Stelle: «Non riesco a giudicarli positivamente. Probabilmente sono divisi tra di loro, c’è chi è per una continuità della politica sanitaria e chi è per il cambiamento. Speravo molto in questo cambiamento. Quando fu nominata la dottoressa Grillo ministro della Sanità come prima cosa disse che la sanità italiana è pubblica e privata convenzionata. Mi ha fatto cadere le braccia. È stata una grossa delusione aver sentito questa bestemmia».

Sanità molisana, parla Italo Testa: «È in uno stato di abbandono»

di Paolo De Chiara

«La sanità molisana è in uno stato di abbandono». Queste le parole utilizzate dal dott. Italo Testa, presidente del Forum molisano per la difesa della Sanità pubblica di qualità. Il tenace professore che da qualche anno si è messo in testa di opporsi e di contestare le scelte discutibili della politica molisana su un settore molto delicato. Per il suo impegno, in passato, ha ricevuto anche pesanti minacce di morte, ma non ha mai arretrato di un millimetro. Lui, medico in pensione, ha un sogno: la sanità pubblica deve tornare ad essere di qualità. Anche in Molise. Lo abbiamo intervistato in un momento particolare per la sanità molisana, dove le contraddizioni – già denunciate negli ultimi anni – sono emerse anche grazie all’emergenza Covid.

Ma qual è la situazione attuale?

«Ci sono tre Ospedali residui in Molise: il “Cardarelli” di Campobasso, il “Veneziale” di Isernia e il “San Timoteo” di Termoli. Tutti e tre sono stati utilizzati come ospedale Covid e, quindi, chiusi per le altre specialità, con l’aggravante che già prima della patologia virale erano già molto sotto, sotto, sotto organico a causa del blocco del turnover che dura da 12 anni».

Con la legge Grillo si sono riaperti i concorsi.

«Avevano riaperto la concorsualità anche per le zone che erano in debito sanitario, ma non sono stati espletati».

Per quale ragione?

«Con la scusa che la gente non vuole venire nel Molise».

Perché la gente non vuole venire nel Molise?

«In effetti venire nel Molise diventa una scelta difficile».

Perché?

«Con il rischio di chiusura degli ospedali chi è che ci viene a lavorare se poi, dopo un anno, se ne debbono andare. Già i molisani se ne vanno tutti per la situazione che c’è. Molti medici molisani li ritroviamo ovunque, anche ad alti livelli. Gente capace che se ne è dovuta andare perché qui non trovava sfogo. Man mano che veniva depauperata la sanità pubblica si avvantaggiava notevolmente quella privata accreditata. Una situazione di grossa difficoltà, soprattutto dopo la chiusura dell’ospedale di Venafro e dopo la chiusura dell’ospedale di Larino. L’ospedale di Agnone è stato depauperato di tutti i servizi, ha solo il nome di ospedale di zona disagiata, ma non ha quei servizi. Nonostante tutto questo, compresa la riduzione del Cardarelli, dove il POS di Frattura (nei giorni scorsi è stato clamorosamente bocciato dalla Corte Costituzionale l’art.34 bisnda) aveva stabilito che ci dovevano essere due posti letto di malattie infettive, gli unici letti in tutta la Regione Molise».

E con il virus cosa è successo?

«Nel Molise per fortuna abbiamo avuto un numero limitato di decessi. Sono 22 decessi su 300mila abitanti, non è che siano proprio pochi. E c’è stata anche una grossa moria degli anziani. Molti sono morti a casa e non sappiamo come, ma sicuramente non sono andati in ospedale».

Perché non sono andati in ospedale?

«Perché gli ospedali erano chiusi, erano aperti solo per le urgenze. Anche per le urgenze i malati preferivano rimanere a casa, piuttosto che correre il rischio di andarsi a prendere il Covid19 che era considerata una condanna a morte sicura per un anziano o per un malato. C’è stata una presa di posizione dei cardiologi molisani, anche come associazione cardiologica italiana. Sono aumentati i morti per infarto perché non volevano andare in ospedale e si mantenevano i loro problemi cardiaci. Quindi c’è stata anche questa aggiunta. La disposizione di chiusura dei ricoveri e degli ambulatori per altre patologie era derivata da questo, che gli ospedali generali pubblici erano diventati tutti ospedali covid».

Secondo lei come è stata gestita questa emergenza dalla politica regionale?

«Male».

Che intende?

«È stata colta all’improvviso e non si è preparata adeguatamente a difenderci da questa situazione e, quindi, l’errore è stato proprio quello di convogliare tutto nell’ospedale generale. C’era stata un’altra grossa problematica italiana, ovvero quella di stabilire di chiudere tutti i piccoli ospedali, puntando sull’ospedale generale grande che doveva fare le grandi cose e questo ospedale generale grande si è dimostrato un gigante dai piedi d’argilla. Con il covid è crollato l’ospedale, come ospedale generale. L’altra patologia è stata disconosciuta. Ovunque, non solo in Molise. Parliamoci francamente…».

Prego…

«Con questa linea politica, partita con Berlusconi, è stata proseguita da Renzi, quindi dal Pd con Gentiloni, hanno pensato di chiudere i piccoli ospedali puntando sull’ospedale unico, come hanno cercato di fare qui nel Molise. Senza sapere che nelle situazioni gravi, come quelle del Molise, se metti un ospedale e la gente non riesce a raggiungerlo quella struttura non esiste».

Il covid ha insegnato qualcosa? La sanità pubblica molisana è preparata per una eventuale emergenza?

«No. Bisogna prepararsi per una ripresa della patologia virale da covid. Sappiamo ormai, sia dall’andamento delle epidemie ma soprattutto dall’andamento delle pandemie, che queste situazioni non si esauriscono in tre mesi. In poco tempo riescono ad essere attutite per questioni ambientali, per questioni climatiche. Però ritornano, specialmente le pandemie. Girano tutti i continenti e siccome la terra è diventata piccola, ritornano. Come stanno ritornando in Corea, come stanno ritornando in Sud Corea. Sembravano esaurite, ma stanno ritornando. In Italia, purtroppo, tornerà. E se si vuole ripetere lo stesso errore di non isolare questi malati in ambienti specifici, chiuderanno di nuovo gli ospedali. In Molise si sta discutendo da mesi se fare una struttura isolata oppure farla nel “Cardarelli”, come è stato fatto fino ad ora».

Qual è la ratio di queste discussioni?

«Campobasso vuole mantenere l’ospedale unico. La teoria dell’ospedale unico fa comodo al “Cardarelli”. Fa comodo avere l’ospedale unico perché così si è sicuri che l’ospedale resta unico nel Molise. Questo è l’errore più grave che ci possa essere. Anche se metti un padiglione a parte dove ci metti i malati, l’ambiente è sempre quello. Devono arrivare questi soldi da Roma e se l’ospedale pubblico covid non si fa, chi lo fa?»

Chi lo fa?

«Il privato. In Molise la situazione è drammatica, questa discussione che si sta facendo sull’ospedale unico covid a Larino e misto covid al “Cardarelli” è una cosa incomprensibile ai più».

La sanità in Molise è commissariata da tanti anni. Lei come giudica l’azione di questi commissari?

«I commissari sono stati creati apposta per distruggere la sanità pubblica. Un disegno strategico statale. Il commissario era il governatore, al quale erano stati affiancati dei funzionari ministeriali come subcommissari con l’obbligo della firma e del controllo. In 12 anni ci sono stati cinque subcommissari e un co-commissario, non dobbiamo dimenticare che nell’ultimo periodo di Iorio (già sGovernatore del Molise, nda), con il governo MontiBalduzzi era ministro della Sanità, fu mandato il commissario Basso con lo scopo di fare un nuovo piano per risanare il bilancio. Questo piano non si è saputo che fine abbia fatto. È stato pubblicato ed è stato ritirato. Dopodiché fu eletto Frattura (penultimo sGovernatore del Molise, nda). C’è una grossa responsabilità dei Governi che collimava con la volontà dei commissari di gestire la sanità da soli. Tutti i funzionari dovevano fare quello che diceva il commissario. Noi adesso sappiamo che le somme che venivano pagate dai molisani per l’aumento dell’Irpef non venivano versate sul conto della sanità per ridurre il debito, ma venivano usate per pagare altre cose».

Ad esempio?

«Tipo anche i mutui che non dovevano essere pagati con quei quattrini».

Le responsabilità, quindi, non sono soltanto della politica regionale?

«No, anche dei Governi che si sono succeduti. Pensiamo, ad esempio, che il POS Frattura, con due posti letto di malattie infettive per tutta la Regione, è stato approvato con legge dello Stato, durante il governo Gentiloni. Questo ci offre la misura di quella che è la volontà. Il mio timore è che il Pd al Governo continui con questa linea. Non vedo nessun ritorno verso il pubblico».

Qual è l’obiettivo politico?

«La privatizzazione spinta verso il sistema assicurativo. Con una parvenza di sanità pubblica, che c’è sempre stata. Il diritto alla salute conquistato con legge è sparito completamente. Adesso, nei contratti di lavoro, anche dei metalmeccanici che sono la categoria più tosta dal punto di vista sindacale, hanno accettato di avere invece dell’aumento salariale la copertura assistenziale. E poi il datore di lavoro è anche azionista dell’assicurazione. Sono somme che vengono date, ma non sono pensionabili».

E l’attività del vostro Forum come prosegue?

«Stiamo lottando da anni per cercare di riportare, puntando sulla ripresa dei concorsi, il personale. In questi dodici anni sono stati dati gli incarichi temporanei e questo è un modo per tenere sotto ricatto le persone. Non possono parlare. ‘Se non sei di ruolo io ti cambio’, questo è accaduto».

È possibile invertire questa situazione?

«La Regione Molise può chiedere, come è stato fatto per la Calabria, una legge che annulli il debito sanitario la cui responsabilità, in gran parte, ricade sui Governi che si sono succeduti. Questo è il primo passaggio e su questo si è convinto anche il commissario Giustini».

Quali sono i successivi passaggi?

«Ridimensionare, come stanno chiedendo in altre regioni italiane, il privato convenzionato e ridare ossigeno al servizio pubblico. I danni sono stati a causa della privatizzazione. La gente ha capito».

Cosa potrebbero fare i cittadini? Quale potrebbe essere il loro ruolo?

«I cittadini dovrebbero muoversi anche loro. La gente teme che molti che predicano e portano avanti certe iniziative pensino poi a presentarsi alle elezioni».

È una cosa negativa?

«La gente coglie il sospetto che il fine sia soltanto personale e non generale».

Ma la gente è brava, poi, a scegliere il meglio nella cabina elettorale?

«Dopo la parentesi Frattura è successo un fatto importante. Il Molise ha tirato fuori quattro parlamentari, i molisani hanno spostato il loro voto sui Cinque Stelle, azzerando tutti gli altri partiti. Un risultato c’è stato, la gente ha risposto. Poi è chiaro che sono corsi ai ripari per le regionali, il potere è grosso. C’è stata questa situazione. Noi possiamo giudicare l’azione degli eletti, ma la gente ha dimostrato che c’è un cambiamento».

Come possiamo giudicare l’azione politica dei nuovi eletti in Parlamento?

«Non riesco a giudicarla positivamente. Probabilmente sono divisi tra di loro, c’è chi è per una continuità della politica sanitaria e chi è per il cambiamento. Tra di loro non sono d’accordo. Speravo molto in questo cambiamento. Quando fu nominata la dottoressa Grillo ministro della Sanità come prima cosa disse che la sanità italiana è pubblica e privata convenzionata, allo stesso livello. Mi ha fatto cadere le braccia. Non si rendono conto che finanziano direttamente la sanità privata accreditata e una parte del fondo sanitario dato al privato, circa il 24%, va al profitto e non alla cura. È stata una grossa delusione aver sentito questa bestemmia fatta dalla ministra Grillo».

Sulla sanità ha registrato un impegno da parte dei parlamentari molisani?

«No, non c’è stata alcuna risposta. Quando è tornato al Governo il Pd, che ha grosse responsabilità, non so se ha cambiato idea sulla sanità convenzionata. Altrove stanno ancora parlando dell’ospedale unico. Non si sono pronunziati, non hanno chiarito sulla sanità privata e su quella pubblica. Non ho sentito una parola in questa direzione».

Lei che idea si è fatto?

«Esistono dei grossi poteri forti».

Può fare un esempio?

«Molta della sanità privata, ad esempio, è confessionale, fa capo al Vaticano. Il Vaticano è l’ago della bilancia di quello che succede nel Comune di Roma. L’intervento del Papa fece cadere il sindaco Marino, perché era un personaggio scomodo. Con la Raggi il Vaticano non è intervenuto».

Prima lei ha nominato il commissario Giustini, come giudica il suo operato in Molise?

«Si è trovato in una situazione difficile. Non mi voglio schierare, come Forum, sulla venuta di un commissario esterno. Giustini ha capito la situazione molisana e ha capito che se non si esce dal debito il Molise non avrà un futuro sanitario. Lui si è trovato con il governatore che remava contro, con la struttura che remava contro. Si è trovato isolato in questo ambiente».

Quali saranno i prossimi impegni del Forum?

«Abbiamo iniziato un’attività un po’ più larga di quella molisana. Siamo stati tra i promotori di un Comitato sanitario nazionale colloquiando con gli altri comitati delle altre regioni che andavano nella direzione nostra, subendo il disturbo di altri comitati che erano impegnati su un terreno limitato».

Perché lei, come presidente del Forum molisano, non partecipò alla manifestazione romana in difesa della sanità pubblica?

«Non partecipai alla manifestazione che si fece a Roma perché non era chiaro l’intento. Si chiedevano le stesse cose che voleva Toma e si chiedeva l’abolizione del commissario esterno e però, gli organizzatori, erano per la sanità pubblica. Dove era la logica in tutto questo? Adesso c’è la posizione sull’ospedale di Larino che deve essere ospedale completo, non solo covid, ma non riesco ad accettare questa posizione così massimalista. Per me il covid non è una scusa, ma una preoccupazione».

da WordNews.it

BOCCIATA la scelta di Frattura: l’articolo del POS è incostituzionale. Pastore: «Lo avevamo detto»

INTERVISTA a Lucio Pastore, Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia. «Non so se ci sta pure un danno patrimoniale a cui dovrà rispondere il presidente e company. Non è una bella situazione, strutturata ai fini del potere». LA SENTENZA. LA CORTE COSTITUZIONALE «dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96».

