LEGGE ELETTORALE, LAVORI IN CORSO

Intervista a Gaetano Azzariti, docente di Diritto Costituzionale

LEGGE ELETTORALE, LAVORI IN CORSO

Tutti vogliono cambiarla, ma nessuno lo ha ancora fatto. In Senato 39 proposte, tra le quali quella di Grillo

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Tutti vogliono cambiarla, ma nessuno è interessato a farlo. I proclami sulla legge elettorale continuano. Tutti sono intervenuti su questo tema. La politica sembra in fermento, disponibile a eliminare questo scempio per la democrazia. L’ultima, quella che è oggi vigente, è definita una ‘porcata’. Il termine è stato coniato dal suo creatore. Dopo il leghistaCalderoli tutti hanno aggiunto qualcosa, ma moltissimi si trovano bene con le attuali norme.

Il sistema di potere è concentrato in poche mani e in pochissime menti. La decisione spetta ai segretari di partito. Sono loro che scelgono i rappresentanti, che non rappresentano più i cittadini. “Mi auguro che si arrivi ad una intesa o comunque ad un confronto conclusivo in sede parlamentare. Ho ritenuto che fosse ormai il momento di portare alla luce del sole l’esito dei tentativi di intesa che ci sono stati”, queste le parole del Capo dello Stato,NapolitanoMa quanti anni sono passati dalla legge porcata? Era il 2006. Dopo sei anni a nessuno va bene, ma tutti se la tengono. 

“I partiti hanno oggi solo due obiettivi. Il primo sono le alleanze. Il secondo obiettivo è una nuova legge elettorale per fottere il Movimento 5 Stelle”, ha scritto Beppe Grillo sufacebook. In commissione Affari Costituzionali del Senato ci sono diverse proposte,trentanove, e tra tutte spicca quella del comico genovese. Di iniziativa popolare, che prevede l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva e la sospensione di parlamentari condannati in via non definitiva. Con un tetto di due mandati e l’introduzione di una preferenza. “Non cambiare la legge elettorale è un suicidio per le forze politiche”, ha affermato il professore Gaetano Azzariti. Con il docente di diritto Costituzionale alla Sapienza di Roma siamo partiti dalla legge ‘porcata’ del 2006. “Noi abbiamo la peggiore delle possibili leggi elettorali. Non è una valutazione soggettiva, la stessa Corte Costituzionale ha indirettamente esplicitato che ci sono gravi dubbi di costituzionalità sulla legge stessa. E’ chiaro che è una legge che si deve cambiare al più presto. Il paradosso è che tutti lo riconoscono ma nessuno lo fa e comunque non si riesce a fare una riforma della legge elettorale”.

Perché ci troviamo in questa situazione?

La materia elettorale, dal punto di vista strettamente politico, incide direttamente sugli interessi dei partiti politici. E’ sempre valutata dai soggetti che devono cambiare legge elettorale in chiave di interesse. Individuale, per singolo partito. E’ ovvio che non è un buon viatico, un buon principio per una riforma così importante che è quella elettorale, che dovrebbe seguire non gli interessi ma i principi generali della democrazia.

Qual è la legge elettorale migliore per l’Italia?

La legge più semplice possibile, che rispecchi nel modo migliore i criteri della rappresentanza.

Quali sono questi principi che rispecchiano la rappresentanza?

Ci sono due grandi famiglie di leggi elettorali: quella maggioritaria e quella proporzionale. Come è noto, in Italia, non si è mai scelto tra questi due principi. Si può scegliere, ovviamente, come è già avvenuto dal 1993 in poi, un mix tra proporzionale e maggioritario. Quello che normalmente è seguito non è un principio, ma la creazione di una legge arlecchino. Un pezzetto che faccia comodo ad ogni partito e che faccia uscire alla fine una legge mostruosa, una legge mostro che accontenti tutti.

C’è anche la proposta di legge, di iniziativa popolare, di Beppe Grillo. Per un Parlamento pulito.

E’ essenziale fare la legge elettorale, all’interno della quale devono, ma lo sono anche attualmente, essere previste le cosiddette incompatibilità e ineleggibilità. La storia del nostro Paese ha dimostrato come bisogna essere più rigorosi nel far valere le incompatibilità e le ineleggibilità. In via di principio ritengo che sia opportuno che chi, fatto santo il principio di non colpevolezza, è stato condannato anche in primo grado, è plausibile che non possa essere candidato. Almeno questo. Anche il rinvio a giudizio, per alcuni reati, deve far sospendere il diritto di elettorato passivo.

Lei cosa pensa del tetto di due mandati?

Lo vedo in termini favorevoli. Anche qui, non in assoluto, abbiamo il problema della classe politica. C’è una retorica a favore dei giovani che non è che valga di per sé, perché non è un problema anagrafico. Ci sono ottime persone di una certa età non utilizzate nella politica e pessimi giovani che è meglio che la politica non la frequentino mai. E’ inutile fare esempi concreti, basta leggere i giornali. Il vincolo dei due mandati è interessante per avere un ricambio, non tanto generazionale, quanto proprio di classe politica. Un politico di professione non necessariamente deve fare per tutta la vita il parlamentare. Un segretario di partito, dopo aver svolto due mandati, non si capisce perché non possa continuare, per esempio, a fare il segretario di partito.

