«Scelte sconsiderate da parte della politica molisana»

SANITA’ in Molise. L’INTERVISTA al segretario regionale dell’Anaao Assomed Molise. Parla Massimo Peccianti: «L’ospedale specifico per il Covid è una scelta che hanno fatto tutte le regioni d’Italia, cominciando dal vicino Abruzzo, dove ogni Asl ha realizzato il suo ospedale Covid. Noi, unici in Italia, non abbiamo fatto questa scelta. O noi siamo i più intelligenti del mondo oppure gli altri sono i più cretini. O viceversa.»

«Scelte sconsiderate da parte della politica molisana»
Massimo Peccianti, segretario regionale Anaao (ph TgR Molise)

di Paolo De Chiara, WordNews.it

«La situazione generale è quella che deriva da tutti gli anni di commissariamento. È chiaro che dopo tanti anni c’è stato un depauperamento degli organici, delle strutture e la riduzione solo ai fini economici, che poi economici non sono stati».

Continua il nostro viaggio nei mali della sanità regionale. Un settore messo in ginocchio da anni di malagestione politica, impegnata a distruggere il settore pubblico.

Questa volta abbiamo incontrato e ascoltato il segretario regionale dell’Anaao Assomed (il sindacato dei medici e dirigenti ospedalieri), Massimo Peccianti.

«Il nostro deficit non mi pare che sia molto migliorato, nonostante i tagli lineari a tutta la sanità regionale. Alcune cose sono state devolute alla sanità convenzionale che, ovviamente, non è un mostro. Serve anche quella, per carità. Non è una cosa cattiva, però sono i ruoli che non vanno bene. Dovrebbe essere il privato a integrare per alcune cose quello che si considera il sistema pubblico. Cosa che in Molise non accade.»

Facciamo un esempio?

«Un po’ di anni fa avevamo una neurochirurgia al Cardarelli (ospedale pubblico di Campobasso, ndr) che funzionava benissimo, che faceva di tutto con gente in gamba. Di punto in bianco, per i vari piani regionali, è stata chiusa e mandata, esternalizzata, alla Neuromed di Pozzilli. Anche la cardiochirurgia è stata esternalizzata, come la radioterapia. Mandata alla ex Cattolica, ora diventata Gemelli spa. Lo trovo incredibile. Un sistema che funzionava bene è diventato un sistema che funziona male.»

Ed oggi cosa sta succedendo?

«Arrivando velocemente ad oggi abbiamo avuto l’emergenza Covid che, naturalmente, ci ha trovati già in una situazione di emergenza per gli altri motivi. Tutti i problemi, ovviamente, si sono acuiti. Anche tanto, perché all’inizio della pandemia eravamo tutti, in tutta Italia, impreparatissimi. Alcune cose potevano essere recepite in un certo modo.»

Come l’ospedale misto?

«Questa logica poteva andare bene quando, rispetto all’Italia, avevamo poco e niente. Eravamo la regione fortunata, l’isola felice. Nessuno però ha fatto quella previsione che invece tutti hanno fatto. E quando il peggioramento è arrivato ci ha trovati con le strutture poco adatte per una pandemia. Una recettività modesta che poteva anche essere adatta ad un ospedale misto. Le cose sono andate avanti, sono peggiorate. Ci vorrà una recettività maggiore per tutte le specialità.»

Tutto questo cosa comporta?

«Che ci siamo trovati impreparati, che abbiamo avuto poca possibilità di accontentare l’utenza. Siamo arrivati in una situazione in cui, avendo rifiutato il discorso di Larino ospedale Covid a priori già dall’inizio di luglio, quando era molto più semplice trovare le attrezzature e il personale, poco è stato fatto. Ci si è basati sul solito ospedale misto. In realtà qualcosa si capiva che non andava bene. Da un ospedale misto siamo arrivati a tre.»

Lei questa scelta come la definisce?

«Se vogliamo essere buoni possiamo dire che è una scelta miope.»

Da parte di chi? Della politica, del commissario o della dirigenza?

«La scelta miope, ovviamente, è quella della politica.»

E il commissario Giustini?

«Bisogna riconoscere che nella sua ristretta visione di una prospettiva lunga della sanità, comunque, aveva pensato a Larino. Nel giugno aveva mandato avanti il primo progetto su Larino. Questo progetto poi, a sua insaputa, è stato sostituito prima dell’approvazione con il progetto ospedale misto. Evito alcune considerazioni che potrebbero ledere l’onorabilità di molte persone.»

Volendo essere cattivi?