BOCCIATA la scelta di Frattura: l'articolo del POS è incostituzionale. Pastore: «Lo avevamo detto»

di Paolo De Chiara

La Corte Costituzionale «dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96».

Una sentenza prevedibile. L’articolo 34-bis del Piano Operativa sanitario di Frattura (penultimo sGovernatore del Molise) era, sin dall’inizio, palesemente incostituzionale. Il Forum in difesa della Sanità Pubblica (nelle prossime ore pubblicheremo in esclusiva una intervista al leader del movimento Italo Testa), attraverso le parole del dott. Lucio Pastore (nella foto in basso), lo aveva denunciato in diverse occasioni.

Ora è ufficiale. La scelta politica è stata sonoramente bocciata. Quella scelta, tanto contestata, è stata spazzata via. Chi pagherà per i tanti danni causati? 

Abbiamo contattato il Direttore dell’UOS Pronto Soccorso di Isernia, per registrare il suo punto di vista.

«Ora dovrebbe cadere il POS di Frattura, si possono aprire dei contenziosi. Ma i danni fatti come si recuperano? Questa è una delle tattiche che usano».

Partiamo dall’inizio.

«Il ricorso è stato fatto dalla Neuromed, avevano tolto dei posti letto, invece di essere 156 erano diventati 145. Dopo il ricorso al Tar, la struttura ha posto la questione di legittimità a livello della Corte Costituzionale, proprio per questo famoso art. 34 bis».

Possiamo spiegare meglio?

«Per far approvare il POS (Piano Operativo Sanitario, nda) Frattura lo fece inserire nella Finanziaria. In questo modo non era più possibile fare ricorso e altre cose perché è una legge dello Stato. Questa doveva essere la ratio.»

Quali sono i danni?

«Tutto quello che hanno fatto: dalla chiusura degli Ospedali alla declassificazione delle strutture da unità complesse a unità semplici; dalla creazione e allo spostamento di alcune strutture, ad esempio da Isernia a Campobasso alla cessione, ad esempio, di oncologia e della cardiologia che sta nel piano. Tutte queste cose ormai sono avviate e i danni sono stati fatti. Come fai a recuperarli? Questo porterà a dei contenziosi».

Con il POS bocciato dalla Corte Costituzionale cosa accadrà?

«Si dovrà ritornare allo status quo ante».

Vogliamo ricordare lo status quo ante?

«Prima di tutto devono essere riaperti gli altri Ospedali che hanno chiuso».

Poi?

«Non si ci si può più affidare alla struttura stoke e hub, come hanno fatto, declassando gli Ospedali di Isernia e di Termoli. I passaggi dalle unità semplici alle unità complesse non sono più possibili. Bisognerà ridiscutere tutto da un punto di vista teorico».

Questa classe dirigente è in grado di affrontare questa situazione?

«Non è affatto in grado, ma il caos fa parte di chi gestisce il potere. Lo sapevano pure loro che era incostituzionale questa cosa. Però in questi anni hanno fatto tutti i casini possibili e inimmaginabili nell’applicazione del POS. Non so se ci sta pure un danno patrimoniale a cui dovrà rispondere il presidente e company. Non è una bella situazione, strutturata ai fini del potere».

Qual è la posizione del Forum in merito a questa vicenda?

«La nostra posizione ufficiale, fin dal primo momento, è che era incostituzionale mettere nella legge finanziaria il POS, perché è un atto amministrativo regionale e non può stare in una finanziaria. Lo avevamo detto in tempi non sospetti, ci sono anche delle interviste fatte, degli interventi pubblici in occasione di alcune manifestazioni a tutela della Costituzione. Ponemmo la questione della incostituzionalità di quest’atto che danneggiava enormemente la sanità molisana. Siamo stati sempre contrari. Abbiamo anche cercato di portarla all’attenzione della Corte Costituzionale, ma ci dissero che non eravamo legittimati a farlo, in quanto il Forum era un soggetto che non poteva esprimere un interesse per poter fare un ricorso».

Quindi è anche una vittoria del Forum?

«Una vittoria indiretta del Forum. In quanto il Forum non poteva agire a livello amministrativo, in quanto non era ritenuto un soggetto che avesse interesse a fare questo. Ovviamente, da un punto di vista legale. Noi ponemmo la questione, ma non trovammo un escamotage. Invece la Neuromed, evidentemente, è un soggetto che aveva l’interesse a poter ricorrere e ha fatto questo ricorso al Tar, che ha sollevato, a livello di Corte Costituzionale, il principio della incostituzionalità dell’art. 34 bis. Questo è stato il processo in cui si sono mossi. La nostra posizione era contraria. Quello di Frattura, e del Governo di allora (Gentiloni), era un atto incostituzionale».

Quando ha letto questa sentenza cosa ha pensato?

«Ho pensato che è il solito gioco all’italiana. Il fattore tempo viene utilizzato per derogare lo status quo. Tutti quanti sapevamo che era un atto illegittimo e se ci fosse stato un ricorso alla Corte Costituzionale questo atto sarebbe stato bocciato. Però, nel frattempo, sono avvenute una serie di trasformazioni che sarà difficile poter riportare in una situazione diversa. L’unico che ne potrà trarre vantaggio è proprio la Neuromed, nel senso che oltre a tutti i vantaggi che ha, ci sarà il fatto che gli devono dare ancora più posti. Il motivo per il quale si è opposta».

Nei giorni scorsi per il suo collega, il dott. Ettore Rispoli, è stato attivato un provvedimento disciplinare per aver rilasciato nel mese di aprile, sul nostro giornale, delle dichiarazioni. Vuole aggiungere qualcosa?

«Ho già espresso solidarietà a Rispoli, perché è assurdo che si debba censurare una persona che esprime un proprio pensiero. Ci troviamo di fronte alla violazione dell’articolo 21 della Costituzione e, questo modo di fare, è un elemento che chiaramente va nella direzione della destrutturazione della democrazia. Io mi sono opposto per quello che riguardava la posizione mia e continuerò ad oppormi anche per quella che riguarderà altre posizioni, fra cui quella del collega Rispoli».

LA SENTENZA: 

SENTENZA N. 116
ANNO 2020
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE
composta dai signori: Presidente: Marta CARTABIA; Giudici: Aldo CAROSI, Mario Rosario MORELLI,
Giancarlo CORAGGIO, Giuliano AMATO, Silvana SCIARRA, Daria de PRETIS, Nicolò ZANON, Franco
MODUGNO, Augusto Antonio BARBERA, Giulio PROSPERETTI, Giovanni AMOROSO, Francesco
VIGANÒ, Luca ANTONINI, Stefano PETITTI,
ha pronunciato la seguente


SENTENZA
nel giudizio di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96, promosso dal Tribunale amministrativo regionale per il Molise nel procedimento vertente tra l’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl e il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario del Molise e altri, con ordinanza del 15 novembre 2018, iscritta al n. 49 del registro ordinanze 2019 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica n. 15, prima serie speciale, dell’anno 2019.

Visti l’atto di costituzione dell’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl, nonché l’atto di intervento del Presidente del Consiglio dei ministri; udito il Giudice relatore Giancarlo Coraggio ai sensi del decreto della Presidente della Corte del 20 aprile 2020, punto l), lettere a) e c), in collegamento da remoto, senza discussione orale, in data 19 maggio 2020; deliberato nella camera di consiglio del 19 maggio 2020.

Ritenuto in fatto
1. Con ordinanza iscritta al reg. ord. n. 49 del 2019, il Tribunale amministrativo regionale per il Molise ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96.

1.1. La norma censurata approva il programma operativo straordinario (POS) per la Regione Molise per il triennio 2015-2018, allegato all’Accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (Accordo concernente l’intervento straordinario per l’emergenza economico finanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del Servizio sanitario regionale ai sensi dell’art. 1, comma 604, della legge 23 dicembre 2014, n.190) e recepito con decreto del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della predetta Regione Molise n. 52 del 12 settembre 2016, così disponendo: «1. In considerazione della necessità di assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico finanziaria e sanitaria della regione Molise e a ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, anche al fine di adeguare i tempi di pagamento al rispetto della normativa dell’Unione europea, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, tenuto anche conto del contributo di solidarietà interregionale riconosciuto dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome, di cui al verbale della seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 23 dicembre 2015, nella misura di 30 milioni di euro per l’anno 2015, di 25 milioni di euro per l’anno 2016 e di 18 milioni di euro per l’anno 2017: a) il commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della regione Molise dà esecuzione al programma operativo straordinario 2015-2018, allegato all’accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (rep. atti n. 155/ CSR) e recepito con decreto del medesimo commissario ad acta n. 52 del 12 settembre 2016, che con il presente decreto è approvato, ferma restando la validità degli atti e dei provvedimenti adottati e fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base della sua attuazione; […]».

2. Il TAR Molise – nell’ambito del giudizio di impugnazione del POS e dei suoi provvedimenti attuativi –, a fronte dell’eccezione della difesa statale di improcedibilità del ricorso a seguito dell’intervento dell’art. 34-bis del d.l. n. 50 del 2017, solleva questione di legittimità costituzionale.

Il Collegio remittente premette di avere rigettato, nell’ambito di precedenti giudizi, le eccezioni d’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse a seguito dell’intervenuta legificazione del POS, interpretando il censurato art. 34-bis come se avesse recepito e legificato soltanto il contenuto che sopravvive al vaglio di validità di atti e provvedimenti. Sennonché, a fronte dell’opposta lettura del citato art. 34-bis adottata dal Consiglio di Stato – che assume l’improcedibilità del ricorso sull’assunto che l’avvenuto recepimento del POS ad opera di una norma di legge statale priva le parti di ogni interesse a vedere decisi dinanzi al giudice amministrativo i ricorsi giurisdizionali avverso il POS medesimo – si determina a sollevare questioni di legittimità costituzionale.

2.1. Viene sostenuta, innanzitutto, la violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto, in difformità dai princìpi di ragionevolezza e di non contraddizione, nonché dei princìpi di legalità e imparzialità della pubblica amministrazione, verrebbe recepito in norma di legge il contenuto di un provvedimento amministrativo che potrebbe essere affetto da vizi di illegittimità. Un particolare profilo di illogicità e contraddittorietà deriverebbe dall’inciso «ferma restando la validità degli atti e dei provvedimenti adottati e fatti salvi gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base della sua attuazione», non essendo chiaro se, con questa espressione, si affermi che la norma di legge possa validare anche gli atti e i provvedimenti del tutto illegittimi, ivi compresi gli atti attuativi del POS, ovvero se s’intenda l’esatto contrario, vale a dire che la validità degli atti e dei provvedimenti  recepiti nella norma di legge sia il presupposto indefettibile della legificazione e che gli effetti e i rapporti giuridici sorti sulla base dell’attuazione del POS siano fatti salvi a condizione che gli atti e i provvedimenti adottati siano validi.

In secondo luogo, il Collegio remittente prospetta la violazione degli artt. 24, 103 e 113 Cost., anche in relazione agli artt. 6 e 13 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, reputando la norma censurata una legge-provvedimento diretta a «disattivare» la tutela giurisdizionale avverso gli atti del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro, interferendo sulle decisioni dell’autorità giurisdizionale.

La terza questione, infine, riguarda la violazione degli artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost., stante la riconducibilità della disciplina legislativa in esame alla materia «tutela della salute», spettante alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni, materia nella quale alle leggi statali è riservata la sola fissazione dei princìpi fondamentali. La forza di legge conferita al POS comporterebbe inoltre rilevanti interferenze su atti che nascono da processi co-decisionali e che non potrebbero essere modificati da provvedimenti unilaterali di una delle parti pubbliche, in assenza di coinvolgimento dell’altra.

La violazione deriverebbe anche dall’irragionevole estromissione degli organi regionali dalla funzione di rivedere le proprie leggi nell’ottica degli obiettivi di risanamento, il che – prosegue il TAR Molise – non sarebbe giustificabile neppure alla luce di esigenze legate al coordinamento della finanza pubblica spettante alla legge statale. D’altronde, i limiti all’autonomia legislativa concorrente della Regione nel settore della tutela della salute e della gestione del servizio sanitario, che possono essere imposti alla luce degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, non potrebbero tuttavia comportare una pretermissione del momento consensuale o concertativo inter-istituzionale.

3. È intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, chiedendo che le questioni sollevate siano dichiarate inammissibili o infondate.
In via preliminare viene evidenziato che la norma oggetto di sindacato risulta adottata, secondo quanto si desume anche dalla relazione tecnica, «in considerazione della necessità di assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico-finanziaria e sanitaria della Regione Molise e a ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, anche al fine di adeguare i tempi di pagamento al rispetto della normativa dell’Unione europea, in attuazione di quanto previsto dall’articolo 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190».

Espone l’Avvocatura generale che gli interventi di riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del Servizio sanitario regionale previsti nell’originario piano di rientro della Regione Molise, avviati nel 2007 e non realizzati nelle dimensioni e nei tempi ivi previsti, sono proseguiti e sono stati aggiornati con successivi programmi operativi, adottati dal commissario straordinario ai sensi dell’art. 2, commi 88 e 88-bis, della legge 23 dicembre 2009, n. 191, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio nnuale e pluriennale dello Stato (legge finanziaria 2010)». Nell’anno 2010, atteso il persistente inadempimento della Regione Molise agli obblighi derivanti dal piano di rientro e le riscontrate difficoltà nella sua attuazione, è stata attivata la procedura di cui all’art. 2, comma 84, della legge n.191 del 2009, conclusasi nell’anno 2012 con la nomina di un commissario ad acta, giusta delibera del Consiglio dei ministri del 7 giugno 2012.