Si riuscirà a fare, entro il 2013, questa benedetta riforma del sistema elettorale?

Se ciò non dovesse essere, se questo Parlamento non dovesse riuscire a cambiare la legge elettorale, questo rappresenterebbe un suicidio per le forze politiche attualmente presenti in Parlamento. Questo auspico fortissimamente e auguro agli stessi partiti che attualmente siedono in Parlamento di avere le forza di cambiarla questa legge elettorale. Non cambiarla fa male all’Italia, alla rappresentanza, ma fa anche male a loro stessi. Si convincessero che se non vogliono suicidarsi è opportuno che un accordo, che una legge elettorale migliore dell’attuale la trovino, la realizzino e l’approvino.

da L’INDRO.IT di martedì 17 Luglio 2012, ore 19:30

http://lindro.it/Legge-elettorale-lavori-in-corso,9586#.UAkwiGGdDPo

DIAZ, AGNOLETTO: “NAPOLITANO SI SCUSI”

Intervista a Vittorio Agnoletto, portavoce del Genova Social Forum

DIAZ: “NAPOLITANO SI SCUSI”

Dopo la sentenza di condanna, “lezione di democrazia e diritto”, una lettura storica

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“La sentenza della Corte di Cassazione va rispettata come tutte le decisioni della Magistratura. Il Ministero dell’Interno ottempererà a quanto disposto dalla Suprema Corte”.In questo modo il Ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri ha commentato la sentenza della Cassazione per l’irruzione alla scuola Diaz-Pertini di Genova, durante il G8 del 2001. Il blitz degli uomini dello Stato, delle forze dell’ordine, avvenne nella notte tra il 21 e 22 luglio di undici anni fa. Poliziotti in assetto da guerra, entrarono nella scuola dove alloggiavano i manifestanti, abusando del loro potere. Uomini e donne vennero brutalmente feriti con fratture alle mani, al cranio, alle costole. Un vero e proprio inferno quella notte, una ‘macelleria sociale’. Sangue, urla e pestaggi.

Il giorno prima, in piazza Alimonda, venne ucciso da un carabiniere Carlo Giuliani. Il giorno dopo l’irruzione, l’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dichiarò alle telecamere: “ho avuto questa mattina una telefonata del Ministro degli Interni, che mi ha rappresentato il ritrovamento di armi improprie all’interno del Genova Social Forum e la individuazione di 60 persone appartenenti alle squadre violente che si erano occultate, a dire del Ministro, con la connivenza degli esponenti del Genova Social Forum”. A seguire una strana conferenza stampa organizzata dalla Polizia di Stato dove i giornalisti, senza fare domande, dovettero ascoltare la lettura di un comunicato: “Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani, in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite. In vari locali dello stabile sono stati sequestrati armi, oggetti da offesa ed altro materiale che ricollegano il gruppo dei giovani in questione ai disordini e alle violenze scatenate dai Black Bloc a Genova nei giorni 20 e 21. Tutti i 92 giovani sono stati tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. All’atto dell’irruzione uno degli occupanti ha colpito con un coltello un agente di Polizia che non ha riportato lesioni perché protetto da un corpetto. Tutti i feriti sono stati condotti per le cure in ospedali cittadini”. Una violentaperquisizione’ che si concluse con 93 arresti e 82 feriti con tre prognosi riservate. 

Ieri la sentenza della Corte di Cassazione. Con le condanne definitive per 25 poliziotti, con l’aggiunta dell’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. La sentenza colpisce anche alti funzionariFranco Gratteri, capo della direzione centrale anticrimine; GilbertoCaldarozzi, capo del servizio centrale operativo e Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi (il vecchio Sisde). Tutti condannati per falso aggravato. Su twitter la deputata del Pdl, Jole Santelli, ha scritto: “Mi vergogno di essere italiana. Mi vergogno di una magistratura che condanna i migliori uomini dello Stato. Sentenza politica e pilotata”. Per il capo della Polizia, Manganelli: “è il momento delle scuse”.

Abbiamo sentito Vittorio Agnoletto, portavoce del Genova Social Forum 2001, che subito dopo la sentenza della Cassazione ha affermato: “oggi abbiamo ricevuto una lezione di democrazia e di diritto”. Chiedendo le dimissioni dell’ex Capo della Polizia, Gianni DeGennaro “responsabile etico e morale”. Oggi sottosegretario con delega ai servizi segreti. Il processo condanna in modo definitivo i numeri due, tre e quattro della Polizia. Queste persone da chi dipendevano? A chi rendevano conto? Al numero uno, al capo della Polizia.Che non era coinvolto in questo processo, anche perché materialmente in quei giorni non stava a Genova. Ma aveva la responsabilità di tutto quello che accadeva, di tutta la gestione dell’ordine pubblico. E’ possibile ritenere che tutti abbiano agito all’insaputa o, addirittura, contro i desideri del numero uno? Credo che sia naturale che anche Gianni De Gennarodebba dare le dimissioni. Credo che dovrebbe essere un atto dovuto e un atto di cui dovrebbe sentire l’esigenza etica e professionale lo stesso De Gennaro. Ho molti dubbi che il mondo politico che lo ha nominato sottosegretario osi chiederne le dimissioni”.

