BACIAMO LE MANI/1^ parte

IL PAESE SENZA MEMORIA e SENZA VERGOGNA. Il Caimano torna di moda. Nel Paese orribilmente sporco arrivano proposte scellerate da parte di personaggi scellerati: non vedevano l’ora di riabilitare l’ex Cavaliere di Arcore. Una rovina per questo Paese, altro che statista. Quando ci libereremo politicamente di questi personaggi? Quando potremo chiudere una parentesi trentennale vergognosa? È un Paese alla rovescia: gli onesti diventano delinquenti e i delinquenti continuano a passare per martiri.

BACIAMO LE MANI/1^ parte

di Paolo De Chiara

«Tutti hanno paura ma io l’unica cosa di cui ho paura è che lo Stato mafioso vincerà e quei poveri scemi che combattono contro i mulini a vento saranno uccisi.

Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te, puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amicila mafia siamo noi ed il nostro modo sbagliato di comportarsi.
Borsellino, sei morto per ciò in cui credevi ma io senza di te sono morta».

Rita Atria, la picciridda di Paolo Borsellino, 1992

Diventa definitiva la sentenza contro l’ex senatore di Forza Italia per concorso esterno in associazione mafiosa. La Procura: “E’ stato il garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa Nostra”.

“Per diciotto anni, dal 1974 al 1992, Marcello Dell’Utri è stato garante dell’accordo tra Berlusconi e Cosa nostra“, aveva sostenuto il pg Galasso davanti alla Corte. “In quel lasso di tempo”, aveva osservato il pg, “siamo in presenza di un reato permanente“. “Infatti, la Cassazione, con la sentenza del 2012 con cui aveva disposto un processo d’appello-bis per Dell’Utri, aveva precisato che l’accordo tra Berlusconi e Cosa nostra, con la mediazione di Dell’Utri“, ha aggiunto Galasso, “c’è stato, si è formato nel 1974 ed è stato attuato volontariamente e consapevolmente“.

La Repubblica, 9 maggio 2014

«Cinà in buoni rapporti con Berlusconi. Berlusconi dà 20 milioni ai Grado e anche a Vittorio Mangano». La grafia è quella di Giovanni Falcone. Elegante, ordinata. Su un foglio di block notes a quadretti ha messo in fila alcuni appunti durante l’audizione del pentito Francesco Marino Mannoia. E’ il 6 novembre 1989. Il giudice ha sottolineato due volte il cognome Berlusconi, all’epoca già al culmine della sua carriera».

“Berlusconi paga i boss di Cosa nostra”. Ecco l’appunto di Falcone ritrovato nel suo ufficio,  Salvo Palazzolo, la Repubblica, 21 dicembre 2017

Riina parla di Berlusconi e delle speranze al tempo riposte su quest’ultimo (“…No …no… è vigliacco… di avere fattu la legge la nel Codice Penale (inc.) fatto il Codice Penale… quando era in possessu di (inc.) la leggi… perché io tannu ci credeva che lui avissi fàttu (inc.) con questi Magistrati con questi Magistrati… con questi disgraziati, eh speravo… speravo poi (inc.) incominciò… (inc.) a niatri (inc.)..)”.

Intercettazione ambientale del 4 ottobre 2013, Totò Riina a passeggio con Alberto Lo Russo, Corte di Assise di Palermo, 20 aprile 2018

Nelle motivazioni della sentenza Trattativa vengono dettagliate le elargizioni di Silvio Berlusconi (già a Palazzo Chigi) ai mafiosi tramite il co-fondatore di Forza Italia: “È determinante rilevare che tali pagamenti sono proseguiti almeno fino al dicembre 1994”.

Trattativa Stato-mafia, i giudici: “Da Berlusconi soldi a Cosa nostra tramite Dell’Utri anche da premier e dopo le stragi”, Il Fatto Quotidiano, 19 luglio 2018

«Nella seconda metà del ’93, quando si è deciso di appoggiare Forza Italia, è venuto fuori Marcello Dell’Utri che si era preso delle garanzie nei confronti di Cosa nostra per i suoi problemi. E quindi da tutto questo noi diciamo che è nato questo appoggio da parte di Cosa Nostra nei confronti di Forza Italia. Sono stato chiaro?».

Nino Giuffré, collaboratore di giustizia, Tiscali.it, 20 luglio 2018

«Si ritiene da parte dei giudici che Silvio Berlusconi continuò a pagare ingenti somme di denaro a Cosa nostra palermitana anche dopo essere diventato Presidente del Consiglio».