La funzione commissariale è stata poi nuovamente assegnata al Presidente pro-tempore della Regione non deliberazione del Consiglio dei ministri del 21 marzo 2013.

Nonostante tutti gli interventi straordinari attivati in applicazione della legislazione emergenziale in materia di piani di rientro dai disavanzi sanitari, la grave situazione economica e strutturale in cui continuava a versare il Servizio sanitario regionale molisano induceva il legislatore nazionale a stanziare un ulteriore fondo straordinario, nella misura massima di 40 milioni di euro (come previsto dall’art. 1, commi 604 e 605, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, recante:
«Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2015»), la cui erogazione veniva condizionata alla positiva verifica, da parte dei Tavoli tecnici di monitoraggio, dell’effettiva attuazione dello specifico Accordo tra lo Stato e le Regioni sancito nella Conferenza permanente del 3 agosto 2016, concernente l’intervento straordinario per l’emergenza economico-finanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del medesimo Servizio.

Tale intervento straordinario è stato formalizzato nel POS 2015/2018, allegato all’Accordo Stato-Regioni del 3 agosto 2016 e recepito, poi, con decreto commissariale n. 52 del 2016.

È in questo quadro – sottolinea la difesa statale – che si muove dunque la misura legislativa censurata, indirizzata a fronteggiare gli impegni assunti con gli interventi straordinari attivati, al fine di recuperare la grave situazione economico-finanziaria e sanitaria regionale e ricondurre la gestione nell’ambito dell’ordinata programmazione sanitaria e finanziaria, dando concreta attuazione agli interventi strutturali previsti nel POS. 

Entrando nel dettaglio delle questioni di legittimità costituzionale sollevate dal TAR Molise, la difesa dell’interveniente innanzitutto valorizza la presenza di un accordo sancito in Conferenza permanente.

Con particolare riferimento alla presunta violazione degli artt. 3 e 97 Cost., l’attivazione della procedura di concertazione con le autonomie territoriali sarebbe già di per sé indicativa della ragionevolezza del successivo intervento normativo.

Quanto alla censura concernente gli artt. 24, 103 e 113 Cost., anche in relazione agli artt. 16 e 13
CEDU, sarebbe anch’essa destituita di fondamento, perché nelle ipotesi, quale quella in esame, di riconduzione dell’atto amministrativo entro un provvedimento formalmente legislativo, la tutela giurisdizionale verrebbe comunque garantita, in quanto il passaggio dall’atto amministrativo alla legge implicherebbe solamente un mutamento delle forme della tutela giurisdizionale, passando dal giudice “comune” a quello costituzionale. La censura relativa alla asserita violazione dell’art. 103 Cost., in particolare, sarebbe inammissibile per assoluto difetto di motivazione.

Né, infine, prosegue l’Avvocatura, maggior pregio rivestirebbe il prospettato dubbio di violazione degli
artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost.

Il TAR Molise incorrerebbe, infatti, in un vistoso errore di prospettiva, poiché censura ciò che in realtà sarebbe l’effetto necessitato – e pienamente legittimo – non tanto dell’attribuzione al decreto del commissario ad acta approvativo del POS della forza e del valore di legge, quanto piuttosto – a monte – dell’esercizio dei poteri sostitutivi attribuiti al commissario straordinario per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario previamente concordato tra lo Stato e la Regione interessata.

Sostiene, dunque, l’Avvocatura che nessuna lesione della potestà legislativa concorrente in materia di tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica assegnata alle Regioni dall’art. 117, terzo comma, Cost., potrebbe derivare dalla legificazione del POS, né, tantomeno, alcuna rilevante interferenza su un atto che nasce da un processo co-decisionale potrebbe fondatamente postularsi quale conseguenza della legificazione, posto che la norma denunciata si è limitata a recepire integralmente i contenuti del POS, a sua volta approvato in Conferenza Stato-Regioni, e cioè concertato proprio con le autonomie territoriali.

4. Con memoria del 24 aprile 2020, depositata il successivo 26 aprile, si è costituito l’Istituto Neurologico Mediterraneo Neuromed IRCCS srl.
In punto di fatto, viene segnalato che, per quanto riguarda la posizione dell’IRCCS, ricorrente nel giudizio a quo, la riorganizzazione della rete ospedaliera molisana sarebbe basata su un presupposto palesemente erroneo, che comporta il riconoscimento di un numero di posti letto inferiore rispetto a quello effettivo.

Ciò sarebbe, appunto, accaduto con il POS 2015-2018, approvato con decreto commissariale n.52 del 2016 e attuato con successivi provvedimenti (decreti del commissario ad acta n. 14 del 28 febbraio 2017, n. 47 del 28 agosto 2017, n. 10 del 16 febbraio 2018), tutti impugnati per tale motivo innanzi al TAR Molise.

Viene altresì ricordato che quest’ultimo, con ordinanza 7 dicembre 2016, n. 167, avrebbe preso atto del “mancato coordinamento” del POS con l’atto di programmazione 2014, che riconosce all’istituto 156 posti letto anziché i 145 attualmente pianificati.

Tanto premesso, aderendo alle motivazioni addotte dall’ordinanza di rimessione a sostegno della richiesta declaratoria di incostituzionalità, l’IRCCS deduce, in particolare, che la norma censurata sarebbe ispirata all’unico intento, seppure non esplicitato, di incidere direttamente sulle decisioni del giudice amministrativo nei giudizi in corso.

Inoltre, sarebbe ravvisabile un contrasto con l’art. 3 Cost., poiché non sussisterebbero elementi in grado di giustificare il regime speciale riservato alla Regione Molise.
A parere dell’IRCCS, il censurato art. 34-bis violerebbe inoltre gli artt. 72 e 73, terzo comma, Cost., poiché, disponendo una generica approvazione del POS, renderebbe dubbio l’ambito della legificazione, con conseguente incertezza sulla riferibilità della stessa al solo atto presupposto o anche a quelli attuativi. 

5. In data 27 aprile 2020 l’IRCCS ha depositato una memoria, nella quale – oltre a ribadire le argomentazioni precedentemente sviluppate – sottolinea che il POS in esame è stato oggetto di accertamento giudiziale, definito con sentenze di primo grado valide ed efficaci, per lo più non sospese in via cautelare dal Consiglio di Stato.

Pertanto, posto che il giudice amministrativo ha dichiarato l’illegittimità (sotto diversi e molteplici profili) del decreto del commissario ad acta n. 52 del 2016 e dei suoi decreti attuativi e la legge provvedimento in esame interviene in modo contrastante con tali decisioni, quest’ultima – sulla base di una supposta sovrapponibilità tra giudicato e giudicato cautelare – configurerebbe un’ipotesi «del tutto assimilabile al provvedimento amministrativo, ex art. 21-septies della legge n. 241 del 1990, per elusione o violazione del giudicato».

6. In forza delle nuove modalità previste dal punto 1), lettera c), del decreto della Presidente della Corte costituzionale del 20 aprile 2020, in data 12 maggio 2020, l’Avvocatura generale dello Stato ha depositato brevi note, richiamando integralmente le argomentazioni precedentemente sviluppate e, in particolare, soffermandosi sulla «marginalità» delle contestazioni relative al contenuto del POS oggetto del giudizio a quo.

Considerato in diritto
1. Il Tribunale amministrativo regionale per il Molise ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96.

La disposizione approva il programma operativo straordinario (POS) per la Regione Molise per il triennio 2015-2018, allegato all’Accordo sancito nella seduta della Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province autonome di Trento e di Bolzano del 3 agosto 2016 (Accordo concernente l’intervento straordinario per l’emergenza economico-finanziaria del Servizio sanitario della Regione Molise e per il riassetto della gestione del Servizio sanitario regionale ai sensi dell’art. 1, comma 604, della legge 23 dicembre 2014, n. 190) e recepito con decreto del commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro dal disavanzo sanitario della predetta Regione Molise n. 52 del 12 settembre 2016.

1.1. Il rimettente lamenta, innanzitutto, la violazione degli artt. 3 e 97 della Costituzione, in quanto la disposizione censurata, in contrasto con i princìpi di ragionevolezza, non contraddizione, legalità e imparzialità della pubblica amministrazione, recepirebbe in norma di legge il contenuto di un provvedimento amministrativo – il POS – potenzialmente illegittimo, con l’effetto di sanare e validare, in via postuma, i vizi di quel provvedimento programmatorio nonché quelli dei provvedimenti attuativi di esso. 

Il censurato art. 34-bis violerebbe, inoltre, gli artt. 24, 103 e 113 Cost., «posti anche in relazione agli artt. 6 e 13 della CEDU», in quanto interferirebbe con la funzione giurisdizionale, incidendo sulla risoluzione di controversie in corso aventi ad oggetto il POS legificato.
A parere del TAR Molise, infine, il legislatore statale avrebbe violato gli artt. 117, primo e terzo comma, e 120 Cost., in quanto avrebbe adottato norme di dettaglio in un ambito riconducibile alla materia della tutela della salute, spettante alla competenza legislativa concorrente di Stato e Regioni, nella quale alle leggi dello Stato è riservata la fissazione dei princìpi fondamentali.

Inoltre, il recepimento in legge del POS renderebbe quest’ultimo prevalente sull’Accordo tra Stato e Regioni, realizzando rilevanti interferenze su atti che nascono da processi co-decisionali.

Tale intervento non sarebbe giustificabile neppure nell’ottica del coordinamento della finanza pubblica spettante alla legge statale, innanzitutto perché, a tenore dell’art. 120, secondo comma, ultimo periodo, Cost., quando il Governo si sostituisce ad organi delle Regioni, la legge deve definire sempre «le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione»;

in secondo luogo – prosegue il giudice a quo – se pure l’autonomia legislativa concorrente della Regione nel settore della tutela della salute e della gestione del servizio sanitario può incontrare limiti alla luce degli obiettivi di contenimento della spesa pubblica, tuttavia il momento consensuale o concertativo inter-istituzionale non può essere del tutto pretermesso, restando pur sempre necessario che la Regione, in qualche modo, si esprima sugli interventi indicati dai programmi operativi.

2. In via preliminare, occorre considerare il riferimento agli artt. 6 e 13 della Convenzione per la  salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva con legge 4 agosto 1955, n. 848, evocati dal giudice remittente in quanto «posti anche in relazione» agli artt. 24, 103 e 113 Cost.
La costante giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che le norme della Convenzione non sono parametri direttamente invocabili per affermare l’illegittimità costituzionale d’una disposizione dell’ordinamento nazionale, ma costituiscono norme interposte la cui osservanza è richiesta dall’art. 117, primo comma, Cost. (ex plurimis sentenza n. 236 del 2016, ordinanze n. 21 del 2014, n. 286 del 2012, n. 180 del 2011 e n. 163 del 2010).

Il giudice remittente non ha menzionato tale parametro a supporto della questione in cui sono evocate le disposizioni della CEDU, ma solo, inequivocabilmente, a supporto dell’ultima questione, unitamente al terzo comma del medesimo art. 117 Cost. e all’art. 120 Cost. 

I riferimenti alle norme convenzionali devono, dunque, considerarsi solo atti a svolgere un ruolo rafforzativo delle censure (sentenze n. 236 e n. 12 del 2016, ordinanza n. 286 del 2012).

3. Sempre al fine della perimetrazione delle questioni di legittimità costituzionale, va ricordato che, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), essa è definita unicamente dall’ordinanza di rimessione (ex multis, sentenze n. 222 del 2018, n. 327 e n. 50 del 2010).

Resta estranea quindi all’esame di questa Corte l’ulteriore questione di legittimità costituzionale
proposta dalla parte costituita in giudizio, in riferimento agli artt. 72 e 73, terzo comma, Cost.

4. Non costituisce, invece, impedimento all’esame del merito la circostanza che il TAR remittente –dopo aver adottato, in precedenti giudizi, una lettura della disposizione censurata secondo cui essa avrebbe recepito e legificato soltanto il contenuto che fosse sopravvissuto al vaglio di legittimità, non determinando l’improcedibilità dei ricorsi – ha aderito all’opposta interpretazione del giudice di appello dell’art. 34-bis (Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 24 aprile 2018, n.2501; ordinanze 12 ottobre 2018, n. 4989 e n. 4988), sottoponendolo al vaglio di legittimità costituzionale.

4.1. Questa Corte, infatti, ha riconosciuto la facoltà di scelta del giudice di primo grado esposto all’alternativa di adeguarsi, pur reputandola incostituzionale, all’interpretazione affermata dal giudice d’appello e non ancora consolidata come diritto vivente, o assumere, in contrasto con essa, una  ecisione probabilmente destinata ad essere riformata. In tali ipotesi, infatti, «la via della proposizione della questione di legittimità costituzionale costituisce l’unica via idonea ad impedire che continui a trovare applicazione una norma ritenuta costituzionalmente illegittima» (sempre sentenza n. 240 del 2016).

5. Ai fini dell’esame delle censure è opportuno precisare che oggetto del giudizio è senza dubbio una legge-provvedimento poiché – come si è detto essa eleva a livello legislativo una disciplina già oggetto di un atto amministrativo, il POS, ed è ispirata da particolari esigenze, identificabili (in base all’incipit dello stesso art. 34-bis) nella necessità di «assicurare la prosecuzione dell’intervento volto ad affrontare la grave situazione economico finanziaria e sanitaria della regione Molise».

Essa contiene, pertanto, disposizioni che hanno contenuto particolare e concreto, in quanto recepiscono, appunto, il contenuto del Programma, così investendo le strutture sanitarie regionali.

Si tratta di un esercizio del potere legislativo che in linea di principio questa Corte ha sempre ritenuto non contrario alla Costituzione, sul presupposto che le leggi-provvedimento non sono incompatibili, in sé e per sé, con l’assetto dei poteri in essa stabilito (sentenze n. 181 del 2019 e n. 85 del 2013); esse devono però soggiacere ad un rigoroso scrutinio di legittimità costituzionale (ex plurimis, sentenze n. 182 del 2017, n. 85 del 2013 e n. 20 del 2012).