Lei ha rivolto un appello anche al Presidente della Repubblica.

Ritengo che sia un dovere che il Presidente Napolitano, che rappresenta l’insieme di questo Paese, faccia l’ atto di chiedere scusa a nome delle Istituzioni ai cittadini che sono stati picchiati alla Diaz e a Bolzaneto, per le violenze che hanno subito ad opera dei rappresentanti delle Istituzioni. E che chieda scusa all’insieme dei cittadini italiani per quello che non hanno fatto in tutti questi anni le Istituzioni per aiutare la ricerca della verità.

Nel suo libro ‘L’eclisse della democrazia’ si fa riferimento alla tortura. In Italia ancora non esiste questo tipo di reato.

Questo è un gravissimo scandalo per cui l’Italia è stata richiamata da tutte le Istituzioni internazionali e dopo quasi trent’anni dalla firma della Convenzione Internazionale l’Italia aveva il compito e il dovere di fare una legge, che non ha mai voluto fare. E non la farà nemmeno questo Governo. L’assenza del reato di tortura ha già inciso molto sul processo d’appello di Bolzaneto ed è destinata ad incidere molto anche sulla sentenza della Cassazione, per Bolzaneto, che arriverà tra oltre un anno. Dietro le resistenze della politica a fare una legge sul reato di tortura c’è una convinzione molto sbagliata. E cioè che le forze dell’ordine siano al di sopra della legge. E’ un reato previsto in tutti i Paesi civili.

Lei, subito dopo la sentenza della Cassazione, ha parlato di “lezione di democrazia e di diritto“.

Credo che la sentenza di ieri sia stata veramente una lezione di democrazia e di diritto. I cinque magistrati della Cassazione si sono trovati ad agire in una condizione pesantissima, che andava oltre il loro ruolo istituzionale. Sono stati caricati di una responsabilità che non era loro. Grandi media nei giorni precedenti la sentenza hanno continuato ad insistere che un eventuale conferma della condanna avrebbe portato alla decapitazione di importanti Istituzioni italiane, perché sarebbero stati obbligati a dimettersi persone che ricoprono ruoli importantissimi nella Polizia italiana. Questa non è una responsabilità che può essere scaricata sui magistrati. I magistrati non hanno colpa se chi ha commesso un reato ricopre ruoli importanti nello Stato. La responsabilità grossa è della politica, che in questi undici anni non ha fatto nulla. Anzi ha promosso tutti coloro che venivano condannati dai magistrati. Questi magistrati hanno dimostrato che la legge è uguale per tutti.

Undici anni dopo Genova, qual è la sua lettura storica?

Dovremo ricordare che il movimento di Genova veniva da Portalegre, sei mesi prima c’era stata la prima edizione del Forum Sociale Mondiale dove i movimenti di tutto il mondo si erano dati appuntamento in Brasile per parlare, discutere e progettare un mondo completamente diverso. Questo movimento in pochissimi mesi si diffuse in tutto il mondo. La repressione di Genova è attuata e praticata dalle forze dell’ordine e dai politici italiani, ma la decisione della repressione nasce a livello internazionale per stroncare questo movimento. Non possiamo dimenticarci che prima di Genova c’era stata Napoli, prima di Napoli c’era stata Goteborg e prima di Goteborg c’era stata Praga. Una decisione presa a livello internazionale per cercare di fermare la crescita di un movimento che si diffondeva, come poi è avvenuto, in tutto il mondo. E che aveva ragione. La realtà che viviamo oggi, la crisi economica e sociale che viviamo oggi è esattamente la conseguenza di quello che noi avevamo previsto undici anni fa. Quando nessuno ci ha dato ragione.

Un esempio?

In questi giorni i capi di Stato discutono se trovare il modo per applicare una tobin tax, che era quello che esattamente chiedevamo nel 2001. Abbiamo raccolto 150mila firme in Italia e nessuno ci ha preso in considerazione.

Lei crede che ci siano stati errori, responsabilità, leggerezze da parte del Movimento NoGlobal?

Se si parla delle giornate di Genova, il Movimento non ha nulla da rimproverarsi. Ci siamocomportati in un modo assolutamente trasparente. Eravamo convinti che il diritto a manifestare dovesse essere tutelato dalla Polizia. Come potevamo immaginare, per esempio, che potessero arrivare a Genova i black bloc a sfasciare tutto nell’indifferenza più totale delle forze dell’ordine, anzi nella tutela delle forze dell’ordine che li hanno lasciati sfasciare. Non potevamo prevedere simili atteggiamenti.

E in questi undici anni?