«Scelte assolutamente sconsiderate. Mi fermo qui, ma capiamo bene che ci sono altre cose sotto. Non possiamo dimostrare nulla quindi non possiamo dire nulla. L’ospedale specifico per il Covid è una scelta che hanno fatto tutte le regioni d’Italia, cominciando dal vicino Abruzzo, dove ogni Asl ha realizzato il suo ospedale Covid. Noi, unici in Italia, non abbiamo fatto questa scelta. O noi siamo i più intelligenti del mondo oppure gli altri sono i più cretini. O viceversa.»

Ma chi ha cambiato il piano di Giustini?

«Il sottocommissario, la politica, altri poteri forti che noi abbiamo.»

Questo cambiamento cosa ha portato?

«Ha portato che anche Giustini si è adeguato e, quindi, anche lui ha la sua parte o il suo merito. Ma facciamo una considerazione…»

Prego…

«La scusa ufficiale è che riadattare Larino costa di più che non costruire la torre Covid. Soldi pubblici che richiederebbero una pubblicazione di queste scelte.»

Lei condivide questa “scusa ufficiale”?

«I conti veri non li conosco, come non li conosce nessuno. Se devo costruire una casa ad uso ufficio devo arredarla, metterci delle attrezzature e il personale. Sono tre cose. Se costruisco una torre Covid devo affrontare le spese per queste tre cose. Ma se uso l’ospedale di Larino la casa è già costruita e non possono dire che è inadatta perché è nata come ospedale. Le attrezzature sono obsolete? Può essere. Le attrezzature mancanti si comprano. Ma certo non dobbiamo comprare i letti, gli arredi. Non serve nemmeno comprare gli impianti perché già c’è tutto. Quindi bisogna metterci le attrezzature e il personale. Quindi come è possibile che è più economico costruire la torre Covid al Cardarelli, attrezzarla e metterci il personale piuttosto che attrezzare una costruzione già realizzata? All’uomo della strada questo sembra un discorso impossibile.»

Non c’è la volontà di aprire la struttura di Larino?

«Non c’è la volontà. Voglio anche dare una possibilità e dico che forse ci potrebbero essere dei conteggi validi, però non li conosciamo. Se fosse stata trattata con trasparenza questa situazione, come dovrebbe essere quando si utilizzano i soldi pubblici, oggi non ci sarebbero tutte queste polemiche. A noi sindacati non ci dicono molto, diverse cose le conosciamo attraverso i mezzi di informazione.»

È molto grave.

«Infatti. Lo abbiamo fatto presente e il direttore generale ci ha risposto in una videoconferenza che potevamo anche vederci il sito. La correttezza dei rapporti sindacali dice che ogni delibera deve essere mandata per conoscenza. Un modo per coinvolgere le persone e renderle consenzienti, più volenterose nel lavoro. Queste sono regole elementari che da noi non ci sono.»

Come si esce da questa situazione?

«Nell’emergenza bisogna fare le cose in maniera più veloce. Se ne esce in base alle necessità. Si programmano le cose a lungo tempo, ma tutto questo non si sta facendo.»                        

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Io ho denunciato in #calabria

LEGALITÀ, parla il magistrato Antonio Baudi.

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L’ex presidente della Corte d’Appello di Catanzaro ha partecipato alla presentazione del libro IO HO DENUNCIATO di Paolo De Chiara.

L’incontro è stato organizzato a Lamezia Terme il 27 gennaio 2020, con gli studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale.

Appalti e camorra, tutti rinviati a giudizio

Il processo romano ruota intorno ai lavori pubblici dati in appalto alla camorra, alle false certificazioni e al reato di attentato alla sicurezza dei trasporti.