La loro legittimità costituzionale «deve essere “valutata in relazione al loro specifico contenuto” (sentenze n. 275 del 2013, n. 154 del 2013 e n. 270 del 2010), “essenzialmente sotto i profili della non arbitrarietà e della non irragionevolezza della scelta del legislatore (sentenza n. 288 del 2008)”» (sentenza n. 181 del 2019).

6. La questione è fondata.

6.1. Di fatto la tematica negli ultimi tempi è emersa con frequenza nel vagliare la legittimità delle leggi regionali che avevano provveduto in luogo dell’amministrazione, come invece prevedeva il legislatore nazionale.

In questi casi la Corte, nel sanzionare l’intervento legislativo regionale, non si è limitata a prendere atto del contrasto con il principio fondamentale formulato dalla legge statale, ma ha anche valorizzato il ruolo svolto dal procedimento amministrativo nell’amministrazione partecipativa disegnata dalla legge 7 agosto 1990, n. 241 (Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi).

Il portato delle numerose pronunce in materia è stato di recente puntualizzato nel senso che il procedimento amministrativo costituisce il luogo elettivo di composizione degli interessi, in quanto «[è] nella sede procedimentale […] che può e deve avvenire la valutazione sincronica degli interessi pubblici coinvolti e meritevoli di tutela, a confronto sia con l’interesse del soggetto privato operatore economico, sia ancora (e non da ultimo) con ulteriori interessi di cui sono titolari singoli cittadini e comunità, e che trovano nei princìpi costituzionali la loro previsione e tutela.

La struttura del procedimento amministrativo, infatti, rende possibili l’emersione di tali interessi, la loro adeguata prospettazione, nonché la pubblicità e la trasparenza della loro valutazione, in attuazione dei princìpi di cui all’art. 1 della legge 7 agosto 1990, n.241[…]: efficacia, imparzialità, pubblicità e trasparenza.

Viene in tal modo garantita, in primo luogo, l’imparzialità della scelta, alla stregua dell’art. 97 Cost., ma poi anche il perseguimento, nel modo più adeguato ed efficace, dell’interesse primario, in attuazione del principio del buon andamento dell’amministrazione, di cui allo stesso art. 97 Cost.» (sentenza n. 69 del 2018).

7. L’insistente valorizzazione delle modalità dell’azione amministrativa e dei suoi pregi non può evidentemente rimanere confinata nella sfera dei dati di fatto, ma deve poter emergere a livello giuridico-formale, quale limite intrinseco alla scelta legislativa, pur senza mettere in discussione il tema della “riserva di amministrazione” nel nostro ordinamento.

In effetti, se la materia, per la stessa conformazione che il legislatore le ha dato, si presenta con caratteristiche tali da enfatizzare il rispetto di regole che trovano la loro naturale applicazione nel procedimento amministrativo, ciò deve essere tenuto in conto nel vagliare sotto il profilo della ragionevolezza la successiva scelta legislativa, pur tipicamente discrezionale, di un intervento normativo diretto.

8. L’applicazione di questo criterio al caso in esame induce a concludere nel senso della irragionevolezza della disposizione in questione.

9. Non vi è dubbio infatti che l’oggetto della legificazione abbia tutte le caratteristiche di una materia ragionevolmente inquadrabile fra quelle naturaliter amministrative, come del resto ritenuto dallo stesso legislatore statale del 2014.

Si è ricordato che la disciplina legificata era contenuta in un atto generale di pianificazione, e quindi dalle rilevanti ricadute su tutte o gran parte delle strutture sanitarie regionali.

Le scelte da effettuare, destinate a riverberarsi sulla salute dei cittadini molisani, richiedevano, dunque, al massimo grado un’adeguata conoscenza di dati di fatto complessi e di non facile lettura, dati che solo una istruttoria amministrativa approfondita, e arricchita dalla partecipazione degli enti interessati, poteva garantire. 
Non è un caso dunque che il contenzioso da cui prende le mosse la questione di legittimità costituzionale in esame sia incentrato sulla mancata partecipazione all’istruttoria e sulla conseguente inadeguatezza della stessa.

10. La complessità delle scelte e il numero degli interessi in gioco fanno presumere un ampio ricorso ad un contenzioso di questo tipo, e del resto, è essenzialmente per esorcizzare questo rischio che è stata emanata la legge in questione, secondo la condivisibile lettura del Consiglio di Stato, che, sulla base dell’art. 34-bis censurato, ha concluso nel senso della inammissibilità dei ricorsi proposti avverso il provvedimento per sopravvenuta carenza di interesse (Consiglio di Stato, sezione terza, sentenza 24 aprile 2018, n. 2501).

10.1. Ciò, fra l’altro, riconduce l’intervento normativo nell’ambito delle leggi di sanatoria, in quanto inteso a fornire “copertura legislativa” a precedenti atti amministrativi (sentenza n. 356 del 1993 e ordinanza n. 52 del 2006); leggi in ordine alle quali questa Corte ha affermato che non sono costituzionalmente precluse in via di principio, ma che «tuttavia, trattandosi di ipotesi eccezionali, la loro  giustificazione deve essere sottoposta a uno scrutinio particolarmente rigoroso» (sentenza n. 14 del 1999). 

11. Il richiamo ad un maggior rigore mette in evidenza una delle caratteristiche dell’azione amministrativa che è stata già apprezzata in termini generali, e cioè l’esistenza di un successivo vaglio giurisdizionale (sentenze n. 258 del 2019 e n. 20 del 2012); vaglio necessario a maggior ragione in presenza di un’attività amministrativa già svolta e successivamente legificata, in cui una diminuzione di tutela delle situazioni soggettive incise dall’azione amministrative è in re ipsa ed è nella specie conclamata.

E se è vero che in linea di principio la tutela giudiziaria non viene meno per il trasferimento del
contenzioso alla giurisdizione costituzionale (così, anche di recente, sentenza n. 2 del 2018), è anche vero che non può non considerarsi che in casi come quello in esame vengano in rilievo mancanze, quali il difetto di partecipazione degli interessati, che non si potrebbero addebitare all’atto legislativo, in quanto fisiologicamente estranee al relativo procedimento.

12. In sostanza la qualificazione da parte del legislatore di una materia come tipicamente amministrativa ha una sua inevitabile proiezione anche sulla fase successiva al varo della disciplina, poiché è destinata a produrre un contenzioso altrettanto specifico, centrato sul rispetto delle regole proprie del procedimento amministrativo e sulle relative mancanze.

Questo contenzioso a sua volta costituisce il naturale oggetto del vaglio del giudice amministrativo, al quale è riconosciuta la possibilità «di spingersi “oltre” la rappresentazione dei fatti forniti dal procedimento (l’art. 64 del codice del processo amministrativo contiene una traccia, sia pure incompiuta, degli oneri di contestazione, di allegazione, di prova necessari ad ordinare in forma sequenziale un giudizio esteso al rapporto), in quanto al giudice compete l’accertamento del fatto senza essere vincolato a quanto rappresentato nel provvedimento (Consiglio di Stato, sentenza 25 febbraio 2019, n. 1321)».

Né è irrilevante che il controllo in questione sia volto non solo a sanzionare con l’annullamento l’attività amministrativa illegittima, ma anche a conformare l’attività stessa così da renderla pienamente rispettosa dei principi di efficienza, imparzialità e trasparenza costituzionalizzati dall’art. 97 Cost. Senza contare che la legificazione del provvedimento comporta anche l’inevitabile perdita della naturale elasticità dell’azione amministrativa, che trova nel potere di autotutela una fisiologica risposta alle necessità di riesame del provvedimento (sentenze n. 258 del 2019 e n. 20 del 2012).

13. È pertanto alla stregua degli artt. 3 e 97 Cost., che si deve concludere per l’accoglimento della questione, restando assorbiti i rimanenti parametri evocati dal rimettente.

PER QUESTI MOTIVI
LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 34-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50 (Disposizioni urgenti in materia finanziaria, iniziative a favore degli enti territoriali, ulteriori interventi per le zone colpite da eventi sismici e misure per lo sviluppo), convertito, con modificazioni, nella legge 21 giugno 2017, n. 96.


Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 19 maggio 2020.


F.to:
Marta CARTABIA, Presidente
Giancarlo CORAGGIO, Redattore
Roberto MILANA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 23 giugno 2020.


Il Direttore della Cancelleria
F.to: Roberto MILANA

da WordNews.it

Molise, Michele Iorio: «Potrei ricandidarmi»

L’ISOLA INFELICE. Ultima parte dell’intervista realizzata all’attuale consigliere, non più di maggioranza, già Presidente della giunta regionale molisana per dodici anni. Cumannari è megghiu di futtiri diceva qualcuno e l’andreottiano Michele Iorio, impegnato in politica già dalla fine degli anni Ottanta, ha fatto sua questa perla di saggezza siciliana. Siamo ripartiti dal clientelismo: «Probabilmente non dovrebbe esserci, bisogna fare in modo che sia gestito nel miglior modo possibile. Io non lo so se l’ho gestito nel miglior modo possibile, ma ho cercato di non vivere di clientelismo, fino a quando ho potuto». In questa intervista è stato affrontato anche il rapporto politica-mafie.

Molise, Iorio: «Potrei ricandidarmi»

di Paolo De Chiara

Con questa ultima parte riprendiamo subito il concetto interrotto sul clientelismo. «Il clientelismo c’è sempre stato, secondo me nella nostra tradizione ci sarà. L’importante è che non sia un clientelismo che escluda la possibilità agli altri di fare carriera o di trovare un posto di lavoro», ha affermato Michele Iorio.

Lei cosa intende per clientelismo politico?

«Sarebbe il rapporto tra l’interesse dei cittadini o dei singoli cittadini con l’interesse pubblico o con chi gestisce l’interesse pubblico. C’è e ci sarà, probabilmente ci sarà sempre».

È una cosa positiva per la politica o è una cosa negativa?

«Ma io non la vedo positiva per la politica. La politica dovrebbe essere esente da questa malattia, anche se bisogna riconoscere che sotto varie forme e sotto diverse forme, anche nelle altre democrazie, sotto sotto il clientelismo c’è. Magari lo fanno i potentati di altro genere, non politico. Ma, comunque, il clientelismo c’è».

Nella sua lunga gestione politica ci sono stati esempi di clientelismo?

«Il clientelismo ha sempre coinvolto tutti, non credo che nessuno possa dichiararsi completamente esente da questa tentazione. È innata nel politico che si misura con i voti, si misura con il consenso, difficilmente riesce a misurarsi con le proprie capacità. A volte ci sono politici capaci, persone impegnate nella politica capaci che non riescono a trasmettere questa capacità all’opinione pubblica e dal punto di vista elettorale non riescono ad essere premiati. Poi c’è quel rapporto tra l’elettore e l’eletto che ti porta, in qualche modo, a creare le condizioni per il clientelismo. Probabilmente non dovrebbe esserci, bisogna fare in modo che sia gestito nel miglior modo possibile. Io non lo so se l’ho gestito nel miglior modo possibile, ma ho cercato di non vivere di clientelismo, fino a quando ho potuto».

C’è una affermazione fatta da un ex magistrato della DDA di Campobasso: “Il Molise è una piccola Regione, si conoscono tutti ed ognuno pensa il proprio turno. Oggi tocca a me e domani potrebbe toccare a te”. Lei condivide questa analisi?

«È una condizione umana. Il fatto di essere una piccola Regione ci mette in una condizione particolare rispetto ad altre realtà, anche dal punto di vista dell’efficacia del clientelismo ai fini della rielezione. “Oggi tocca a me, domani tocca a te” mi sembra un po’ esagerato ma, comunque, è un dato di fatto. Sicuramente».

Se ci fosse la possibilità di rivivere i suoi anni di potere cosa farebbe di diverso?

«L’esperienza che ho maturato mi servirebbe per cambiare molti atteggiamenti».

I suoi o quelli dei suoi uomini?

«I miei e quelli dei miei uomini. Innanzitutto quelli dei miei uomini».       

Come giudica i governatori che sono stati eletti dopo di lei?

«Hanno avuto la presunzione di essere diventati tuttologi da un giorno all’altro e di non avere avuto rispetto di quanto è stato fatto in precedenza. Penso che siano state due condizioni che hanno caratterizzato entrambi i presidenti».

L’attuale Presidente Toma è politicamente adatto a governare questa Regione?

«Non lo so. Credo che stia sbagliando, questo sì. Non è questione di essere personalmente o non personalmente adatto».

Perché sta sbagliando?

«Perché ha interpretato il suo ruolo, dal mio punto di vista, in maniera sbagliata quanto quello precedente. Non rispettando le cose fatte e, soprattutto, le cose che si stavano facendo, per dimostrare di essere diverso e migliore. Almeno così ha ritenuto. Ha cercato, addirittura, di allontanarsi dalla tradizione dei governi di centro-destra precedenti ed è entrato in una fase di auto-esaltazione. E credo che possa diventare per lui un rischio».

Che intende? Potrebbe terminare prima il suo mandato?

«Potrebbe essere un rischio perché con questo atteggiamento non si riesce a governare a lungo. D’altronde siamo già alla quarta edizione dell’azzeramento della giunta, in due anni».

Uno spettacolo degno per i cittadini molisani?

«No».

Cosa meritano i molisani?

«Qualcosa di diverso. Il rammarico è che si potrebbe fare, ma per farlo ci vuole capacità di ragionare, di condividere. Tanta umiltà, tanta disponibilità al dialogo. Credo che la politica sia un’arte molto complicata».

Il consigliere di maggioranza Massimiliano Scarabeo ha affermato che dietro alle decisioni di Toma ci sono dei mandanti. Lei si sente tirato in ballo?

«No, credo di essere proprio escluso nella maniera più assoluta. Mi sono battuto, come non mai, per dichiarare quella una pagina scura della politica molisana».

Lei condivide il pensiero di Scarabeo? Ci sono o non ci sono questi mandanti?