Abbiamo fatto due errori di tipo politico. Il non capire che la nostra unità era il più grande bene comune che avevamo. La forza di Genova era il fatto che insieme si sono mosse 1600 organizzazioni, di cui 900 italiane. Dopo Genova si è tornati ad agire ognuno per conto suo. Un grande errore. La seconda questione, quando c’è stato il governo Prodi, il delegare alla politica la speranza di un cambiamento. E la politica si è dimostrata incapace totalmente di qualunque cambiamento.

Come è cambiato il movimento in questi anni?

Il movimento di cui parliamo è un movimento mondiale. A livello globale il movimento ha fatto passi da gigante. Ha contribuito fortemente a cambiare profondamente la realtà di un intero continente, come l’America Latina. In Africa i movimenti sono riusciti a bloccare un accordo commerciale proposto dall’Unione Europea che avrebbe distrutto l’economia agricola africana. Ha cambiato le cose in India, in Asia. Abbiamo molte più difficoltà in Europa, questo però era naturale, per la repressione fortissima che c’è stata allora e poi perché in questa società gli apparati mediatici, culturali sono fortemente controllati dai poteri delle grandi multinazionali, dalle grandi concentrazioni economiche e finanziarie. Però abbiamo raggiunto degli obiettivi importanti. Non dimentichiamoci un anno fa i referendum per mantenere pubblica l’acqua. E’ a Genova che nasce il concetto di bene comune. E a Genova che per la prima volta si parla di acqua come bene comune.

Come è cambiata la società in questi anni?

La società italiana ha vissuto dieci anni narcotizzata. Oggi di fronte a una crisi economicapesantissima e gli indici di povertà che aumentano enormemente la società italiana, molto lentamente, forse si sta risvegliando. Ma il percorso sarà molto lungo. Abbiamo perso, prima che sul piano politico, sul piano culturale. E recuperare sul piano culturale richiede tempi lunghi.

da L’INDRO.IT di venerdì 6 Luglio 2012, ore 19:25

http://lindro.it/Diaz-Agnoletto-Napolitano-si-scusi,9420

DOVE ARRIVERÀ IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Intervista ad Alberto Di Majo, autore del libro ‘Grillo for President’

DOVE ARRIVERÀ IL MOVIMENTO 5 STELLE?

Inizialmente sottovalutato (“Sul ’boom’ Napolitano ha preso una svista”), oggi fa paura ai “partiti che faranno una legge elettorale che li penalizzerà”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Non siamo un partito, non siamo una casta: siamo cittadini punto e basta”. Questo è il motto dei grillini, dei simpatizzanti del Movimento di Beppe Grillo. Che stanno cominciando a fare sul serio. Che si stanno imponendo, soprattutto, per la mediocrità dimostrata dai politici italiani. Dal sistema dei partiti, ormai, alla deriva. Gli italiani stanno cominciando a dare fiducia a questi giovani, che hanno voglia di cambiare la politica italiana. Di innovarla. Oggi rappresentano la novità e l’alternativa alle vecchie classi dirigenti. I sondaggi sono dalla loro parte e i numeri sono destinati a crescere. Ma dove potranno arrivare? Molti sostengono che la scalata non dipende solo da loro, ma dalla cecità di chi, negli ultimi venti anni, non ha pensato al bene del Paese. Ma esclusivamente a quello personale. La seconda Repubblica non ha portato nessuna novità. Da Tangentopoli non è cambiato nulla. I partiti hanno continuato la loro opera di autodistruzione. 

Pochi hanno compreso in pieno la forza di questo Movimento. La rete ha preso il sopravvento e l’avanzata di Grillo è stata inesorabile. Il suo blog, in pochi anni, è entrato nelle classifiche mondiali. Poi il Meetup, la piattaforma che ha permesso ai cittadini di utilizzare al meglio la rete, per fare rete. Era il 2005. Dopo pochi anni il primo V-Day (per un parlamento pulito) e il secondo V-Day (per un’informazione libera). Ma niente. La politica non si è accorta del nuovo fenomeno. Gli organi di informazione hanno snobbato il fiume di persone riversate nelle piazze italiane. Loro hanno continuato la loro opera. Poi sono arrivate le elezioni comunali sponsorizzate da Grillo. Nel 2009 è nato il Movimento 5 Stelle.Oggi si è arrivati al ‘boom’ di consensi che il presidente della Repubblica Napolitano ha cercato di bollare come demagogia. Una demagogia che ha portato all’elezione di consiglieri regionali e poi dei sindaci.

Ora la classe dirigente teme il Movimento 5 Stelle, ma non ha gli strumenti per contrastare l’ascesa. La gente non sopporta più la politica e i tanti soldi pubblici (utilizzati per scopi privati) che gravitano intorno al sistema dei partiti. Gli eletti del Movimento si sono tagliati lo stipendio dell’80% e rifiutano i rimborsi elettorali. E’ populismo? Come definire allora i partiti politici che non sanno rinunciare nemmeno al rimborso elettorale (una vera e propria truffa ai danni degli italiani)? Il Movimento oggi è una realtà. Può ‘scassare’ ancora di più e disintegrare questo vecchio sistema politico. Ma che cos’è, da dove viene e cosa vuole veramente il Movimento 5 Stelle? Lo abbiamo chiesto all’autore del libro ‘Grillo forPresident’, Alberto Di Majo, giornalista de ’Il Tempo’. “Il Movimento 5 Stelle, in modo sbagliato, viene ritenuto come un movimento di protesta. Come un movimento che vorrebbe cacciare questa classe politica, che vorrebbe tagliare i privilegi, che vorrebbe tagliare i rimborsi elettorali e tutte le altre cose che hanno i nostri parlamentari. Il Movimento 5 Stelle è questo, ma è anche tanto altro”.