«Risultano annotati in un libro mastro della mafia palermitana movimenti di denaro e ricezione di una somma montante a centinaia di milioni da parte del gruppo imprenditoriale legato a Berlusconi anche dopo che Silvio Berlusconi aveva assunto la carica di Presidente del Consiglio. Un Presidente del Consiglio, se questo è vero, il capo di un governo della nostra Repubblica pagava Cosa nostra».

«Nonostante un gravissimo silenzio e una gravissima ignoranza indotta nell’opinione pubblica, sull’argomento noi magistrati avevamo già una sentenza che aveva condannato definitivamente il senatore Dell’Utri per concorso in associazione mafiosa. Questa stabiliva e statuiva che l’allora imprenditore Silvio Berlusconi nel 1974 con l’intermediazione di Marcello Dell’Utri avesse stipulato un patto con esponenti apicali, esponenti di vertice della Cosa Nostra palermitana. Patto di reciproca protezione e sostegno. E che quel patto era stato rispettato dal 1974 almeno fino al 1992».


«Ma questa sentenza di primo grado sulla trattativa Stato-mafia va oltre. È stato dimostrato che l’intermediazione di Dell’Utri è proseguita attraverso la trasmissione di messaggi e richieste di Cosa Nostra a Silvio Berlusconianche dopo il 1992. Soprattutto dopo che Silvio Berlusconi a seguito delle elezioni del marzo 1994 divenne Presidente del Consiglio. Quindi per la prima volta questa sentenza chiama in ballo Silvio Berlusconi non più come semplice imprenditore ma come uomo politico addirittura come Presidente del Consiglio. Questo è un passaggio che pochi hanno sottolineato che può essere incidentale ma è assolutamente indicativo della gravità del comportamento di Silvio Berlusconi che i giudici ritengono accertato, è un passaggio apparentemente slegato all’imputazione mossa a Dell’Utri in questo processo ma molto significativo».

Nino Di Matteo, Procuratore Nazionale Antimafia, Antimafia2000.com, 27 settembre 2018

«La Trattativa continuò anche con il Governo Berlusconi. Dell’Utri, lo spiegano i giudici nella sentenza, rappresentò a Berlusconi le richieste di Cosa nostra. E dicono i giudici che quel Governo tentò di adoperarsi, non riuscendoci per motivi che non dipendevano dalla volontà del premier, per accontentare alcune delle richieste di Riina. Dice quella sentenza che un presidente del consiglio del Governo italiano, nello stesso momento in cui era presidente del consiglio, continuava a pagare, come aveva fatto nel 1974, cospicue somme di denaro a Cosa nostra».

Nino Di Matteo, presentazione Il Patto Sporco, Roma, 14 novembre 2018

“Ho incontrato tre volte a Milano Silvio Berlusconi mentre ero latitante”.

Giuseppe Graviano, boss di Cosa nostra, videoconferenza udienza processo «’ndrangheta stragista», 7 febbraio 2020

1 parte/continua

da WordNews.it

DR MOTOR – Lavoratori al presidio: “Non vogliamo essere fotografati”

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ISERNIA. Continua lo sciopero dei lavoratori della Dr Motor di Macchia di Isernia. Questa mattina un presidio alla villa comunale per sensibilizzare i cittadini del capoluogo pentro: “Dr Motor… Automobili per passione. E i nostri stipendi in Bolle di Sapone…”. Questo lo striscione realizzato dalla FIOM Molise, l’unico sindacato vicino agli operai. “Dopo l’incontro con il Prefetto di Isernia abbiamo deciso di posizionare il presidio nella villa comunale. Vogliamo i nostri soldi, la gente deve sapere”. IMG_1144Nel corso del presidio la presenza di un ‘fotografo’ aziendale ha fatto infuriare gli operai.

Ecco, nel video, la reazione dei lavoratori e dei sindacalisti della Fiom presenti:

— IMPORTANTE —

PER EVITARE LA CANCELLAZIONE DEL VIDEO DA PARTE DI YOUTUBE, DOPO LA SEGNALAZIONE FATTA DA ‘QUALCUNO’, SONO STATI OCCULTATI I VOLTI. ECCO PARTE DEL TESTO INVIATO DAL SERVIZIO ASSISTENZA: 
“…con questo messaggio la informiamo che abbiamo ricevuto un reclamo di violazione della privacy da parte di un privato in relazione ai suoi contenuti. […] …Vogliamo offrirle l’opportunità di rimuovere o modificare le informazioni private nei contenuti segnalati. Ha 48 ore per intraprendere un’azione riguardo al reclamo. Se rimuove la presunta violazione dal sito entro 48 ore, il reclamo presentato verrà chiuso. Se la potenziale violazione della privacy rimane sul sito dopo 48 ore, il team di YouTube esaminerà il reclamo e le informazioni potrebbero essere rimosse in base alle nostre Indicazioni sulla privacy…”.

