Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

SECONDA PARTE. L’inchiesta Passepartout, che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (Italia Viva), fa emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosia, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero). In attesa dell’udienza preliminare, dove il Gup Fabio Pilato deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio (sono coinvolti sei soggetti, tra cui la parlamentare), è giusto capire il contesto in cui operava il Nicosia.

Il pregiudicato (legato alla famiglia mafiosa) in Parlamento

di Paolo De Chiara

DIECI ANNI

«Antonino Nicosia, detto Antonello, è stato arrestato e poi condannato alla pena di dieci anni e sei mesi di reclusione… per aver costituito, organizzato e diretto dai primi mesi del 1998 agli ultimi del 1999 un’associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti… la sentenza è stata confermata da quella della Corte d’appello di Palermo del 6 ottobre 2006, divenuta definitiva».

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

DETENZIONE

Il Nicosia è stato a più riprese detenuto e, all’atto della scarcerazione avvenuta nel 2009, sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nonché alla misura di sicurezza della libertà vigilata, tutte interamente espiate.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

RADICALI e COLLABORAZIONE PARLAMENTARE

Il 1° novembre 2017 il XVI Congresso dei Radicali Italiani lo ha eletto membro del Comitato nazionale del Radicali italiani… Dai primi mesi del 2019, inoltre, ha cominciato una collaborazione, anch’essa ufficialmente finalizzata alla promozione di iniziative per la tutela dei diritti dei detenuti, con un Parlamentare della Camera dei Deputati, l’Onorevole Giuseppina Occhionero, eletta nel 2018 nella lista “Liberi e Uguali”.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

CIMICI

Nicosia: “io ogni mese mi cambio la macchina apposta chissà si mettessero in testa di mettere cose, a momenti gliela vado a lasciare, ci vogliono quarantacinque giorni per l’autorizzazione e io gliela vado a lasciare prima. Già ne ho un’altra ordinata … No … impazziscono … possono solo impazzire, monta e smonta, monta e smonta che minchia mi interessa”)

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

LA FAMIGLIA MAFIOSA DI SCIACCA

L’attività di intercettazione, oltre a rivelare la partecipazione del Nicosia alla famiglia mafiosa di Sciacca sino almeno alla fine degli anni ‘90 ha anche dimostrato, senza alcun dubbio, che tale partecipazione è assolutamente attuale e, in particolare, realizzata attraverso l’organizzazione di danneggiamenti, estorsioni e omicidi, tutti pianificati al fine di esercitare uno strettissimo e penetrante controllo sul territorio da parte della famiglia mafiosa.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

PROGETTO DI DANNEGGIAMENTO

Il 2 febbraio 2018 è stata intercettata una conversazione fra Antonino Nicosia e il citato Luigi Ciaccio… I due, ritenendo Calogero Bono (imprenditore, nda) reo di aver violato la regola per cui doveva essere Cosa nostra a decidere chi dovesse svolgere quel lavoro, progettavano una violenta punizione dell’imprenditore e ciò al fine di estrometterlo dall’appalto.

Il prosieguo della conversazione consegnava poi una vera e propria lezione che il Nicosia impartiva al Ciaccio sulle modalità tipicamente mafiose attraverso le quali si sarebbe dovuto raggiungere l’obiettivo, ovverosia costringere l’imprenditore a rinunciare all’appalto (Nicosia: “quant’è 300, tu gli fai un danno di 600, così se lo chiamano a fare il servizio lui prende e rinuncia”).

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

PROGETTO DI OMICIDIO

Antonino Nicosia giungeva persino a progettare un omicidio, unitamente ad Accursio Dimino, in danno di un facoltoso imprenditore di Sciacca e ciò al fine di acquisirne il patrimonio.

Nicosia: ah, tu dici di levarlo di mezzo?

Dimino: si

N: e non ci dobbiamo guadagnare?

D: ma le cose a volte si fanno o per 

N: a questo è pure vero, questo è pure vero

D: appunto tu non devi dargli “lauso”, poi quando è…. dici minchia è successo … e ha l’amante e ha quello … capace che ha toccato qualche femmina di qualcuno 

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA, conversazione del 29 gennaio 2018

IL BOSS

Nicosia: a Campobello c’era il signor Mangiaracina … non l’hai visto ieri il signor Mangiaracina a Trapani? Quello di ottanta anni … ottantadue anni … quel signore di ottantadue anni, che abbiamo segnato 

Occhionero: si si …

N: quello era il signor Mangiaracina … quello è un boss

O: ma boss di dove?