«Nella politica i mandanti ci sono sempre. Che ci sia qualcuno che trae giovamento da questa condizione è sicuro, altrimenti non sarebbe stato fatto».

Lei conosce i mandanti? Ha una sua opinione?

«È un po’ difficile. Il Presidente ha detto che lo ha fatto per dare la responsabilità agli assessori di votare il bilancio e mi attengo alle sue motivazioni, che sono veramente poca cosa rispetto all’enormità di quello che è stato fatto».

Qual è l’enormità?

«Enormità significa ledere il principio di retroattività delle leggi elettorali. Secondo me quello è uno dei principi che ha retto il nostro Paese, i nostri parlamenti. Addirittura quando sono state cambiate le leggi, in attesa delle nuove elezioni, nel Molise si è voluta seguire una strada molto diversa, per togliere di mezzo qualche fastidio».

A maggio si attende la decisione del Tar Molise. Lei cosa aggiunge?

«C’è una sola via, annullare quello che è stato fatto e far ripetere tutta la procedura. Se posso esprimermi per la mia esperienza credo non sia possibile giustificare il perché un consiglio regionale è stato convocato in quel modo».

Possiamo spiegare meglio?  

«Cioè perché quattro consiglieri regionali non sono stati convocati nel consiglio che doveva disporre la loro fuoriuscita. Di questo stiamo parlando».

Lei è stato, politicamente, molto vicino all’ex cavaliere Berlusconi. Per lei resta un punto di riferimento? Anche dopo la sua condanna definitiva per frode fiscale?

«Di Berlusconi non ho condiviso sempre tutto, però devo dire che, per me, è stato un riferimento molto importante in una fase politica in cui avevo, in qualche modo, abbracciato un’idea che purtroppo è rimasta un’idea».

Che tipo di idea?

«Avere nel Paese due schieramenti democratici, che potessero alternarsi. Dopo il peregrinare che ho fatto, personalmente, in tutte le forme di pseudo DC che c’è stata dopo la caduta della Democrazia Cristiana, a cominciare dell’Udc, dal Ccd, insomma tutto quel cammino tortuoso delle aree democristiane, l’approdo con Berlusconi l’ho visto politicamente soddisfacente, sul piano dell’impegno, dei programmi, devo dire dell’innovazione».

Indipendentemente dalla P2, da Mangano, dalle accuse, dalle condanne…

«Le accuse, le condanne… devo dire che l’esperienza che ho vissuto direttamente con lui, pur avendo un rapporto di amicizia e una certa frequentazione, non ho mai avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un personaggio che potesse essere legato alle accuse che ha ricevuto nelle varie fasi della sua vita politica».

Lei è stato all’interno di quel partito. Il fondatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri (“il mediatore del patto di protezione tra Berlusconi e Cosa nostra”), ha scontato una pena definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Bisogna aggiungere la condanna in primo grado per la Trattativa Stato-mafia, senza dimenticare la sottrazione dei libri antichi. Lei cosa ha pensato e cosa ne pensa?

«Ho avuto dei pensieri “sarà vero, non sarà vero”, mi è rimasto sempre qualche dubbio. Però, in ogni caso, conosco anche la storia e so che non sempre la lettura degli avvenimenti giudiziari definisce al meglio percorsi politici o storici di un certo livello. Guardiamo ad Andreotti (prescritto per mafia, nda) come ad altre personalità che pure in qualche modo, soprattutto nell’area siciliana, sono stati coinvolti da questioni. La storia di Falcone è assolutamente importante per capire come ci si muove in ambienti in cui, a volte, si può essere accusati di tutto e del contrario di tutto. Personalmente ho cercato di non fare queste considerazioni trasferendole nella quotidianità, ho visto un partito che mi piaceva, persone degne di esserci. Insomma, per quello che ho conosciuto, con Berlusconi c’è stata anche la soddisfazione di un rapporto personale di un certo livello».

La politica deve stare lontana dalle mafie o, come disse un ex ministro della Repubblica, “bisogna convivere con la mafia”?

«La politica deve rimanere lontana dalla mafia. E per rimanere lontana dalla mafia non deve essere una politica sponsorizzata né dai mafiosi né dagli antimafiosi, altrimenti diventa tutta una giostra e non si capisce nulla. Forse le cose di oggi le leggeremo tra 150 anni».

Secondo lei le mafie hanno messo piede in Molise?

«Se vuole una battuta scherzosa, qualcuno diceva che nel Molise no, perché la nostra è molto più potente della mafia».

Sembra di sentir parlare Andreotti. Questa è una battura andreottiana…

«Diciamo così. Comunque non credo, in Molise non credo. Non ci sono state molte occasioni e molti movimenti economici da interessare la mafia, intesa come organizzazione».

Il Molise, è per lei, un’Isola Felice?

«Fino ad ora credo e spero di sì, anche se non so fino a che punto».

Perché dice così?

«C’è sempre da tenere gli occhi aperti. Non sarà la mafia principale, ma altre mafie che possono, in qualche modo, fare un boccone del Molise, siamo talmente pochi… Diciamo che… ecco, bisogna riflettere molto bene quando si affaccia il problema delle riforme elettorali. Se pensiamo all’ultima riforma elettorale…»

Pensiamoci.

«È una riforma elettorale che ha favorito la capacità di chi riesce a fare più liste. E chi riesce a fare più liste, al di là degli ideali, delle posizioni sociali, tradizionali, gestisce il potere. Non solo si è creata la condizione per cui, con il 22, 23% dei voti, questa legge elettorale affida la maggioranza assoluta in Regione, ma addirittura lega il voto alle singole persone che compongono le liste e, indissolubilmente, va al Presidente. Non c’è il voto disgiunto, non c’è nemmeno il ballottaggio. C’è un’elezione fatta a tavolino».

Ritornando all’Isola Felice, durante la sua gestione politica, nel Nucleo industriale Pozzilli-Venafro, due “prenditori”, i fratelli Ragosta, legati alla criminalità, acquistarono due aziende decotte (Rer e Fonderghisa). Parliamo di fondi europei, rifiuti, traffico di armi. E questo è solo uno dei tanti esempi legati alle presenze criminali nella nostra Regione. Perché si continua a dire che le mafie non sono mai arrivate?

«Che ci siano stati dei mafiosi interessati o qualcuno che ha riciclato del denaro in Molise credo che sia certo. Non si può certo dubitare. Non credo che socialmente il Molise sia come la Calabria e come la Sicilia, ecco. Tanto per parlarci chiaro».

È giusto avere in consiglio regionale un soggetto condannato definitivamente, in passato, poi riabilitato, per aver introdotto, da agente penitenziario, nel carcere di Campobasso delle armi cedute a dei gruppi criminali?  

«È difficile rispondere, trattandosi di un amministratore con cui ho lavorato in più occasioni, con il quale ancora sto lavorando in consiglio regionale. In un Paese, che è la culla del diritto, quando c’è la riabilitazione… Allora a che serve la riabilitazione? Poi le considerazioni devono farle i partiti che candidano la gente. Tutti hanno responsabilità».

Ma esistono questi “filtri” all’interno dei partiti?

«No, non esistono più. Su questo non c’è dubbio. Però è difficile correggerlo con l’impossibilità a candidarsi, soprattutto quando c’è l’istituto della riabilitazione. Se non ci fosse, allora, il problema si risolve da solo. Ma essendoci come si fa ad evitarlo? Abbiamo sufficienti leggi che, in qualche modo, regolamentano i sistemi elettorali, parlo di quelle costituzionali».

Lei pensa ad una nuova ricandidatura per le prossime regionali, ovviamente come Presidente?

«Mi crea qualche imbarazzo rispondere. Continuo e continuerò a fare politica, su questo non c’è dubbio. Se dovesse essere necessario mi impegnerò anche la prossima volta, tutto sommato potevo chiudere la mia carriera politica in modo soddisfacente, però le dico con sincerità sono…

È a disposizione?

«Sono a disposizione, vedremo come andranno le cose».

PRIMA PARTE.Sanità in Molise. Parla Iorio: «Bisogna reinventarla. Forse ho qualche responsabilità»

SECONDA PARTE. Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato»

da WordNews.it

Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato»

SECONDA PARTE. Continua l’intervista realizzata all’ex presidente della Regione Molise. Tra i tanti temi toccati (parentopoli, sanità pubblica e privata, questione Huscher, prescrizione, falsi amici e traditori) abbiamo affrontato una questione molto delicata, il clientelismo politico. Per Michele Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato, secondo me nella nostra tradizione ci sarà. L’importante è che non sia un clientelismo che escluda la possibilità agli altri di fare carriera o di trovare un posto di lavoro».

Iorio: «Il clientelismo c’è sempre stato»

di Paolo De Chiara

Ieri abbiamo pubblicato la prima parte dell’intervista a Michele Iorio, per dodici anni alla guida della Regione Molise. Quasi un Imperatore della politica locale. Oggi riprendiamo il ragionamento, ripartendo dalla sanità regionale, un luogo di scontro politico per tutte le anime della piccola regione italiana. Indipendentemente dalle accuse, registrate nel corso degli anni, sul clientelismo o sull’uso politico ed elettoralistico di questo delicato ma remunerativo settore, oggi rimane un fatto accertato e certificato: c’è una vera e propria zavorra. Un debito che tocca i sessanta milioni di euro, con conseguenti commissariamenti, quasi, perenni della sanità. «Bisogna essere onesti con le proprie responsabilità», ha affermato nella prima parte Michele Iorio. «Credo che ci possa anche essere parte di responsabilità. Parliamo, però, di sette anni fa. Dopo sette anni non è possibile che si dica che le responsabilità sono prevalentemente dipese da me». Ma il medico-politico Iorio, preferisce una sanità pubblica o privata? «Sono, naturalmente, per la prevalenza assoluta della sanità pubblica».

In Molise c’è una prevalenza di sanità privata?

«Non credo ci sia una prevalenza di sanità privata. Il problema che ci sono delle situazioni, diciamo che i due centri Neuromed e Cattolica hanno una discreta, la Cattolica, e notevole, la Neuromed, mobilità attiva che, teoricamente, sarebbe una ricchezza. Ma che diventa, per la stortura della contabilità pubblica della sanità del Molise, debito che comporta disavanzo, che comporta il commissariamento, che comporta l’aumento delle tasse e che comporta il turn over a zero. Cose, che di fatto, hanno distrutto, la sanità pubblica».

In passato, soprattutto durante la sua gestione politica, è stato accusato di aver favorito parenti e amici, non solo nella sanità pubblica. Cosa risponde dopo diversi anni?

«Mi veniva e mi viene da ridere. Nella sanità pubblica ho dei parenti, la metà dei quali sono impiegati in sanità da quando io avevo 15/16 anni. Non credo di avere avuto questo tipo di…».

Nel 2009, ad esempio, il quotidiano Repubblica, scrisse: “L’elenco, in verità, è lungo: il cognato Sergio Tartaglione (marito di Rosetta Iorio) è il primario del reparto di psichiatria e presidente dell’ordine dei medici di Isernia; il figlio del governatore, Luca Iorio, nell’ospedale lavora in qualità di medico chirurgo; il cugino del presidente, Vincenzo Bizzarro, attuale consigliere regionale di Forza Italia, è stato direttore del distretto sanitario di Isernia, ed una volta in pensione ha lasciato il posto alla cugina Rosa (nominata tra le polemiche in virtù della sua laurea in giurisprudenza). L’elenco prosegue: la moglie del cugino del governatore, Luciana De Cola, ricopre, al Veneziale, il ruolo di vice direttrice sanitaria. Il primario del reparto di Cardiologia è Ulisse Di Giacomo, senatore di Forza Italia e coordinatore regionale del partito di Berlusconi. Anche lui al Veneziale ha un parente nel suo stesso staff medico. Lavora a Isernia, ma in un centro medico privato (Hyppocrates), convenzionato anche con la Regione, Raffaele Iorio (figlio del governatore) in qualità di direttore medico.

Ma i parenti di Iorio lavorano anche negli uffici della Regione. Infatti un’altra cugina di Iorio, Giovanna Bizzarro, ricopre il ruolo di funzionaria, mentre il fratello della moglie del presidente, Paolo Carnevale, risulta direttore della società pubblica Arpa (Azienda regionale per la protezione ambientale) di Isernia.
Dai parenti poi si passa ai colleghi di area politica. Gianfranca Testa, candidata alle elezioni comunali di Isernia con la lista civica (voluta da Michele Iorio) “Progetto Molise”, è stata da poche settimane nominata direttrice del distretto sanitario di Venafro. Le connessioni coinvolgono anche lo staff del governatore. Il figlio del suo portavoce, Giuseppe Scarlatelli, è stato assunto negli uffici del distretto sanitario di Termoli con l’incarico di “correttore di bozze” del giornalino dell’ente”.

Quindi, secondo lei, sono accuse strumentali?

«Guardi, gli unici che possono aver tratto vantaggio da me sono i miei figli. Consideri che ho due figli medici, uno è ortopedico al Sant’Andrea di Roma, già universitario insieme al prof. Ferretti e sta facendo il concorso da ordinario. Vinse in due scuole di specializzazione, all’epoca, e scelse Sant’Andrea; l’altro è un chirurgo vascolare innamorato del Molise che ha fatto di tutto per fare questa attività pubblica nel Molise, senza fare un’ora di privato. Quando ha fatto un concorso al nord di chirurgo vascolare e poi è stato trasferito nel Molise non ha preso il posto a nessuno. Non c’è stata una ricerca al posto di favore, se non si vuol considerare un favore che siano laureati, specializzati».

Per lei, quindi, si tratta di un accanimento nei suoi confronti e nei confronti della sua famiglia?

«Assolutamente sì, anche attraverso menzogne. La realtà è questa».

Qualche anno fa arrivò in Molise il chirurgo Huscher. Intorno a questo nome scoppiò una feroce polemica, non solo politica. Rifarebbe la stessa scelta?