Facciamo degli esempi.

Il Movimento 5 Stelle è quello dei rifiuti zero, delle strategie contro l’inquinamento. Tutti i progetti di salvaguardia dei centri storici. E’ anche quello che si oppone alle grandi opere. E’ soprattutto un non partito, che vorrebbe impostare il rapporto tra politica e cittadini a una maggiore partecipazione dei cittadini alle scelte. Per questo sono per referendum senza quorum, usano il web. Loro dicono: “ognuno vale uno“, che è la regola del web. Sul webognuno vale uno. Loro puntano molto sul web e sulla costruzione di strumenti di democrazia diretta per andare in controtendenza rispetto a quello che fanno i politici. Che ricevono, che prendono una delega in bianco. E fanno quello che vogliono, anche contro le decisioni dei cittadini. Basta vedere che fine fanno i referendum votati dai cittadini.

A chi fa più paura questo Movimento?

Fa paura a tutti i politici tradizionali, a tutti i partiti tradizionali. A tutti quelli che in questi venti anni non hanno saputo autoriformarsi, non hanno saputo avere un rapporto sano con la società civile. Fanno paura ai partiti, che dopo il fallimento del governo Berlusconi, dovranno presentarsi alle elezioni politiche per chiedere il voto senza aver avuto risultati. Ho la netta impressione che il Movimento 5 Stelle, che adesso i sondaggi danno intorno al 20%, è destinato a crescere. Anche con la vicenda delle nomine Rai, i partiti, ancora una volta dimostrano di non aver capito che bisogna cambiare registro.

Come è possibile interpretare l’affermazione di Napolitano dopo le amministrative: “non ho sentito il boom“?

E’ stata una svista del Presidente. Secondo me ha avuto un ruolo fondamentale, ma quel commento sul risultato alle elezioni amministrative è stato infelice. Il Movimento ha conquistato quattro città, tra cui Parma, ha avuto percentuali molto alte in tantissime città. Almeno del centro nord. Minimizzare il risultato perché Napolitano ritiene che Grillo incarni l’antipolitica e sia un demagogo, lo ha detto e ripetuto, è stata una svista. In questo caso ha ragione Grillo quando si è arrabbiato e ha detto: “il Presidente della Repubblica non può offendere tutte le persone che ci hanno votato“. Quella frase è sembrata fuori luogo.

Nel resto d’Europa, soprattutto in Francia e in Grecia, è aumentato il consenso dei movimenti di estrema destra. In Italia, Grillo e il suo Movimento che vuoto stanno riempiendo?

Il vuoto lasciato dai partiti che non riescono più a parlare ai cittadini e a rappresentare i cittadini.

Senza questo Movimento chi avrebbe riempito questo vuoto?

Probabilmente le stesse forze xenofobe e estremiste che stanno vincendo in Europa. Il Movimento ha evitato l’avanzare di forze nazionaliste o, comunque, di forze politiche poco equilibrate. Mi sembra evidente.

E le polemiche che girano intorno a Casaleggio?

Casaleggio è un esperto di web, di marketing, è il co-fondatore del Movimento. E’ un uomo che sta dietro le quinte, che non ama le interviste. Un uomo che si occupa di strategie di comunicazione. E’ visto da alcuni come il ’deus ex machina’ del Movimento. Quello che regge i fili anche di Grillo. In realtà credo che Grillo e Casaleggio abbiano inventato un altro modo di fare politica e credo che siano leggende metropolitane quelle che vogliono che Casaleggiosia un massone, piuttosto che sia il vero padrone del Movimento. Qualche disputa sulla democrazia interna al Movimento c’è stata, ci sono state alcune espulsioni. Qualche atto poco democratico c’è stato, però sfido a guardare cosa succede nei partiti: nel Pd, nel Pdl, nella Lega.

Dove può arrivare il Movimento di Grillo?

Sembrava impossibile che potesse conquistare il Comune di Parma. E poi invece è successo. Ha vinto a Parma, ha vinto a Sarego, ha vinto a Comacchio e ha vinto a Mira. Credo che possa arrivare in alto. Bisogna anche vedere con che legge elettorale si voterà e credo che su questo i partiti saranno molto attenti. Credo che faranno una legge elettorale che alla finepenalizzerà il Movimento 5 Stelle.

Grillo continuerà a fare il comico o lo vedremo impegnato direttamente in politica, nelle Istituzioni?