N: boss di Campobello di Mazara 

O: come si chiama?

N: Mangiaracina Simone

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA, conversazione in macchina del 23 dicembre 2018

POSSIBILI RIPERCUSSIONI GIUDIZIARIE

Ritornando alla conversazione intercettata il 23 dicembre 2018 con la donna che verrà poi identificata nell’Onorevole Giuseppina Occhionero, il Nicosia, ben consapevole della delicatezza degli argomenti trattati, intimava alla donna di evitare di citare, durante le loro eventuali e future conversazioni telefoniche, i nomi dei mafiosi, posto che il riferimento a soggetti del calibro di Simone Mangiaracina avrebbe rischiato di esporre entrambi a possibili ripercussioni giudiziarie:

N: non è che al telefono mi chiedi queste cose … neanche per scherzo … perchè vedi che andiamo veramente a finire al Pagliarelli … stavolta ci portano li 

O: Mangiaracina …

N: Purtroppo sezioni separate …

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

L’ÈSCAMOTAGE

Il massimo obiettivo auspicato dal Nicosia era quello di formalizzare una collaborazione con la Camera dei Deputati, come noto prevista dai regolamenti parlamentari, grazie alla quale egli avrebbe potuto fare visita financo ai detenuti sottoposti al regime speciale di cui all’art. 41 bis o.p.

Lo stesso Nicosia rivelava tale circostanza in una conversazione del 4 gennaio 2019 (quindi pochi giorni dopo il primo incontro con la Occhionero) col proprio conoscente Pippo Bono, figlio di Giuseppe, assassinato da mano mafiosa nelle campagne di Sciacca il 3 dicembre 1998

NICOSIA: Le ho fatto l’interrogazione parlamentare mi ha detto: “senti ma ti faccio un contratto” Contratto, gliel’ho detto: “che contratto mi fai?”

BONO: Che minchia di contratto devi fare?

NICOSIA: No vabbé gli detto come assistente parlamentare ma anche senza soldi. che minchia, sennò mi deve dare 10’000 € al mese a me, quelli che prendi tu. perchè io che minchia faccio… le ho detto: “mi fai un contratto per entrare ed uscire dalle carceri e basta”. Ogni tanto … (incomprensibile si accavallano le voci)

BONO: Ti metti il ferro dentro la porta… minchia ho a questo che mi scrive tutto quanto…

NICOSIA: No ma io non ci scrivo un cazzo, senza soldi niente le scrivo, mi giro

BONO: (Incomprensibile)

NICOSIA: No, mi giro le carceri invece, visto che non potevo entrare … così con lei entro

BONO: Sì sì sì

NICOSIA: E basta, e basta vado al 41 bis

BONO: Incomprensibile

NICOSIA: Faccio un sacco di cose hai capito? Ho trovato questo éscamotage

BONO: No buono è! Ottimo.. minchia … c’è per ora Roberto Clemente, questo qua che era Deputato regionale.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

2 parte/continua

da WordNews.it

La famiglia mafiosa di Sciacca

PRIMA PARTE. L’inchiesta Passepartout, che ha coinvolto la parlamentare molisana Giuseppina Occhionero (Italia Viva), fa emergere il potere criminale della famiglia mafiosa di Sciacca e dei mafiosi di rango collegati a quel mondo criminale: Totò Riina, Matteo Messina Denaro, Salvatore Di Ganci, Santo Sacco, Accursio Dimino, Antonino Nicosa, detto Antonello (già portaborse dell’On. Occhionero). In attesa dell’udienza preliminare, dove il Gup Fabio Pilato deciderà sulla richiesta di rinvio a giudizio (sono coinvolti sei soggetti, tra cui un parlamentare), è giusto capire il contesto in cui operava il Nicosia.

La famiglia mafiosa di Sciacca

di Paolo De Chiara

L’APPOGGIO DEI CORLEONESI

La famiglia di Sciacca è stata retta, sin dai primissimi anni ’90, da Salvatore Di Gangi e ha goduto del forte appoggio dei corleonesi oltre che dell’amicizia personale con Salvatore Riina.