«La scelta la rifarei, anche in maniera più diffusa. La ricerca di personalità importanti da introdurre nella struttura pubblica credo che sia uno degli obiettivi che si debba dare un buon amministratore. Soprattutto nel Molise. Le nostre strutture private hanno la possibilità di avere una mobilità attiva alta, se il pubblico riuscisse a trasformarla in una occasione simile, a fare gli stessi risultati, credo che sarebbe una occasione di crescita reale della nostra Regione e anche della nostra sanità. Siamo una piccola Regione con un bacino di utenza povero, quindi è chiaro che se non diventiamo centro di servizi per le regioni limitrofe che hanno problemi inversi al nostro non c’è spazio per noi, per il futuro. Dobbiamo creare le condizioni per avere personaggi di qualità in tutti i settori. Ecco perché mi sono messo alla ricerca e ho parlato con il prof. Huscher. L’ho incontrato, ha dato la sua disponibilità a venire nel Molise, a condizione che potesse anche avere un rapporto con l’Università».

Non è che vi siete lasciati tanto bene con Huscher. Il professore si scagliò contro di lei e contro suo figlio. Lei è rimasto deluso da questo comportamento?

«Molto male. Però devo riconoscere, da chirurgo, quando lo sentivo parlare di chirurgia e di anatomia ci stava poco da discutere».

Perché dice “molto male”? Cosa vuole dire?

«Non lo so cosa è successo. Ha discusso con mio figlio, ma di questioni banali, di lavoro. Poi ha allargato la sua critica, anche feroce, al mio ruolo di Presidente. Ma senza nessun momento di diaspora personale, perché personalmente non ci siamo sentiti più. Solo per dichiarazioni fatte, magari, sulla stampa».

All’epoca ci fu anche un interessamento da parte della Procura di Campobasso. Lei, che ha subìto diversi processi, cosa pensa della magistratura molisana?

«Non sono finiti. Mi astengo da ogni considerazione».

Cosa resta?

«Il “sistema Iorio” a Campobasso».

In che fase ci troviamo?

«In primo grado, stiamo discutendo il dibattimento».

Lei è ottimista o pessimista?

«Sono ottimista».

Quanti anni sono passati?

«Se sono sette anni che non sono più il Presidente, se pensa che l’indagine si è chiusa il giorno in cui persi le elezioni, stranamente».

Sta arrivando la prescrizione?

«Questo non lo so. Il calcolo lo fanno gli avvocati. Spero che ci sia un’assoluzione».

Lei rifarebbe tutto ciò che fatto durante la sua lunga carriera politica?

«Sì. Forse potevo fare qualche errore in meno, per chiudere la mia carriera. Ma non mi è stato consentito dall’annullamento delle elezioni. Avrei dovuto correggere, c’era forse da rinnovare, da cambiare alcuni metodi, ma anche alcune persone. Forse la gente si aspettava questo cambiamento, ma non ho avuto la possibilità di realizzarlo. Motivo per cui continuo a fare politica con tutta la forza che mi rimane per poter realizzare questo obiettivo».

Quanti falsi amici ha incontrato durante la sua carriera politica?

«Tantissimi».

Quanti traditori?

«Delusioni tantissime, traditori più di qualcuno».

A chi si riferisce?

«Sarebbe antipatico, traditore è un termine molto…».

Politicamente, ovviamente.

«Politicamente… basta guardare tutti quelli che stavano con me e ora stanno dall’altra parte. Intendiamoci, anche nell’attuale governo».

Lei si riferisce anche a Frattura, diventato Presidente della giunta regionale?

«Come no. Sì».

Lei rivendica tutte le sue scelte politiche?

«Le difendo, naturalmente non pensando che era l’unica cosa da fare. Si poteva fare di meglio, si poteva fare di più. Me ne sono andato con una Regione in discreta salute, nonostante la crisi pesante che attraversava, aveva dei problemi sì, ma aveva però anche una capacità di risposta di una certa qualità, si pensi alle aziende che erano ancora in vita, all’ITR, allo Zuccherificio, all’Arena. Si pensi agli ospedali tutti aperti. Forse una riorganizzazione la si poteva fare con più rapidità».

Nemmeno per quei fallimenti, delle aziende che ha appena nominato, si sente responsabile?

«Perché responsabile?»

È una domanda.

«No, assolutamente. Ci stiamo rendendo conto, con il Coronavirus, di quanto è indispensabile avere e conservare le proprie capacità produttive come Paese. Per le mascherine, ad esempio. Ho difeso la produzione dello zucchero, soprattutto in Molise. Mi sono battuto in maniera notevole per conservare questa possibilità. Non mi rimprovero nulla. Non è certo colpa mia se l’Arena è fallita. Ho fatto di tutto per mantenere la produzione, ma non ci sono riuscito».

Lei cosa pensa del clientelismo nella politica?

«Nella politica…»

Nella politica regionale molisana.

«Il clientelismo c’è sempre stato, secondo me nella nostra tradizione ci sarà. L’importante è che non sia un clientelismo che escluda la possibilità agli altri di fare carriera o di trovare un posto di lavoro»

Lei cosa intende per clientelismo politico?

Seconda parte/continua

PRIMA PARTE. Sanità in Molise. Parla Iorio: «Bisogna reinventarla. Forse ho qualche responsabilità»

da WordNews.it

Carta Canta, “IORISMO DI RITORNO”

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di Paolo De Chiara

Iorismo di ritorno

 Scelte scellerate/1

“Il Molise si colloca in coda tra le realtà “più malate” del paese. Per cinque anni ho provato a fare una opposizione costruttiva cercando di indirizzare il governo regionale verso scelte che non fossero scellerate ma le mie parole sono rimaste inascoltate da una classe politica sorda a qualunque iniziativa che andasse a favore dei cittadini. Oggi il tempo delle critiche è scaduto”.

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018  

 Scelte scellerate/2

«Il Molise appare dunque come una regione ad economia di stampo socialista, quasi sovietico: la Regione interviene nel capitale di numerosissime aziende che puntualmente falliscono pur avendo assorbito decine di milioni di euro di soldi pubblici, nei comparti merceologici più disparati che in comune hanno una sola cosa: non c’entrano con i fini istituzionali dell’ente. Nel silenzio generale.

Il criterio di nomina dei vertici di tali aziende è, manco a dirlo, come sempre politico. E a decidere è come sempre, manco a dirlo, appunto Michele Iorio, in consiglio regionale dal 1990 ininterrottamente, in procinto di candidarsi per la quarta volta consecutiva nonostante una condanna in primo grado a un anno e 6 mesi di reclusione e una decina di procedimenti giudiziari aperti a suo carico».

Una pioggia di incarichi in Molise, «il Sole 24 Ore», 16 dicembre 2012

 Scelte scellerate/3

L’ex presidente della Regione Molise Michele Iorio è stato condannato in Corte d’Appello a Campobasso a sei mesi, a cui si aggiunge un anno di interdizione dai pubblici uffici, per la vicenda dello Zuccherificio del Molise. In primo grado Iorio era stato assolto. Con lui è stato condannato anche l’ex assessore regionale Gianfranco Vitagliano.

Abuso ufficio, condannato Iorio, «Ansa», 25 gennaio 2018

 

Tutto in casa/1

“È necessario rimboccarsi le maniche per restituire ai cittadini molisani il sacrosanto diritto alla Salute dando loro la possibilità di curarsi nella propria regione senza dover abbandonare le loro case, allontanarsi dalle loro famiglie e spendendo i loro risparmi per vivere fuori regione e stare accanto ai propri cari. Il pubblico dev’essere riqualificato e deve essere messo in condizione di richiamare anche risorse”.

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018  

 Tutto in casa/2

«Per i pm (come hanno ricostruito i giornali molisani) Iorio avrebbe proposto a Huscher, conosciuto tramite il giovane Luca, di assumere l’incarico di direttore dell’Unità operativa complessa di Chirurgia generale per consentire a Iorio jr. di fare esperienza vicino a casa.

Così Huscher avrebbe ottenuto un ingiusto profitto: 93. 785 euro lordi all’anno più un’indennità ad personam di 31 mila euro. […] il figlio di Iorio avrebbe partecipato a interventi chirurgici prima di avere un rapporto di lavoro con l’ospedale. Ancora: la Regione finanziò un progetto di ricerca da 500 mila euro predisposto da Huscher. Il programma andava realizzato con l’università del Molise, per questo, secondo i pm, Huscher ottenne la nomina di professore straordinario per tre anni con retribuzione annua di 48 mila euro lordi».

“Abuso” d’amore di Michele Iorio per i figli, «il Fatto Quotidiano», 24 febbraio 2012

Tutto in casa/3

 «“Mica sono d’accordo di quello che scrivono su di me e sulla mia famiglia. Ci mancherebbe. Non li do proprio peso. Non li do peso perché tanto, voglio dire, la cosa più facile… Nella vita c’è chi fa e chi, invece di fare, perde tempo a chiacchierare. A me francamente di perdere tempo… io vengo criticato sul fare. Non vengo criticato sul non fare. La cosa che non accetterei proprio è che qualcuno potesse dire “Luca Iorio, siccome è il figlio del presidente, è un figlio di papà, si è fatto assumere dall’Ospedale e non fa un cavolo dalla mattina alla sera”. Visto che quello che faccio come vascolare a Isernia non ha eguali in Italia, come rapporto ore di lavoro con la produttività che ha questo reparto, a me poi possono dire che sono raccomandato, che sono… tanto, voglio dire, io sono il figlio del presidente e per definizione sono raccomandato. Poi ci sta chi mi conosce e che può darsi mi può giudicare e in genere mi giudica positivamente, chi mi vuole fare il discredito, chi vuole fare le interrogazioni regionali, al Senato facesse quello che vuole”».

L’intervista a Luca Iorio, «La Voce del Molise», 16 dicembre 2010

 

Barzellette/1

“La Regione Molise spende circa 90 milioni di euro l’anno per pagare le altre regioni perché i molisani vanno a curarsi altrove. E perché lo fanno? Perché le strutture pubbliche sono ridotte al lumicino non certo perché le nostre strutture non siano capaci di dare risposte. La terapia prevede un categorico no alla chiusura degli ospedali anche perché la chiusura degli ospedali di Venafro, Larino e Agnone, in sostanza, non ha prodotto una riduzione dei costi. I costi attuali della sanità, con quelle chiusure, sono identici ai costi di quando quelle strutture chiuse funzionavano”. 

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018

 Barzellette/2

“[…] è evidente che qui il Rais (Michele Iorio, nda) è uno solo, è ben individuato, lo conoscono tutti, è evidente che è una decisione che ha preso lui. Ormai lo conoscono in tutt’Italia, siamo diventati la barzelletta dell’Italia. All’iper condannato, all’iper rinviato a giudizio e a chi ha devastato il nostro territorio risponderemo che siamo ancora qui e che non molliamo! […] Il problema è regionale. Stanno gestendo gli enti sub regionali come agenzie di collocamento per trombati, per morti di fame, per gente che non ha né arte e né parte, per amanti e pseudo tali. Siamo, per davvero, alla frutta”.

La barzelletta d’Italia, «il Ponte», 2009, Giovancarmine Mancini, Fratelli d’Italia, oggi alleato di Iorio

 

Gli esempi/1

“Gli ultimi investimenti nella sanità pubblica risale al governo di centrodestra, con l’acquisto di macchinari come Tac, risonanze magnetiche in quasi tutti gli ospedali, la pet al Cardarelli di Campobasso (strumento all’avanguardia per la prevenzione e la cura dei tumori) oltre a tanti interventi strutturali. Tutto questo è solo un piccolo esempio di come è stata qualificata dal centrodestra in passato l’offerta pubblica ed è la premessa per riprendere la strada della valorizzazione del settore”. 

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018

 Gli esempi/2

«All’ospedale ‘il Veneziale’ di Isernia non c’è vento di crisi. Mentre sulla gran parte dei nosocomi della regione si abbattono tagli e ridimensionamenti (con tanto di rivolte cittadine), per porre un argine al deficit sanitario arrivato a 600 milioni di euro in otto anni, al Veneziale no. Qui accade tutt’altro. Infatti, in questo ospedale la Regione Molise ha deciso di investire altro denaro, attivando una nuova unità operativa (una “stroke unit”) che costerà alle esangui casse regionali più di un milione di euro. Un finanziamento indirizzato al reparto di neurofisiopatologia, diretto dal primario Nicola Iorio, fratello del governatore. Fondi che saranno gestiti dalla direttrice del distretto sanitario regionale di Isernia, Rosa Iorio, sorella del governatore. Ma i due Iorio citati non sono gli unici parenti di Michele, presidente della Regione, che lavorano al Veneziale».

Tre figli, due fratelli e due cugini e la dinastia Iorio occupò Isernia, «la Repubblica», febbraio 2009

 Gli esempi/3

«Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio? A questa domanda ancora nessuno ha risposto. Si è solo stabilito “che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Tutto a spese dell’Asrem Molise. Quindi, dei cittadini. Rovigo può attendere. Se in altri reparti serve il personale (ma non solo) non sono problemi di questa dirigenza molisana. Anche i pazienti imbufaliti possono attendere nei disagi. E nelle lunghe liste d’attesa. Volete fare, ad esempio, un esame al cuore (un’ecocardiografia) al “Veneziale” di Isernia? Ci vogliono quattro mesi di attesa. Però le cose inutili vengono subito fatte. Lì non esiste attesa che tenga. Nel caos generale, nello spreco dei fondi pubblici, nell’aumento del debito e in una situazione di deficit (che ha portato a questa disorganizzazione: chiusura degli ospedali, intasamento dei pronti soccorsi, mancanza di risposte e di speranze) è arrivata quest’ultima trovata. Qual è la logica di questa scelta? E’ possibile conoscere l’incidenza per questo tipo di intervento? Esistono già diverse strutture attrezzate (Ospedale “Cardarelli”, Cattolica e Neuromed) per la cardiochirurgia e per la chirurgia vascolare. Perché invece di programmare si continua a spendere per cose poco utili in questo momento?»