Non credo che Grillo si candiderà. Lui l’ha sempre escluso e, tra l’altro, Grillo è pregiudicato. Non può candidarsi secondo le regole del suo Movimento. Lui è pregiudicato per una storia degli anni ’80, per un incidente stradale. Ma comunque non ha alcuna intenzione di candidarsi. Penso che rimarrà a fare il megafono del Movimento 5 Stelle.

da L’INDRO.IT di giovedì 5 Luglio 2012, ore 19:29

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ICR: ‘RICONSEGNIAMO IL DIRITTO DIVOTO’

E’ partita l’iniziativa di protesta di Imprese che resistono rivolta a Napolitano

ICR: ‘RICONSEGNIAMO IL DIRITTO DI VOTO’

Laura Costato, coordinatrice Lombardia: “chiediamo una grossa pulizia e un parlamento che ci rappresenti”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

“Spettabile Presidente della Repubblica, On. Giorgio Napolitano, Le consegno in custodia il mio diritto al voto sancito dalla Costituzione Italiana, nell’attesa che Lei prenda provvedimenti finalizzati a ricostituire un parlamento degno di rappresentare il cittadino italiano, dato che con il mio gesto sono a comunicarLe di non essere più rappresentato da coloro che attualmente lo occupano”.

Questo il testo preparato da Imprese che resistono (ICR), il movimento no profit apartitico e spontaneo nato nel 2009, per comunicare a Napolitano “che gli attuali partiti presenti in Parlamento non rappresentano più il cittadino italiano, avendo fallito nel mandato loroaffidatogli dal popolo”. Non è un buon periodo per la classe dirigente italiana e per il sistema dei partiti. I sondaggi indicano chiaramente che i cittadini non ne vogliono più sapere di una politica, impegnata ogni giorno a difendersi da varie e gravi accuse. La crisi mondiale, gli scandali e l’incapacità di governare hanno accelerato la resa dei conti. “Riconsegniamo il certificato elettorale scrivono da ICR “il voto è un diritto inalienabile del cittadino, sancito dalla Costituzione. E’ diritto del cittadino avere una rappresentanza degna del mandato in Parlamento”.

Anche la legge elettorale, definita dagli stessi autori come una ‘porcata’, ha contribuito sensibilmente ad allargare la voragine tra i cittadini e la politica. Chi rappresenta dunque oggi il Paese? Dov’è finito il mandato popolare? “Affideremo – si legge nella nota di ICR – in custodia il nostro titolo di voto al Presidente, autorizzandolo e affidandogli il compito didestituire a tutti gli effetti gli attuali partiti politici”. Lo stesso Napolitano che ha scelto e nominato senatore a vita Monti, l’attuale Capo del Governo.

Abbiamo contattato Laura Costato, coordinatrice ICR per la Lombardia per capire meglio l’iniziativa di protesta che, come ci ha ripetuto, non ha come obiettivo l’astensione dal voto:non ci sentiamo più rappresentati dal sistema partitico attuale, dalla politica attuale. Consideriamo la partitocrazia fallita e riteniamo che il Parlamento in questo momento sia del tutto inutile”.

Ma qual è l’idea di ICR? “La nostra idea di fondo è quella di scuotere da subito il mondo della politica, facendo capire che tutte le percentuali e le statistiche che stanno uscendo circa la non voglia del cittadino italiano di andare a votare sono dati reali e tangibili da subito, senza aspettare di arrivare al 2013”.

Il movimento ha le idee chiare: “non è più il tempo del lamento, è il tempo dell’azione individuale”. Ognuno può inviare, con una raccomandata, l’appello al Presidente della Repubblica (sul sito imprese che resistono.org è possibile trovare il testo da compilare con i propri dati). “Quest’idea che serve ad informare – ha spiegato Laura Costato – Napolitano del sentimento comune dei cittadini di non sentirsi più rappresentati e chiedere, nell’insieme, di mettere mano a questa situazione in modo che si possa andare a delle elezioni, dove i cittadini possono scegliersi il proprio rappresentante liberamente. Non è un’istigazione all’astensionismo. Se si andrà alle elezioni con l’attuale classe politica e con questa partitocrazia si farà certificare al seggio che non si vota, certificando che non si vota perché non vogliamo dare il voto a nessuno di questi partiti perché non ci sentiamo rappresentati dagli stessi.

La coordinatrice della Lombardia di ICR parla di un nuovo orizzonte politico “che non sia questo”. E’ antipolitica? L’antipolitica, sostiene, è stata rappresentata, in questi ultimi anni, da coloro che non hanno pensato alla cosa pubblica, ma a quella privata. In questo periodo di crisi, dove molte famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, dove i lavoratori si vedono scippare i propri diritti, non è passato sotto silenzio l’atteggiamento di chi, impunemente, ha continuato ad utilizzare i soldi della collettività (camuffati in falsi rimborsi elettorali) per i propri bisogni“Siamo dell’idea che pur essendo nei partiti degli elementi validi, in questo momento, non siamo in grado di scegliere e con questa legge elettorale non si fa altro che mantenere privilegi e poteri di una classe politica che non è in grado di amministrare il Paese. Ha fallito clamorosamente”.