Clicca QUI per il VIDEO originale

IL SISTEMA MICHELE da Report del 14/10/2012

Michele Iorio
Michele Iorio

 

 

IL SISTEMA MICHELE

da REPORT – http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-bae45c27-88a0-4156-bb54-0d9a069a2ce7.html?refresh_ce

PUNTATA DEL 14/10/2012

di Emilio Casalini

Oneri pubblici e guadagni privati, anche nei settori più disparati. Succede spesso in Molise, dove il Consiglio Regionale è proprietario di pollifici e zuccherifici. E la finanziaria della regione, FinMolise, è legata a società anonime lussemburghesi, cipriote e panamensi in un labirinto societario che solo le indagini aperte dalla magistratura stanno provando a districare. E’ quello noto come sistema Molise praticato dal Governatore Michele Iorio che da 11 anni siede indisturbato sullo scranno più alto della Regione. Proprio grazie al sistema messo in piedi gode di un grande appoggio, e ha già detto che si ricandiderà per la quarta volta consecutiva se il Consiglio di Stato martedì prossimo confermerà la sentenza del Tar che ha decretato nulle le ultime elezioni regionali per via delle liste con firme false.

PER IL VIDEO CLICCA QUIhttp://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-bae45c27-88a0-4156-bb54-0d9a069a2ce7.html?refresh_ce

ELIO VELTRI: ‘SIAMO ALLA DEGENERAZIONE’

Abbiamo raccolto l’opinione dell’autore del libro ‘I soldi dei partiti’

ELIO VELTRI: ‘SIAMO ALLA DEGENERAZIONE’

“Il debito pubblico è fatto da tre voci: corruzione, evasione fiscale e malapolitica”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

I partiti costano molto e hanno macchine sproporzionate rispetto al livello di vita del Paese, soprattutto quando si chiedono continuamente sacrifici alla gente: bisognerebbe trovare un giusto equilibrio tra la necessità forte di ridurre i costi e la possibilità di svolgere con profitto le funzioni pubbliche”. Era il 1992, quando il magistrato Gherardo Colombo spiegava in un’intervista sul settimanale ’l’Espresso’ il suo punto di vista sul costo dei partiti. Oggi nulla è cambiato. Dalle inchieste della magistratura, non è difficile dire che molto è peggiorato. L’allarme lo aveva lanciato, nel 1981, anche il segretario del partito comunista Enrico Berlinguer, in un’intervista a Repubblica: “I fatti ci sono e sono sotto gli occhi di tutti. I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. Gestiscono interessi, i più disparati, i più contraddittori, talvolta anche loschi, comunque senza alcun rapporto con le esigenze e i bisogni umani emergenti, oppure distorcendoli, senza perseguire il bene comune. La loro stessa struttura organizzativa si è ormai conformata su questo modello, e non sono più organizzatori del popolo, formazioni che ne promuovono la maturazione civile e l’iniziativa: sono piuttosto federazioni di correnti, di camarille, ciascuna con un ‘boss’ e dei ‘sotto-boss’”.

La ‘questione morale’ è ancora uno dei problemi della politica italiana. In questi giorni stanno circolando varie proposte: dall’abolizione del finanziamento pubblico al fund raising, l’attività che si è sviluppata prevalentemente nei Paesi di origine anglosassone, in particolare negli Stati Uniti, dove si stima che ogni anno vengano raccolti oltre 40 miliardi di dollari solo dalle organizzazioni filantropiche, attività favorita da un vantaggioso regime fiscale che rende detraibili le offerte. Nel libro di Elio Veltri e Francesco Paola, ‘I soldi dei Partiti’ (Marsilio Editori), si legge: “il finanziamento pubblico ai partiti in Italia, chiamato ’rimborso delle spese elettorali’ per aggirare il referendum abrogativo del 1993 e la tagliola della Corte Costituzionale, è il più elevato del mondo: 200 milioni di euro all’anno, con il minore controllo in assoluto. I soldi dei rimborsi – che per legge devono andare ai partiti – possono così essere riscossi da associazioni costituite da poche persone in nome del partito o dirottati altrove senza che nessuno abbia qualcosa da eccepire”. Abbiamo sentito uno degli autori, Elio Veltri, già parlamentare e autore di diversi libri (nel 2001 ha scritto, con Marco Travaglio, ‘L’odore dei soldi. Origine e misteri delle fortune di Silvio Berlusconi’).