Molise: Iorio istituisce un’équipe di medici itineranti e l’affida al figlio, «AgoràVox.it», 12 aprile 2011

 

Invertire la rotta/1

“Invertire la rotta vuol dire dare fiducia a quella parte del centrodestra che si è contraddistinta non solo per la coerenza, ma anche nei fatti in un settore vitale per la società”.

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018

 Invertire la rotta/2

“A loro degli elettori non gliene frega niente. Gli elettori vengono utilizzati solo e soltanto quando devono votare. Presi in giro a modi vecchia democrazia cristiana: “ne sistemiamo uno così creiamo aspettative per mille”. E’ un mix di clientelismo, ricatti più o meno velati e di pacche sulle spalle. Gli ingredienti di sempre della Dc, che ha devastato la nostra Regione per cinquant’anni. E che adesso, in questa fase, è nella PdL. Però in una fase appena precedente è stata con il centro-sinistra. Non dobbiamo dimenticare che Don Michele Iorio ha governato la Regione Molise con Rifondazione Comunista, con presidente Marcello Veneziale. Questi cambiano partito come se fossero spazzolini da denti”.
La barzelletta d’Italia, «il Ponte», 2009, Giovancarmine Mancini, Fratelli d’Italia, oggi alleato di Iorio

Invertire la rotta/3

«Chirurgo a Isernia, bravo, ricordano, nel ‘75 raccoglie dal padre consigliere regionale Dc l’eredità politica, comprensiva di amici, collaboratori e bacino elettorale. Comune, Provincia, Regione. Nel ‘90 molla la professione, e non ha mai smesso di fare l’assessore, poi il presidente, intanto anche il deputato (un anno e mezzo dal 2001) casomai non fosse stato rieletto in Molise, e il senatore (nel 2006, stessa motivazione da uomo previdente). La giravolta? Sparita la Dc, nel 1996 è vicepresidente della Regione e candidato dell’Ulivo alla Camera: casualità o sgambetto, la lista la presentano fuori tempo. Lui allora passa al centrodestra, fa il ribaltone in Regione, subisce l’anno dopo un ontro ribaltone, perde le elezioni 2000, riesce a far annullare il voto, vince nel 2001. E non lo fermano più».

L’Italia si è fermata in Molise, «L’Espresso», marzo 2012

 Invertire la rotta/4

«[…] la sua candidatura a presidente della Regione per le prossime amministrative del 22 aprile e quindi a rischio per la Legge Severino, legge che da subito lo fa decadere da consigliere regionale. Iorio era anche in lizza per un posto al Senato per le politiche. Secondo la sentenza del tribunale Iorio avrebbe ”adottato intenzionalmente atti e scelte amministrative estranee e anzi contrarie alla gestione ottimale degli interessi pubblici al fine di procurare un ingiusto e ingente vantaggio patrimoniale a terzi (socio privato) realmente conseguito, con altrettanto ingente danno per l’Ente Regione Molise a tale scopo». 

Abuso ufficio, condannato Iorio, «Ansa», 25 gennaio 2018

 Invertire la rotta/5

“Mi candido perché rispetto la legge che stabilisce delle procedure. Ho la coscienza a posto, limpida, le mani pulite”.

Michele Iorio, già Sgovernatore del Molise, 12 anni di regno, 1998-2000, 2001-2011, marzo 2018

 

“Gli ospedali molisani stanno chiudendo”/ L’INTERVISTA a Lucio Pastore

Pronto Soccorso Is

“La situazione dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia è quella che si può tranquillamente evidenziare dalle scelte della politica regionale. Ma non solo, perché abbiamo proprio una tendenza nazionale”. Abbiamo avvicinato il medico Lucio Pastore, già direttore del pronto soccorso di Isernia. Estromesso da questo incarico per il suo attivo impegno nella tutela della sanità pubblica. “Dopo tanti anni e avendo molti più titoli professionali, il fatto che sia stato destituito non risponde alle regole attuali, però vedremo cosa dirà il Tribunale”. Lo stesso Pastore nei mesi scorsi ha subìto una sospensione di tre giorni e anche su questo provvedimento pende un ricorso. “Sia perché venga abolito e sia per il risarcimento dei danni, che chiederò. Una sospensione perché ho semplicemente fatto un appunto su un articolo e in un mio post, ripreso dai giornali, spiegavo cosa stava succedendo nella sanità molisana. Ed invitavo, se proprio si voleva privatizzare, a dare la gestione di questa struttura privata ad Emergency, perché pure essendo una struttura privata comunque il suo fine è realmente sociale e non di lucro. E questo ha provocato la sospensione”.

Lucio Pastore
Lucio Pastore

Con Pastore, che non ha disdegnano di ipotizzare un suo diretto impegno in politica, (“Cercheremo anche un impegno se sarà possibile”), abbiamo voluto affrontare le problematiche del sistema sanitario regionale. E siamo partiti dall’Ospedale di Isernia, “una struttura in decadenza”. Ma è la Sanità pubblica che non funziona? C’è un disegno per non farla funzionare? Meglio la sanità privata? Chi cura e chi pensa ai malati? “Abbiamo visto che il sistema sta depotenziando le strutture pubbliche per spostare fondi e posti letto alle strutture private. In questa ottica succede che la potenzialità degli ospedali tende sempre di più a diminuire, noi stiamo vivendo esattamente questo; la gente continua ad arrivare qui perché le strutture private non hanno pronto soccorso e, quindi, si possono scegliere i pazienti. Noi dobbiamo dare risposte a tutti i pazienti, però le dobbiamo dare con una quantità di personale che è nettamente inferiore rispetto a quella di alcuni mesi o alcuni anni fa, con un aumento dei flussi”.
A cosa è dovuto questo aumento?
“Avendo chiuso due strutture come Venafro e Larino, e la stessa Agnone è in dismissione, automaticamente tende ad aumentare il flusso. Aumenta il flusso e diminuisce il personale, diminuiscono i posti letto, perché sono stati ceduti ai privati e noi ci troviamo, nello specifico con il pronto soccorso intasato”.
Il problema riguarda solo il pronto soccorso?
Gli altri reparti hanno una sofferenza, non soltanto in posti letto, ma anche con il personale, quindi con una tendenza a una decadenza generale della struttura”.
Cosa significa ‘decadenza generale della struttura’?
Significa che la capacità di risposta che io ho per i pazienti è nettamente inferiore e, infatti, abbiamo pazienti che stazionano in pronto soccorso sulle barelle anche per cinque, sei, sette giorni. Ma non perché noi abbiamo una degenza ma perché non abbiamo alcuna possibilità di sistemarli. Abbiamo che i servizi sono del tutto rallentati, perché essendo scarsi i mezzi che hanno a disposizione ed essendo scarso il personale, si rallenta quello che è la capacità di risposta. Abbiamo i tempi d’attesa che si allungano all’infinito per quanto riguarda la possibilità di ricoveri ordinari o per quanto riguarda le prestazioni che dobbiamo dare ai pazienti. Non è un caso che tende ad aumentare la spesa privata”.
Tutto ciò cosa comporta?
“Oltre a cedere ai privati gli spazi che ne utilizzano per fare profitto, perchè questi spazi ceduti sono utilizzati da alcune strutture per far venire utenti da fuori Regione, quindi con una mobilità attiva, il cui vantaggio non è della Regione, ma di quei soggetti che utilizzano quei posti letto, per fare questo si sottraggono spazi a quei pazienti che hanno bisogno di altro e che si trovano nella nostra Regione. Di conseguenza le disfunzioni si possono vedere tranquillamente, osservando i pronto soccorsi, andando a vedere quali sono i tempi delle liste d’attesa e qual è la spesa media dei pazienti che tende, a livello privato, ad aumentare per cercare di avere delle risposte. A tutto questo bisogna aggiungere che alcuni pazienti non si curano più perché non hanno le possibilità economiche per farlo”.
Queste disfunzioni e queste problematiche sono attuali? 
“Si stanno evidenziando ora, ma la scelta politica è una scelta antica. La volontà di spostare quello che è il flusso di denaro che dal fondo sanitario nazionale va al fondo regionale e che dal regionale dovrebbe essere diviso sul territorio è sempre più spostato sulle strutture private. Ci sta un disegno preordinato di privatizzazione del sistema che deve portare da una parte al defunzionamento delle strutture pubbliche, i cui effetti si stanno vedendo adesso, dall’altra ad aumentare quella che è la spesa anche per i privati, che oltre a lucrare su questo fondo, creano delle condizioni di bisogno indotto e questo bisogno indotto tenderà a fare aumentare la spesa dei singoli pazienti”.
È ciò che sta avvenendo?
Non è un caso, abbiamo il dato macro italiano, la spesa attualmente privata in Italia è di 36 miliardi di euro, dodici milioni di cittadini rinunziano alle cure perché non sono in condizione di seguire quelle che sono le indicazioni terapeutiche, di conseguenza questo è l’effetto della privatizzazione che si sta avendo su tutto il territorio nazionale e che in Molise viviamo come una Regione sperimentale. È tutta la Regione che viene in maniera chiara privatizzata, si tende alla privatizzazione”.
Una scelta chiara caduta sul Molise? È una scelta chiara. Da noi si è determinato nel tempo un privato che è stato sempre più forte per scelte politiche, sia un privato convenzionale che non convenzionale, e la politica ha cercato di deviare sempre di più su questi i flussi di denari regionali. Di conseguenza le strutture pubbliche funzionano sempre peggio”.
Di queste disfunzioni i dirigenti della sanità pubblica ne sono a conoscenza?
Queste sono scelte regionali, scelte politiche. Non c’è una differenza, l’espressione amministrativa e l’espressione politica non ha un’indipendenza, quindi, devono rispondere al potere politico di quelle che sono le scelte che fanno”.
Che fine farà l’Ospedale di Isernia?
“Se continua così la storia, probabilmente, ci sarà una dismissione completa delle strutture pubbliche molisane”.
Una dismissione completa?
Si, nello spazio di sei o sette anni ci sarà la completa dismissione o residuale per delle situazioni marginali e sociali, ma nella sostanza il tutto sarà bloccato per i privati. Questa è la via italiana alla privatizzazione della sanità”.
Cosa accade presso l’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia?
“In questo ospedale vediamo gli effetti di tutto questo, mancanza di personale, difficoltà nel poter allocare i pazienti, che stazionano per parecchio tempo nei pronto soccorsi, sono tutti pazienti che mediamente hanno un’attesa di cinque, sei, sette giorni perché noi non sappiamo dove poterli allocare, i tempi di risposte che sono ritardati perché non c’è nessun ausiliario…”.
Meglio chiuderlo?
Questa è la volontà. Prima di tutto dovremmo fare le elezioni e quindi ci sarà un po’ di tam tam per i voti e non si chiuderà per questo, ma se queste elezioni vanno nella direzione che dicono gruppi di potere che hanno interessi economici rivolti alla gestione della regione Molise, se questi gruppi antichi di potere si riapproprieranno della Regione le politiche non cambieranno, cambierà soltanto qualche figura come maquillage. Se ci dovesse essere una risposta di tipo diverso, complessiva, quindi un’offerta diversa o qualcosa di diverso questo andrà in una direzione diversa”.
È possibile ancora invertire la rotta?
“In questa fase siamo in una politica liquida, di balcanizzazione. La vecchia struttura di potere si divide in tante piccole aree per occupare tutti gli spazi e per poi riunirsi nella fase post elettorale. Ecco l’operazione che stanno facendo. I fermenti di rottura ci sono, ma non c’è un contenitore capace di creare il substrato per una risposta di tipo diverso. Se questo dovesse uscire fuori allora ci sarebbe la speranza per questo territorio, in assenza di questo contenitore nuovo che dia effettivamente un taglio completamente diverso dalle linee politiche e programmatiche questa Regione è destinata a …”.
Perché lei parla di fase liquida?
“Non c’è niente di definitivo, l’unica cosa che manca è la capacità di fare sintesi di tutte queste forze che sono enormi. Dopo le elezioni si potrebbe avere un’accelerazione dei processi. Ci sono 600 milioni di euro legati alla sanità, su questi 600 milioni di euro agiscono le strutture pubbliche e le private convenzionate. C’è un sistema di vasi comunicanti, i soldi o vanno alle strutture pubbliche o vanno ai privati convenzionati. Di conseguenza, questi privati convenzionati per funzionare devono fare in modo che il pubblico non funzioni. Meno funziona il pubblico e più soldi arrivano lì”.
A cosa hanno portato i Comitati, le manifestazioni, le proteste in difesa della sanità pubblica?
“Innanzitutto ci troviamo in una fase molto avanzata di conoscenza del problema, del fenomeno e di presa di coscienza. Abbiamo inquadrato il problema”.
Qual è il problema?
“Il rapporto pubblico privato e la privatizzazione, questa stessa analisi fatta da noi si sta diffondendo in tutta Italia, perché il fenomeno si espande in tutta Italia. La stessa regione Toscana o Emilia, che rappresentavano il top nella dimensione del funzionamento delle strutture pubbliche, anche loro vanno incontro alla privatizzazione”.
E molti altri Comitati continuano la loro battaglia nelle varie regioni d’Italia. 
“Noi abbiamo contatti con tutti questi Comitati, con cui si sta cercando di fare un coordinamento nazionale, in quanto è una scelta di politica nazionale di privatizzare il sistema. Dagli ultimi trattati che stanno facendo a livello internazionale, i cosiddetti trattati per il libero mercato, uno di questi riguarda proprio i servizi. Si è calcolato che dalla privatizzazione dei sistemi sanitari a livello mondiale si dovrebbe ricavare un giro di affari di 6mila miliardi di dollari. Noi ci troviamo su questa scia. Cioè si sta realizzando un progetto neo liberista di privatizzazione di uno dei migliori sistemi pubblici al mondo. Lo si sta distruggendo perché da questa situazione bisogna ricavarne un profitto e le merci di questo profitto sono i malati e le malattie. Questa è l’ottica con cui in Italia si è fatta la via per la privatizzazione del sistema sanitario, utilizzando come cavallo di troia le strutture private convenzionate. Non sappiamo effettivamente se la direzione sarà verso l’autodistruzione, legata al capitalismo oppure si prenderà un’altra strada”.
Gramsci diceva: “La mia intelligenza è pessimista, la mia volontà è ottimista”. La sua intelligenza e la sua volontà come sono?
“La mia intelligenza tendenzialmente è pessimista, però vedo che sta succedendo a livello globale un tentativo di modificare quello che era un assetto culturale che fino a poco tempo era dominante, fino a poco tempo fa ‘precario è bello’, ‘bisogna essere artefici di se stessi per quanto riguarda il destino’, adesso comincia a cambiare. I primi segnali importanti in Europa si sono avuti in Inghilterra. Forse, sempre per rifarci a Gramsci, probabilmente sta per diventare egemone un’altra idea e questa può essere foriera di altre strade, quindi da un punto di vista della intelligenza, della razionalità bisogna essere moderatamente ottimisti.
Nella risposta manca la volontà, anche se si comincia ad intravedere qualcosa. Magari un prossimo impegno diretto, Lei che dice?
“La volontà è ottimista. Le forme di protesta continueranno fino a quando ci sarà la possibilità o lo spazio per vedere di cambiare direzione. Cercheremo anche un impegno se sarà possibile, se ci saranno le condizioni…
Che condizioni?
Se ci sarà un progetto ed un contenitore alternativo si potrà prendere in considerazione anche un impegno diretto, perché è lì che bisogna andare ad agire per cambiare la realtà”.