Il giudizio di ICR Lombardia è valido anche per il governo presieduto da Mario Monti? “Nel momento in cui è arrivato ha avuto l’appoggio incondizionato della maggior parte della popolazione, ma obiettivamente ci si aspettava di più, non solo sul fronte estero. Le rendite di posizione rimangono le stesse, i conflitti di interesse rimangono gli stessi e vengono toccati ancora una volta i lavoratori e i pensionati. E non vengono toccate le lobby e i grandi interessi che ci sono a monte dello sfacelo italiano”.

In che Paese viviamo, quindi? “In un Paese normale questa classe politica doveva essere destituita dall’incarico e rimettere il mandato per manifesta incapacità. Invece in questo Paese ci ritroviamo con un governo tecnico, che è ancora molto, molto lontano dalla realtà del Paese.In un Paese dove il lavoro non c’è mi sembra assurdo che si parli della riforma del lavoro. Questo scollamento si continua ad avvertire e forse, in un momento in cui molti italiani hanno sperato nel cambio di conduzione del Paese, diventa ancora più pesante con l’aumento delle tasse”. I fallimenti, le perdite di occupazione, gli espropri ed i suicidi rappresentano, per ICR, un vero e proprio “bollettino di guerrache viene puntualmente ignorato – o peggio strumentalizzato a fini puramente propagandistici da parte della politica degli scandali e degli sprechi, che oggi rappresenta il lato peggiore del Paese”.

La proposta vuol scuotere le coscienze, per riattivare la perduta partecipazione popolare, e raggiungere il Capo dello Stato, che non può continuare a far finta di nulla. “La nostra forma di protesta – ha concluso Laura Costato  vuol far arrivare un messaggio ben chiaro e spero che da qui a pochi giorni le risposte vengano in maggior numero. Girando molto per i socialnetwork si vedono una serie di movimenti, raccolte firme. Cerchiamo di cavalcarequest’onda per convogliare il malcontento su un’unica forma di protesta. Il dissenso è esteso e mira alla destituzione di questa classe politica. Chiediamo una grossa pulizia”.

L’Indro.it di martedì 24 Aprile 2012, ore 19:15

http://www.lindro.it/ICR-Riconsegniamo-il-diritto-di,8118#.T6UkIOg9X3Q

NO TAV, ‘IL GOVERNO NON CONOSCE LA SITUAZIONE’

Il leader dei sindaci valligiani Sandro Plano sul documento presentato dal Governo

No Tav, ’il governo non conosce la situazione’

“Le dimostrazioni coinvolgono migliaia di persone. La classe politica attuale è la peggiore che la Repubblica italiana abbia mai espresso”

di Paolo De Chiara (dechiarapaolo@gmail.com)

Ci sono molti dubbi sulla strategicità dell’opera, soprattutto in un momento di crisi finanziaria e di bilancio”. Queste le parole utilizzate dal leader dei sindaci No Tav, Sandro Plano, Presidente della Comunità Montana Valle Susa e Val Sangone. Lo abbiamo contattato per commentare con lui il dossier sulla Tav preparato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quattordici risposte per spiegare l’opera. Nel documento del Governo si affrontano varie questioni: dal costo dell’opera alle ragioni strategiche, dalla concertazione ai vantaggi sino alla sostenibilità ambientale. “Pura propaganda” per Sandro Plano. Gli abitanti di quella zona non vogliono i dossier preconfezionati dal Governo, ma cercano un serio confronto. “Il governo non ha il polso della situazione. Le dimostrazioni coinvolgono migliaia di persone”.

Una protesta che va avanti da diversi anni. Come giudicate il comportamento del Governo Monti?

Credo che debbano ancora lavorare su molti dossier, che vanno dalla questione lavoro alla Fiat. Temi importantissimi per il nostro Paese. Personalmente non sono convinto di avere la ragione dalla mia parte, ma quelle del Governo sono esagerazioni di chi vuole evidenziare gli aspetti positivi della faccenda e non vuole mettere in luce tutto il resto.

Come giudica la presa di posizione pro-Tav del Presidente della Repubblica?

Mi dispiace che abbia assunto questa posizione. Lui dice “non mi compete perché è una decisione presa dal Governo“, ma io ribatto che anche il Ponte sullo Stretto era una decisione che spettava al Governo. Anche il nucleare era una decisione presa dal Governo Berlusconi e poistoppata dal referendum. Molte volte i Governi prendono le decisioni e poi, alla luce dei fatti, denunciano la scarsità d’informazione o la poca presa sull’elettorato.

Soffermiamoci sulla concertazione. Si legge nel documento che “c’è stata attenzione alle richieste del territorio. Lo dimostra il fatto che l’opera sia stata riprogettata…”.

I tentativi di modificarla non si basano sulle istanze del territorio, perché noi non abbiamo mai chiesto quell’opera così com’è poi venuta fuori. Non è corretto dire che la linea è stata modificata sulle nostre richieste. Noi abbiamo sempre detto che questa linea presentava delle criticità strutturali, nel senso che non c’era la necessità di farla. L’Osservatorio, dopo 183 riunioni, non ha conservato un bel nulla. Non c’è una delibera di approvazione di alcunché. E’ stata una variante unilaterale del progetto e non una reale concertazione.

