Voto di scambio? “Avevo già denunciato i legami con la camorra”

«Il problema sono gli anticorpi. Ma purtoppo», spiega il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto, «non c’è neanche il vaccino».

di Paolo De Chiara

Era il 14 maggio del 2017. L’agenzia Ansa diffonde le dichiarazioni del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto, che anticipa gli eventi e denuncia al viceministro Bubbico una drammatica situazione: «nella mia amata città l’11 giugno 2017 si svolgeranno le elezioni comunali ma in questi ultimi giorni la democrazia ha subìto un vero e proprio attacco». Il riferimento è alle elezioni amministrative per il rinnovo del consiglio comunale di Somma Vesuviana. «Organi di stampa hanno riportato le dichiarazioni di Carmine Mocerino, presidente della commissione anticamorra della Regione Campania, che ha parlato di clima ostile e intimidazioni, tanto che ha portato a conoscenza di tutto il Prefetto di Napoli. Non possiamo permetterci di lasciare dubbi sull’espressione democratica del voto. Non possiamo non scoprire ove ci fosse un interesse della camorra ad entrare nella vita politica. Non si può accettare che un partito come il PD si arrenda (ritirato all’ultimo momento dalla competizione elettorale, nda). Somma Vesuviana non può essere abbandonata». Un allarme finito nel vuoto. Non raccolto da nessuno. L’8 settembre dell’anno successivo il testimone scrive al sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno; al segretario generale; al presidente del consiglio comunale e a tutti i consiglieri e per conoscenza alla prefettura di Napoli, chiedendo una «verifica sulle certificazioni prodotte dai consiglieri comunali in materia di eleggibilità» e l’istituzione di una «commissione interna presieduta dal segretario generale e nella quale vi siano componenti della Prefettura di Napoli». Quindici mesi dopo le elezioni amministrative Ciliberto non lascia la presa e chiede se «ci sono consiglieri comunali che abbiano precedenti penali o carichi pendenti in corso e se tali precedenti sono stati menzionati nella certificazione di eleggibilità». Anche questa volta la richiesta cade nel vuoto.

Febbraio 2020: ecco il terremoto annunciato. Arriva la notizia del voto di scambio. Denaro in cambio di voti. Pacchetti di voti. La documentazione raccolta dagli inquirenti (tra cui intercettazioni ambientali e conversazioni telefoniche) sta preoccupando, e non poco, alcuni consiglieri comunali, candidati, politici, funzionari e imprenditori. L’indagine è stata avviata nel 2017. Ed ecco la nuova testimonianza di Gennaro Ciliberto: «Abbiamo un prima e un dopo. Il prima è durante le elezioni, quando ho scritto al ministero dell’Interno e al Prefetto di Napoli Pagano. Il dopo riguarda l’attività investigativa, che è durata quasi tre anni: ci sono i nomi, ci sono i rinvii a giudizio e il capo di imputazione, tra i più gravi, è il voto di scambio che vede gruppi della camorra aver venduto pacchetti di voti». Della situazione è stato informato, con una comunicazione, anche il presidente della Commissione Antimafia. «In modo tale che il presidente Morra possa audire i diretti interessati, per fare luce. C’è un percorso della magistratura, ma c’è anche una politica che dovrebbe dare risposte ed avere degli anticorpi».

Questa politica, a cui fa riferimento, possiede gli anticorpi?

«A livello locale di Somma Vesuviana non ci sono gli anticorpi, ma purtroppo non c’è neanche il vaccino. Non c’è la volontà di scoprire, non c’è la volontà di capire. C’è un’omertà diffusa. Le persone che denunciano sono poche, vengono discriminate e chi denuncia viene isolato. Non ci dimentichiamo che durante la campagna elettorale qualcuno disse che la mia presenza sul territorio di Somma Vesuviana con la scorta era un qualcosa di dispendioso,si buttavano i soldi per la mia protezione. E questo atteggiamento venne ribaltato su Facebook, dove mi offesero e mi minacciarono».

Perché c’è questa mancanza di volontà?

«C’è una cappa criminale che, purtroppo, è presente. Lo dimostrano le ultime indagini, dove sono usciti i nomi di determinati personaggi politici. La domanda che rivolgo a tutti gli abitanti di Somma è questa: “se non ci fosse la camorra, se non ci fossero le minacce, se non ci fosse un potere criminale di cosa aver paura?”. Il problema è che a Somma non si parla. Non si parla per la strada, non si parla nei luoghi di aggregazione, non si parla in consiglio comunale. Non si parla di camorra. Il primo cittadino (Salvatore Di Sarno, nda), in più occasioni, ha sminuito la presenza della camorra sul territorio, nonostante l’Arma dei carabinieri, in particolare i militari di Castello di Cisterna, lo hanno dimostrato con le indagini, portando alla sbarra il gruppo criminale D’Avino, ancora egemone nella città, che ha condizionato il voto. E continua a farlo».