Pronto Soccorso,2 Is

VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’.

sanità

VIDEO – LO SCONTRO. Pastore risponde a Frattura: ‘Racconti stronzate’ (clicca qui).

SANITA’ in MOLISE. Il presidente della Regione Molise incontra i sindaci della Provincia di Isernia (1 febbraio 2016) per illustrare il suo ‘piano sanitario’. La sala è strapiena di cittadini delusi e incazzati. Urla e proteste contro Frattura: “Hai fallito, vattene a casa. Noi vogliamo una sanità pubblica. La salute è un diritto, non è una merce”.

Diversi gli interventi dei sindaci e dei Comitati.
Lucio Pastore, medico del Pronto Soccorso dell’Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia, replica alla lunga relazione di Frattura: “Solo numeri, devi raccontare la verità” (CLICCA QUI).

 

 

(Video) OSPEDALE ‘VENEZIALE’ Isernia, lavori INFINITI

Lavori INFINITI… nulla è cambiato.
III piano

Questo il VIDEO del 12 aprile 2012… https://www.youtube.com/watch?v=oRWLDUzDOwo&feature=plcp

La MENSA e i LAVORI INFINITI…
Ospedale ‘Veneziale’ di Isernia aperto anche di notte… nei locali c’è l’Archivio e la Farmacia, ma tutti possono entrare indisturbati… 

II piano dell’Ospedale ‘Veneziale’… i LAVORI lasciati a metà

I piano dell’Ospedale ‘Veneziale’… i LAVORI lasciati a metà.

A cura di Paolo De Chiara

SANITÀ in Molise – L’apparecchio acustico e la pratica perduta

Bojano (Cb), 8 settembre 2012

Barbara, una giovane di 30 anni, affetta dalla sindrome di Goldenhar, alle prese con le lungaggini della sanità molisana.

La denuncia della madre per una firma che non arriva da maggio 2012.

A cura di Paolo De Chiara

(VIDEO) SANITA’ Molise – Parla il primario Lucio Pastore

SANITA’ Molise – Parla il primario Lucio Pastore

“I Soldi sono stati spesi male”.

INTERVISTA a Lucio Pastore, primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale “Veneziale” di Isernia.

Isernia, 27 febbraio 2012

A cura di Paolo De Chiara

CARTA CANTA – Politiche per la Salute… in Molise!

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“Mai nel passato una maggioranza politica era riuscita a trasformare e a rivoluzionare il mondo della sanità, per veti incrociati per questioni di campanile e per interessi di parte. La Cdl ha permesso al Molise di fare un enorme salto di qualità incidendo in maniera profonda su questioni che riguardano ciascuno di noi perchè toccano il bene più importante: la nostra salute. Con la legge di riordino si riducono gli sprechi e le spese burocratiche, meno direttori generali, ospedali più efficienti, meno centri di costo e un’assistenza più diffusa sul territorio, mentre saranno offerti ai cittadini servizi sanitari più qualificati. Con il riordino sanitario la Cdl sta completando il pacchetto di riforme della Regione Molise e si appresta a mettere in cantiere eventi straordinari come la ricostruzione post sismica, l’applicazione dell’articolo 15 della delibera Cipe e l’avvio del Piano triennale per l’occupazione che daranno soluzione al problema del lavoro, riversando sul Molise, con il sostegno costante del governo nazionale, una quantità di investimento e di flussi finanziari che mai si era visto nella nostra regione”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 16 marzo 2005)

“Presto avremo una sanità meno costosa ma sicuramente più agile, efficiente, efficace e moderna tanto da rispondere opportunamente alle richieste di prestazioni qualitative provenienti dai molisani e dall’utenza delle regioni limitrofe.Il tutto riassorbendo un debito formatosi in oltre un decennio. Obiettivo quest’ultimo da molti ritenuto impossibile e che noi abbiamo concretizzato senza clamori”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 7 marzo 2007)

“[…].Da oggi il Molise può realmente pensare ad una Sanità nuova, libera da ogni condizionamento e pronta ad affrontare senza paure e timori un nuovo corso che produrrà i suoi effetti positivi entro il prossimo triennio. Ribadisco per l’ennesima volta che il nostro obiettivo è quello di garantire un’offerta sanitaria complessiva sull’intero territorio regionale. Per questo andremo avanti per la nostra strada senza dare peso alle esternazioni di ‘profeti’ e strani personaggi dei quali i molisani non hanno certamente bisogno. E’ risaputo che la Sanità muove interessi molto grossi e non vorrei nutrire il sospetto che dietro questo accanimento e la rissa scatenata da mesi sull’argomento, si nascondessero altri fini da parte di chi vive degli affari della Sanità. Ribadisco che finché avrò questa delega non cederò ad alcun ricatto e a nessuna provocazione che giunga in via diretta o attraverso messaggi affidati ad “ambasciatori” con pochi scrupoli. […]”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 13 aprile 2007)

“Da molisano sono orgoglioso di poter dire che il Molise oggi può vantare una sanità moderna e capace di consentire ad ogni cittadino che malauguratamente dovesse ammalarsi, di avere cure adeguate e di alta qualità tecnica e scientifica. Abbiamo finalmente una sanità possibile e sicuramente al passo con i tempi. L’attenta verifica tecnica fatta dalle Direzioni Generali dei due Ministeri ha dimostrato che abbiamo saputo mettere in piedi e rendere operativo un Piano di Rientro e di rilancio del Sistema Sanitario regionale tale da ridurre da un lato gradualmente le spese inutili e i debiti pregressi e di porre in essere dall’altro, nuovi servizi di alto contenuto scientifico e tecnologico. […]. Anche questo risultato va ascritto alla lungimiranza di questa classe politica che ha saputo interpretare le esigenze dei cittadini mediante la concretizzazione di strutture snelle e operative, di servizi avanzati, e di prestazioni idonee alle necessità del territorio”.
(Michele Iorio, presidente Regione Molise, conferenza stampa, 2 agosto 2007)

“Il Molise è in linea con gli obiettivi fissati dal Piano operativo di rientro per i debiti in Sanità. Questa nuova ed importante conferma è arrivata al termine del Tavolo tecnico con i ministeri dell’Economia e della Salute che si è svolto a Roma. I tecnici dei due ministeri hanno effettuato una ulteriore ed analitica verifica dei “conti” della Regione, evidenziando che il Molise ha raggiunto il risultato economico fissato per il primo semestre 2007. […]. Il Molise ha iniziato un cammino virtuoso che entro il 2009 lo vedrà contenere la spesa pubblica sanitaria e raggiungere livelli ottimali di assistenza ai cittadini”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 20 settembre 2007)

“Il percorso virtuoso che abbiamo intrapreso per riportare la spesa sanitaria regionale a livelli ottimali, trova conferme dai dati diffusi dall’Osservatorio nazionale sulla salute delle regioni italiane che collocano il Molise e la Provincia autonoma di Bolzano ai vertici della graduatoria. […]. La Sanitàmolisana dunque ha intrapreso un percorso virtuoso che sta dando già i primi significativi risultati nell’ottica del contenimento degli sprechi, della razionalizzazione dei servizi e della qualità delle prestazioni sanitarie ed ambulatoriali garantite ai cittadini”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, ufficio stampa, 27 febbraio 2008)

“La Regione Molise è l’unica delle cinque interessate dal Piano di rientro per il riequilibrio del deficit sanitario, ad avere i conti a posto. L’impegno, il sacrificio e il lavoro svolto in questi dodici mesi trovano conferme da quanto certificato nel Tavolo tecnico per la verifica annuale.In questo periodo abbiamo messo in campo tutte quelle azioni che ci hanno permesso di ridurre il deficit sanitario senza penalizzare i cittadini.[…]. Continueremo su questa strada anche nei prossimi mesi convinti che la buona sanità anche attraverso la razionalizzazione dei servizi è certamente un obiettivo che potremo raggiungere in breve tempo”.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, Ufficio Stampa, 12 maggio 2008)

La verifica trimestrale sui conti e sull’andamento economico in sanità della Regione Molise ha dato esito positivo, confermando che i costi sono in linea con le previsioni contenute nel Piano operativo di rientro.
(Ulisse Di Giacomo, Assessore alle politiche per la Salute, 23 maggio 2008)

“Lascio una sanità in buona salute e la lascio in buone mani”.
(Senatore Ulisse Di Giacomo, altromolise.it, 13 giugno 2008)

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E’ tornato il “figliuol prodigo” Luca Iorio

Luca Iorio
Luca Iorio

Gli operatori del pronto soccorso e gli utenti da mesi aspettano risposte, mai arrivate

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)
“E’ andato via, per ora”. Lo aveva dichiarato lo scorso 2 febbraio il primario di chirurgia vascolare del Cardarelli di Campobasso, Silvano Tomasso. Luca Iorio, il figlio del presidente della giunta regionale del Molise (vincitore di concorso a Rovigo) è tornato. Il 31 gennaio, dopo la bufera per l’operazione di cardiochirurgia che a Isernia non poteva esser fatta, il chirurgo aveva scritto e firmato una comunicazione, nella quale era possibile leggere: “si comunica che dal 30 gennaio 2011 l’attività del reparto di chirurgia vascolare è stata sospesa”. La missiva era stata inviata alla direzione sanitaria del “F. Veneziale” di Isernia. Senza Luca Iorio non poteva esistere il reparto. Anche se era già stato ampiamente illustrato dal piano di rientro. E confermato dallo stesso direttore Fulvio Manfredi Selvaggi: “la chiusura del reparto l’ha decisa il commissario ad acta (il padre di Luca Iorio, ndr.) con un decreto”. Ma allora perché Luca Iorio, nella comunicazione, parla di reparto? “Ha sbagliato. Il reparto non è mai esistito. Doveva parlare di attività”. E’ passato meno di un mese da quella comunicazione che è apparso, come di incanto, il provvedimento del direttore generale. Firmato dallo stesso Angelo Percopo, dal direttore amministrativo Gianfranca Testa e dal direttore sanitario Giancarlo Paglione. Il documento dell’Asrem, numero 194 del 22 febbraio 2011, ha per oggetto: “dott.Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – comando in entrata presso Asrem”. Probabilmente se n’è sentita la mancanza. Nello stesso giorno “il direttore generale, Angelo Percopo prende in esame, per le determinazioni di competenza l’argomento in oggetto”. Presenti anche i due firmatari (Testa e Paglione), insieme al direttore dell’Unità Operativa Complessa Loredana Paolozzi. In quella sede si propone “di valutare, in conformità alla legge 191/2009 e ai decreti commissariali (55/2010 e 65/2010) l’opportunità di dare il proprio assenso al comando in entrata del dott. Iorio Luca – dirigente medico chirurgia vascolare – dipendente a tempo indeterminato dell’Usl di Rovigo”. Si sentiva proprio la necessità. Nella drammatica situazione in cui versa la sanità regionale, dove non esistono posti letto per i pazienti, dove gli Ospedali chiudono, dove i pronti soccorsi combattono quotidianamente la loro battaglia di sopravvivenza, era necessario il ritorno sulla scena di Luca Iorio. Scrive il direttore generale Angelo Percopo “alla stregua dell’istruttoria espletata dalla competente unità operativa, nonché dell’espressa dichiarazione della stessa resa con la firma apposta in calce alla proposta per le connesse responsabilità, vagliate e fatte proprie le valutazioni espresse dal dirigente dell’Unità operativa complessa gestione risorse umane, acquisito il parere favorevole del direttore amministrativo e del direttore sanitario, per quanto di competenza dispone di dare il proprio assenso al comando in entrata del dott. Iorio Luca (dipendente a tempo indeterminato dell’Usl di Rovigo, ndr)”, di “stabilire che l’utilizzo del dott. Luca Iorio, in posizione di comando avrà una durata per dodici mesi”. Luca Iorio, quindi, resterà in Molise per un anno. Rovigo può attendere. La sanità molisana, che non riesce a dare delle risposte ai dipendenti e agli utenti del pronto soccorso di Isernia, si è immediatamente attivata per il ritorno del “figliuol prodigo”. Ma chi paga? “Questa azienda – si legge nel provvedimento del direttore generale – provvederà direttamente ed a proprio carico alla relativa spesa” e “quindi alle liquidazioni mensili delle retribuzioni”. Il provvedimento è immediatamente esecutivo. Una bella risposta alle tante richieste degli operatori del pronto soccorso. Ci sono problemi più importanti da affrontare. I pazienti possono attendere nei disagi. Luca Iorio no. La sanità attende il suo trionfale rientro.

La Voce del Molise, 23 febbraio 2011