Per quanto riguarda l’Osservatorio, nel documento della Presidenza del Consiglio dei Ministri è scritto che “ha tenuto 183 sessioni di lavoro, 300 audizioni, 10 gruppi di lavoro per ulteriori 30 sessioni di confronto”.

Dopo le prime venti, trenta riunioni è emersa chiaramente la cifra che invalidava tutto il resto del discorso. Ci troviamo di fronte al tentativo di produrre degli elementi per convincere la Valle su un’opera che, era evidente almeno da parte nostra, non è supportata da alcuna impostazione tecnica.

Lo scrittore Mauro Corona ha definito l’opera ’uno stupro’. Lei concorda?

’Stupro’ è una parola forte e io per mia natura non uso termini forti. Diciamo che è una cicatrice.

Un progetto preliminare che rappresenta il primo esempio nella storia italiana di progettazione partecipata e discussa di una grande infrastruttura”. Condivide le parole contenute nel dossier governativo?

Sono termini che noi riteniamo propagandistici.

Il prossimo CIPE stanzierà 20milioni di euro, che rappresentano la prima tranche di 300, e ne sono previsti 135 per opere compensative per il territorio”. Il Governo parla di “attenzione nei confronti delle comunità locali coinvolte nel progetto”. Non vi accontentate?

Se noi diciamo che l’opera non serve non è una compensazione che può far cambiare idea. Si continua con l’effetto annuncio, che era prerogativa anche del Governo precedente.

Affrontiamo il discorso ambientale. Per il Governo “il progetto non genera danni ambientali diretti e indiretti e l’impatto è assolutamente sostenibile”.

Lei provi a vivere per vent’anni con i muratori in casa e poi mi dirà se è felice di questa situazione.

Vengono sconfessati anche i pericoli relativi all’uranio (“tutte le misure risultano al di sotto delle soglie di legge”) e all’amianto (“le rocce possono avere una presenza sporadica con una quantità massima stimata intorno al 15%”).

Mi sembrano delle affermazioni un po’ categoriche. Poi tutto si risolve, perché si può portare via con i vagoni di piombo oppure facendo gallerie per sotterrare l’amianto, però siamo sempre lì. Questi processi sono costosissimi, abbiamo già altre esperienze sempre in Val di Susa.

Sull’utilità dell’opera sono state usate queste espressioni: “investimento strategico per il futuro del Paese”, “maggiore competitività”, “abbattimento delle distanze”, “prospettive di sviluppo”. Lei cosa risponde?

Rispondo con la definizione di Marchionne: “il mercato europeo dell’auto è saturo, cerchiamo nuovi mercati in America” Se Marchionne, che è il ’dominus’ dell’economia automobilistica italiana, dà delle linee di indirizzo che sono così diverse da quelle del mercato europeo credo che in qualche modo dovremo pensare ai porti e non ai valichi alpini.

E la politica italiana come sta affrontando il tema della Tav?

Ho visto una trasmissione televisiva dove intervistavano i nostri parlamentari e il risultato è stato desolante. La maggior parte di questi non sapeva nulla, per carità. Il documento del Governo non mi sembra un’analisi tecnica, ma un enunciato propagandistico dove non si evidenzia nessun elemento di criticità.

Dietro gli interessi forti ci sono anche gli interessi della criminalità organizzata?

Nutro sempre speranza nei confronti della politica, per poi magari ricevere duri colpi dopo vicende come quelle recenti. Qui c’è una contrapposizione di interessi forti tra chi deve fare l’opera e chi la deve subire. E’ ovvio che ci sono persone che hanno tutto da guadagnare e noi siamo quelli che hanno tutto da perdere.

Tra gli interessi forti ci sono interessi direttamente collegati alla politica, come le Cooperative che stanno effettuando dei lavori nella zona.

Gli interessi forti possono anche essere legittimi. Non stiamo criminalizzando… Io non parlo se non ho la ragionevole certezza di quello che dico. A me risulta che siano state fatte delle gare, che sia stata data un’interpretazione molto liberale di queste gare. Ogni volta che si parla di grandi cifre si scatenano interessi legittimi, altri meno legittimi. La preoccupazione c’è, ma ci sono gli strumenti per controllare.

Come continuerete questa battaglia?

Siamo convinti di quello che diciamo e rispettiamo il ruolo della democrazia. Riteniamo che certe volte la democrazia possa fare degli errori, ma li accettiamo. Per quanto riguarda noi amministratori ci opporremo come ci permette la legge. Però non possiamo dimenticare che la classe politica attuale è la peggiore che abbia mai espresso la Repubblica italiana. Noi siamo preoccupati perché le tensioni sono molto forti e se non viene gestita con intelligenza dalla politica ci possono essere delle ripercussioni serie.

Che intende?

Mi riferisco ai disordini, ai blocchi, ai ferimenti. Per poco non c’è scappato il morto e visto che siamo persone responsabili cerchiamo di incanalare questa protesta in modalità accettabili.

da L’Indro.it di venerdì 9 Marzo 2012, ore 19:42

http://lindro.it/No-Tav-il-governo-non-ha-il-polso,7162#.T1zd5nnwlB0