Il primo cittadino per lei, quindi, non è impegnato sul fronte anticamorra?

«Lui è un maresciallo maggiore della guardia di finanza. Una persona che dovrebbe avere il fiuto, il sentore, le capacità per poter ascoltare i primi lamenti delle persone. Anche nelle ultime indagini, a Somma Vesuviana, c’è stata la poca collaborazione degli imprenditori. Lui (Di Sarno, nda) detiene la delega alla legalità, delega che aveva promesso di dare a me, nonostante le ingerenze nella sua coalizione».

Cosa si può dire ai cittadini sommesi?

«I cittadini sommesi sono indignati e nauseati. Sono stato l’unico a denunciare e a pubblicare un video molto compromettente. Parliamo di personaggi con parenti uccisi per camorra, con parenti condannati con l’aggravante dell’articolo 7. Esiste anche una moralità, un prendere le distanze. Se una persona perbene si fa vedere in un bar con un camorrista certamente non è un bel segnale. I “santini” elettorali sono stati trovati nelle macchine dei pregiudicati, per telefono parlavano di pacchetti di voti comprati. Proprio a Somma c’è stata la cosiddetta “alzata della posta”: tu vendi il voto a me, io te lo pago 60, 70 euro e chiudiamo l’accordo».

Nella lettera inviata al presidente Morra si legge testualmente: “il voto popolare libero è stato compromesso”. Ma non emerge anche una chiara responsabilità da parte dei cittadini-elettori?

«Sicuramente c’è una responsabilità. Ma dobbiamo anche aggiungere che quando una brava persona si reca al seggio elettorale e vota, a prescindere dalle sue idee politiche, esercita il suo diritto in libertà. Il problema sorge quando si muovono le masse dietro un pagamento di soldi, con la pressione della camorra che minaccia e controlla il voto. E chi non si adegua viene punito. L’effetto è micidiale. In questo caso ci deve stare l’aggravante mafiosa. Così si perde la libertà di voto e un popolo rimane sotto ricatto. Ci sono stati dei pestaggi, ci sono state delle macchine rotte. Ma nessuno ha denunciato, perché c’è dietro un clan della camorra che spara, che colpisce. E nelle nostre zone fa ancora paura. Da una parte mi sento di condannare un popolo perché alla fine non riesce a ribellarsi, però dall’altra parte la condanna diretta va alla politica. A quella politica locale che, nemmeno in campagna elettorale, ha avuto il coraggio di dire che “la camorra è una montagna di merda”. È un segnale chiaro dire da un palco, durante un comizio, “i voti della camorra non li vogliamo”. Purtroppo queste parole non si sono udite. C’è, però, l’intenzione di mettere un’ombra su un’inchiesta giudiziaria con intercettazioni che sciolgono qualsiasi dubbio».

Sulla questione degli abusi edilizi, denunciati negli scorsi mesi, cosa possiamo aggiungere?

«La risposta del Sindaco attuale è arrivata a mezzo stampa. Ha dichiarato che avrebbe conferito l’incarico agli uffici preposti per gli accertamenti. Oltre ad inviare le denunce, ho provveduto a inviare anche le foto delle piscine, che ricadevano nella proprietà di noti politici, di noti imprenditori del vesuviano, di persone della cosiddetta Somma bene. Ma su questa cosa il Sindaco è stato distratto. Ad oggi non è dato sapere se ci sono stati dei provvedimenti contro questi abusi. Una cosa però è certa: sull’albo pretorio del Comune di Somma Vesuviana non c’è nessuna ordinanza di ripristino dei luoghi. Oggi posso dire serenamente che la denuncia che ho fatto al Sindaco non è stata accolta e non posso esprimermi su quella fatta all’autorità giudiziaria».

Ad oggi gli abusi edilizi non sono stati sanati. È corretto?

«Sono ancora esistenti. Sono nella proprietà di personaggi politici importanti, anche di qualche familiare coinvolto in questa indagine (voto di scambio, nda) e, magari, questi abusi edilizi sono stati anche una forma di ricatto».

Verso chi?

«Verso un modus operandi che vigeva. Il problema è che l’abuso edilizio diventa anche un motivo di ricatto, di scambio di voti».  

Il silenzio istituzionale si è registrato anche sulla vicenda del rinvenimento dei sette proiettili?