E’ possibile applicare il ‘fund raising’ in Italia?

Non credo, io sono di questo parere: bisogna tagliare questo finanziamento pubblico, anche per rispettare il referendum del 1993. Se rimborso delle spese elettorali deve essere, allora sia certificato e in mano ad un’autorità che, per non creare ulteriori carrozzoni, potrebbe benissimo essere la Corte dei Conti, alla quale andrebbero conferiti anche poteri di sanzione tramite nuove leggi. In Italia, in tutta questa materia e in tutto ciò che riguarda il pubblico con riferimento ai partiti, non esistono sanzioni. Invece negli altri Paesi europei le sanzioni esistono.

Nel suo libro è facile trovare due cifre significative: nel 2006 Rifondazione Comunista per ogni 100 euro spesi ne ha incassati 2.100, la Lega nel 2008 per ogni 100 euro ne ha incassati 1.400.

Se loro stessi dichiaravano di averne spesi 100 aumentiamoli pure del 20% e va bene così. Il taglio del finanziamento è necessario e può avvenire solo con una riforma dei partiti se essi percorrono la strada della responsabilità giuridica, se rispondono alla legge e se garantiscono la democrazia interna che deve essere controllata. E’ necessario che i partiti riattivino una parte del finanziamento privato. Per esempio in Germania il finanziamento privato è ancora più alto del finanziamento pubblico e il finanziamento pubblico è una percentuale del finanziamento privato.

E in Italia?

Non esiste più, perché i militanti, i simpatizzanti e i sostenitori non versano, tranne che quando hanno i soldi e devono fare degli ’intrallazzi’, ma lì entriamo già in un campo minato, perché tanto dicono ‘ci pensa lo Stato’. Io sono per dare ai partiti dei servizi, che in Italia non esistono.

Possiamo spiegare meglio?

I servizi vanno quantificati in termini monetari, si può lasciare il rimborso delle spese elettorali e per il resto devono acquisire una credibilità che oggi è zero.

Perché zero?

Zero perché è l’unico valore che è rimasto e che somiglia a quello che c’è nelle organizzazioni mafiose, quello della fedeltà. Riacquisendo credibilità sono in grado anche di riacquisire una parte di finanziamento privato, cioè della militanza e della partecipazione popolare. Che poi non è un fatto solo economico, perché nella situazione attuale i partiti migliori sono delle oligarchie in cui comandano in quattro o cinque al massimo e i partiti peggiori sono partiti padronali in cui succede di tutto, sistemano le famiglie, sistemano i figli, portano i cognati in Parlamento e i figli nei consigli regionali. Siamo alla degenerazione. Noi siamo nel mezzo di questo debito pubblico pazzesco, se uno fa i conti è fatto da tre voci: corruzione, evasione fiscale e malapolitica. Che sono tre facce della stessa medaglia.

I partiti hanno la volontà di apportare questi cambiamenti?

No, questo è un ceto politico, con delle eccezioni, talmente imbecille che ha fatto diventare gli stipendi dei parlamentari e i vitalizi il problema dei costi della politica. Più imbecilli di così non si può essere.

Come se ne esce da questa situazione?

Se ne esce se c’è una partecipazione popolare, soprattutto, dei giovani che non sia ribellista e protestataria fine a se stessa. Il nostro libro cerca di uscire sia dall’ovvietà, dal ribellismo e anche dalla demagogia dell’antipolitica. Abbiamo cercato di fare una cosa seria, perché si può partecipare e mettere anche i partiti con le spalle al muro se si conoscono i problemi. Se uno non sa niente e protesta non riesce a cambiare di una virgola la situazione. I giovani e anche i meno giovani si devono impegnare anche nelle Istituzioni, anche a livello di base. La palestra della democrazia è il potere locale, è il Comune, è l’amministrazione comunale. Se la gente continua a dire ‘tanto non voto e non me ne frega niente’ chi ci va? Ci vanno quelli che nelle Istituzioni non ci dovrebbero andare.

da L’Indro.it di lunedì 26 Marzo 2012, ore 20:32

http://www.lindro.it/ELIO-VELTRI-SIAMO-ALLA,7551#.T3XnI2FmLwk