di Paolo De Chiara

ROMA. È arrivato il rinvio a giudizio per tutti gli imputati del processo di Roma, partito grazie alle dichiarazioni del testimone di giustizia Gennaro Ciliberto. Tutti i capi di imputazione sono stati confermati dal Gup Attura, durante l’udienza di questa mattina. Nemmeno questa volta, nelle gabbie, si sono presentati i due esponenti della famiglia Vuolo, Mario e Pasquale, padre e figlio. Per la verità, nemmeno il loro legale si è fatto vedere. Il processo romano ruota intorno ai lavori pubblici dati in appalto alla camorra, alle false certificazioni e al reato di attentato alla sicurezza dei trasporti. Il Gup si è ritirato in camera di consiglio per ben due volte, per rispondere alle richieste degli avvocati degli imputati. In entrambi i casi, il giudice per l’udienza preliminare, ha bocciato la richiesta di improcedibilità, confermando i capi di imputazione e la costituzione delle parti civili. È stata ammessa, infatti, quella dello stesso testimone di giustizia, dell’Associazione Caponnetto,  dell’Associazione AssoConsumatori e di Autostrade. Anche se Ciliberto ha richiesto i danni, proprio, ad Autostrade e a Pavimental, perché i dirigenti erano funzionari delle due società. Quindi, dopo snervanti rinvii, è arrivato il rinvio a giudizio per Mario Vuolo, Pasquale Vuolo, Vittorio Giovannercole, Riccardo Scorsone, Gianni Marchi, Pasquino Stati, Vincenzo Esposito, Giuseppe Pace, Agostino Cafiero, Antonino De Angelis, Giuseppina Cardone. La prossima udienza è stata fissata per mercoledì 1 aprile 2020. «Dopo circa otto anni – ha affermato il testimone di giustizia Gennaro Ciliberto -, dopo migliaia e migliaia di pagine, dopo le attività investigative di varie Procure, per me, questa è già una vittoria. In veste di denunciante e testimone di giustizia vedo confermate tutte le mie denunce. Senza le stesse mai nessun procedimento penale sarebbe partito».

È raggiante il testimone. «Già dal 2011 svelavo alla DIA di Milano il modus operandi, definito dalle Procure, criminale. Come dei camorristi, con la compiacenza di funzionari collusi, riuscivano a lavorare in appalti pubblici, nonostante le condanne per mafia passate in Cassazione e con una interdittiva antimafia, che vedeva coinvolta la ditta dei Vuolo e che la stessa società Autostrade nè era stata messa a conoscenza dalla Prefettura di Napoli. Interdittiva confermata dal consiglio di Stato, che diceva l’ultima parola, certificando il collegamento tra l’azienda di Vuolo e il clan sanguinario dei D’Alessandro. Il mio rammarico è che, nonostante le denunce e gli accertamenti da parte della polizia giudiziaria, le ditte di Vuolo hanno continuato a lavorare in Autostrade, ricevendo anche un appalto presso il carcere di Larino. Anche in questo caso le mie denunce, che vanno sino al 2015, hanno evitato che questo gruppo continuasse ad eseguire lavori».

E continua, con una punta polemica nei confronti delle istituzioni: «Non capisco come si possa abbandonare un uomo come me, che ha rotto le uova nel paniere a criminali e corrotti, facendo sequestrare milioni di euro, che sarebbero finiti nelle casse della camorra. Vengo abbandonato nella fase processuale più delicata, poiché tutte le denunce dovranno essere confermate in aula, durante il contraddittorio. In quella sede troverò quindici avvocati ed io, testimone di giustizia, sarò solo. Senza neanche lo Stato al mio fianco. Quello Stato che parla tanto di giustizia, che parla tanto di revoca della concessione autostradale. Stranamente il ministero delle Infrastrutture, insieme alla Presidenza del Consiglio, non si è costituito parte civile in questo procedimento. Sono certo di avere dato tanto alla giustizia e allo Stato italiano. In cambio ho ricevuto la condanna a morte da parte della camorra che ha memoria e vendetta nei confronti di chi denuncia».

Ciliberto ha confermato la sua presenza per la prossima udienza. «Ci sarò il prossimo 1 aprile 2020 e come non sono mai mancato a nessuna udienza anche per la prossima sarò presente. In data odierna ho inviato l’ennesima mail al Presidente della Commissione Antimafia, senatore Morra, ma come da prassi lo stesso non risponde ad un testimone di giustizia che chiede solo di poter vedere crescere i propri figli per riuscire a dimostrare che la corruzione è il vero cancro che devasta la nostra Nazione». 

da WordNews.it

Link: https://www.wordnews.it/appalti-e-camorra-tutti-rinviati-a-giudizio

Buona lettura #IHD

GRAZIE di Cuore
Andrea


Buona lettura e buon Natale 🎄

MAFIE IN MOLISE #tuttimuti

#tuttimuti
“Nel circondario di Isernia sono domiciliati alcuni soggetti contigui al clan dei CASALESI ed ai MALLARDO. Il 23 febbraio 2017, uno dei figli del capo del clan SCHIAVONE, dopo un periodo di detenzione è stato sottoposto al regime degli arresti domiciliari a Macchia d’Isernia (IS), presso l’abitazione della convivente”.
#dia #relazioni
DIA, Ministero dell’Interno, relazione semestrale, volume secondo, dicembre 2018