«Il Sindaco è un mio amico, una persona che conosco da vent’anni. Ho comunicato la notizia all’uomo delle Istituzioni e all’amico, ma non c’è stata risposta, nemmeno un “mi dispiace”. Non c’è stato un “ti saremo vicini”. Non c’è stato nulla, nulla di nulla. I sette proiettili sono stati rinvenuti con il personale di scorta presente, durante la mia permanenza a Somma Vesuviana. È vero che sono impegnato in altri procedimenti contro la criminalità organizzata, però mi sento di dire che, purtroppo, per come erano i fatti e per come sono stati rinvenuti i proiettili mi sarei aspettato una vicinanza del Sindaco e dell’intera amministrazione di Somma Vesuviana. Ma c’è stato silenzio, un silenzio che diventa ancora più ombroso, ancora più pericoloso. Perché non dimostrare vicinanza a un testimone di giustizia?  L’ostilità del Sindaco si è vista anche in altri comportamenti, negando la sala del consiglio comunale per patrocinare un evento importante sulla legalità. Siamo stati costretti a ricorrere a una sala ecclesiastica, per volontà di un parroco che non c’è più. Anche in quella occasione si è registrata la totale chiusura del Sindaco. Ma la legalità è amica di questo Sindaco? O costituisce un pericolo?»

Lei ha chiesto le dimissioni dell’amministrazione di Somma Vesuviana. Non sarebbe il caso di attendere le sentenze?  

«Sì, lo confermo. Anche un piccolo dubbio, una piccola situazione che avrebbe potuto compromettere la libertà di voto, deve portare alle dimissioni. Se attraverso le intercettazioni telefoniche è stato accertato dalla magistratura questo scambio di voti, con il massimo rispetto per l’innocenza fino al terzo grado di giudizio, il Sindaco con un bagno di umiltà dovrebbe sciogliere questo consiglio comunale, mandare a casa questa amministrazione e ritornare alle urne. Da tempo, attraverso l’ufficio protocollo, avevo richiesto che tutti i consiglieri comunali e tutti gli assessori producessero il loro certificato di carichi pendenti. La risposta è arrivata solo da tre persone. Dov’è, allora, questo principio, tanto osannato, della legalità?»

Nella mattinata del 4 febbraio 2020 è stato contattato il sindaco di Somma Vesuviana, Salvatore Di Sarno. Lo stesso non ha ritenuto opportuno rilasciare alcuna dichiarazione.

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/voto-di-scambio-avevo-gia-denunciato-i-legami-con-la-camorra

Il Partito Disorientato del Molise

Partito Disastrato del Molise
Partito Disastrato del Molise

La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta di Paolo Di Laura Frattura alle primarie per le prossime regionali. Una vera e propria “frattura” per il centro-sinistra.

 