Proprio nel febbraio 1991, dopo la morte dell’allora capo della provincia di Agrigento Giuseppe Di Caro, per volontà di Totò Riina la stessa provincia è stata guidata, congiuntamente, dai rappresentanti dei diversi mandamenti che la componevano, fra cui Salvatore Di Gangi per quello di Sciacca.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

IL GOTHA DI COSA NOSTRA

Salvatore Di Gangi si era attivato, conferendo specifico incarico ad Accursio Dimino, per influenzare i giudici popolari che componevano la Corte d’Assise di Palermo nel processo contro Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Michele Greco – sostanzialmente il gotha di Cosa nostra – per un duplice omicidio.

Circostanze queste che certamente denotano l’importanza e la centralità della famiglia di Sciacca nelle dinamiche dell’intera Cosa nostra oltre che l’assoluta fiducia che la stessa associazione mafiosa ha sempre riposto nell’odierno indagato Accursio Dimino.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

DESIGNAZIONI

La famiglia di Sciacca, anche successivamente agli anni ‘90, aveva continuato a essere retta da Salvatore Di Gangi e, dopo il suo arresto, da Carmelo Bono e ciò fino al 2003, quando Bernardo Provenzano e Giuseppe Falsone (capi, rispettivamente, dell’intera Cosa nostra e della provincia di Agrigento) designarono Calogero Rizzuto (poi divenuto collaboratore di giustizia) e Gino Guzzo al vertice del mandamento di Sambuca di Sicilia, nel cui ambito all’epoca ricadeva la famiglia mafiosa di Sciacca.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

IL COMANDO DELLA FAMIGLIA

Accursio Dimino, inoltre, era stato scelto da Rizzuto e Guzzo, nel periodo di reggenza del mandamento, per assumere il comando della famiglia di Sciacca.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

MILITANZA IN COSA NOSTRA

È proprio nel corso di due lunghe conversazioni intrattenute con il Nicosia il 28 gennaio 2018 e il 20 febbraio 2018 che il Dimino ha ripercorso la propria militanza in Cosa nostra, raccontando dei solidi rapporti con Salvatore Di Gangi, della composizione di un “triumvirato”, delle relazioni con le altre province mafiose, manifestando nostalgia per un passato in cui “c’erano ancora persone con gli occhi chiusi” e succedevano “venti boom” (riferendosi verosimilmente a un numero di omicidi) nonché rammarico per un presente in cui “non succede più nulla” e si adotta un sistema estorsivo inefficace, diverso da quello seguito da lui….

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

POLIEDRICITA’

Il pregiudicato Antonino Nicosia, detto Antonello, poliedrico soggetto saccense, la cui partecipazione alla famiglia mafiosa è risultata essere datata nel tempo.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

INGRESSI NELLE CARCERI

Il Nicosia organizzava ulteriori ingressi all’interno di diverse strutture penitenziarie, ingressi tutti preceduti e seguiti da una serie di conversazioni intercettate dall’Ufficio dalle quali emergeva con chiarezza la loro strumentalità rispetto alle illecite finalità perseguite dall’indagato.

La polizia giudiziaria ha infatti accertato, come si vedrà, che, attraverso la collaborazione con l’Onorevole Occhionero, il Nicosia ha potuto accedere agli istituti penitenziari in brevissimo tempo ben quattro volte: il 21 dicembre 2018 a Sciacca, il giorno successivo a Trapani e ad Agrigento, il 1 febbraio 2019 a Tolmezzo.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

SANTO SACCO & MATTEO MESSINA DENARO

All’interno dell’autovettura del Nicosia, i due commentavano l’incontro appena avvenuto, all’interno della predetta struttura, con Santo Sacco, Consigliere provinciale, ex Consigliere comunale di Castelvetrano, sindacalista della U.I.L. e infine definitivamente condannato (anche) per il delitto di cui all’art. 416 bis c.p. come componente della famiglia mafiosa di Castelvetrano, per conto della quale aveva addirittura intrattenuto un rapporto epistolare con il latitante Matteo Messina Denaro.

Fermo di indiziati di delitto, Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, DDA

PRIMA PARTE/continua

Per approfondimenti:

– Matteo Messina Denaro, “il primo ministro”

– MAFIA & POLITICA: chiesto il rinvio a giudizio per la deputata molisana

da WordNews.it