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Non trova pace la creatura politica del giovane segretario regionale Danilo Leva. Sono partiti gli attacchi. I dirigenti cominciano a criticare le scelte illogiche e fallimentari. Anche gli iscritti e i simpatizzanti cominciano a prendere le distanze. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la scelta di Paolo Di Laura Frattura alle primarie per le prossime regionali. Una vera e propria “frattura” per il centro-sinistra. Una risposta un po’ tardiva. Ma non inutile. Si poteva chiedere un confronto serio, ad esempio, dopo l’inciucio di Venafro? Dopo le sconfitte politiche di Roberto Ruta? Dopo il ritorno di quest’ultimo alla vita politica attiva (“Ho realizzato il sogno della mia vita, quello di fare politica ai massimi livelli. Oggi prendo atto della sconfitta e mi faccio da parte”)? Dopo la disfatta di Termoli e Montenero? Dopo la sconfitta alle provinciali di Isernia? Dopo le Provinciali di Campobasso? Non si è mai aperta una discussione dopo queste prevedibili sconfitte. Personali e di partito. Nessuno ha mai fatto un’analisi. Si è andati avanti senza curarsi degli errori fatti in passato. Per non parlare, poi, dei soggetti politici acquistati, persi e nuovamente riconquistati nel corso degli ultimi anni. Un esempio per tutti: Massimiliano Scarabeo da Venafro. L’autore dell’Inciucio venafrano. Dove sinistra e destra si erano allineate senza vergogna. Per sostenere uno dei tanti delfini di Michele Iorio. Il sindaco Nicandro Cotugno sonoramente contestato dalla cittadinanza. Le scelte sbagliate sono state tante. Forse quasi tutte. Da Roma la dirigenza del Partito Disastrato non è mai intervenuta per capire le ragioni di questa infinita Waterloo. Una questione di incapacità politica o lucida strategia per la sconfitta? Errori evidenti sono stati commessi un po’ da tutti. Tralasciando per un attimo lo scellerato patto di ferro tra Danilo Leva (proveniente dalla Sinistra Giovanile) e Roberto Ruta (il democristiano proveniente dalla Margherita), è importante ricordare anche altri episodi. Subito dopo le primarie per la scelta del segretario regionale (vinte da Leva) sembrava aprirsi il fronte interno. “Meglio perdere da poeta, che vincere da mercante” strillò il consigliere regionale Michele Petraroia. Dopo pochi giorni di nuovo l’assordante silenzio. Anzi proprio l’ex segretario della Cgil Molise accettò di entrare nella nuova segreteria. Ora Petraroia aspetta la risposta da Roma per le primarie. Sino ad oggi, dalla Capitale, mai nessuno si è interessato al fallimento del partito in Molise. Probabilmente non interverranno nemmeno per le primarie. Troppi sono gli esempi negativi sull’intero territorio nazionale. Come si può fare la battaglia interna in queste condizioni? Perché dall’interno, come amano dire gli iscritti, mai nessuno ha chiesto seriamente le dimissioni della dirigenza “disorientata”? Rinunciando agli incarichi, ai ruoli, mettendo i bastoni tra le ruote. Creando un fronte compatto. Perché mai nessuno si è contrapposto a questa politica? Sembra di rivedere un vecchio film. Il copione sembra essere lo stesso. Succede la stessa cosa tra una coalizione e l’altra. Arrivano i rinvii a giudizio per i politici di questa Regione? Pochi chiedono le dimissioni. Tutto va bene. Si va avanti. Non basta chiedere le dimissioni? Allora si utilizzino altri sistemi. Se il presidente del consiglio regionale (Michele Picciano), ad esempio, viene rinviato a giudizio per voto di scambio come dovranno comportarsi i consiglieri di opposizione eletti in consiglio regionale? Far finta di nulla o ribadire quotidianamente che per un politico (in Molise ne sono molti), che ricopre cariche pubbliche, non è opportuno ricevere questo tipo di contestazione giudiziaria? Dove è finita la questione morale? In questa Regione si continua a far finta di nulla su troppe questioni. Il Molise è la Regione degli sprechi. Delle ruberie, dell’articolo 15, dell’alluvione, del terremoto, della Sanità malata. Dei tanti soldi buttati nel cesso. Regalati agli amici e agli amici degli amici. Con una legge regionale sono stati stanziati 300mila euro per alcuni editori. Per comprare il silenzio. Per acquistare il consenso. Quello che fa vincere le elezioni. Chi si è occupato concretamente dei costi della politica? Chi si è schierato apertamente contro l’informazione di regime? Pochissimi eletti hanno dato il buon esempio. Chi si è ridotto lo stipendio? Chi ha rifiutato un’intervista o un’apparizione in un organo di informazione regionale controllato dal potere politico? L’importante è apparire. Per loro. I cittadini e gli elettori, a loro volta disorientati, ne hanno le palle piene. Non sanno più che pesci prendere. Guardano da una parte e vedono il vuoto, il nulla. Si girano dall’altra parte e assistono impotenti allo sfascio. Poi ci si chiede perché vince il sistema Iorio. La gente (compresa quella che si accontenta della clientela, del favore o della pacca sulla spalla del signorotto di turno) alla fotocopia preferisce l’originale. E, attualmente, il Partito Disastrato del Molise è una fotocopia sbiadita del PdL. Gli manca una semplice L. Questa Regione ha bisogno di avere una classe dirigente che conosca la parola dimissioni. Il Molise merita una nuova generazione di politici. Con il “metodo Fanelli” (che ha portato all’ultima sconfitta in un Ente governato negli ultimi 20anni dal centro-sinistra) si è invertito il rapporto. I dirigenti perdenti, invece di scappare via per la vergogna, fanno dimettere i loro stessi iscritti. Così spiega le dimissioni il segretario del circolo PD di Palata, Giovanni Salvatore: “per prendere le distanze dalla scelta di candidare alla Presidenza della Regione Molise un esponente proveniente dal PDL”. Questo è solo uno degli esempi di questi ultimi giorni. La situazione si sta complicando per questi pseudo-dirigenti, ma non per chi crede nella politica. Quella con la P maiuscola. Quella che fa sognare e sperare in un futuro migliore. Bisognerà, però, togliere il tappo. Altrimenti le parole pronunciate dal regista Nanni Moretti (“con questi dirigenti non vinceremo mai”) continueranno ad accompagnare per molto tempo questi dilettanti della politica. Dilettanti pericolosi per il futuro dei cittadini. E di un intero territorio. Capaci di far governare questa Regione da un PdL ben assortito (composto dai vari Iorio, Patriciello, Di Giacomo, Vitagliano, Picciano, Melogli, Silvestri, Di Bartolomeo, Mazzuto e via dicendo). Solo la lettura di questi nomi dovrebbe portare a uno scatto di dignità da parte di tutti. Per aprire gli occhi. Non per continuare a turarsi il naso.